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IL RESTO DEL CARLINO - Minotti "Cesena bello e cattivo"TUTTOmercatoWEB
© foto di Marco Rossi/TuttoCesena.it
lunedì 5 settembre 2011, 11:34Rassegna stampa
di Francesco Satanassi
per Tuttocesena.it
fonte il resto del carlino

IL RESTO DEL CARLINO - Minotti "Cesena bello e cattivo"

Da tre stagioni (non di fila) ‘disegna’, a braccetto con Campedelli, il Cesena e ha elaborato altrettanti mercati distanti anni luce uno dall’altro. In Prima Divisione con quello che restava della ‘matita’, la scorsa stagione al debutto in A con zero capitali e una moltitudine di obblighi verso tanti. Quest’anno con maggiore libertà, creatività, fedele al tecnico Giampaolo e a un’idea di gioco. Lorenzo Minotti, 41 anni, direttore tecnico bianconero, s’irrigidisce un po’ quando sente ovazioni e consensi diffusi per il nuovo Cesena.
Minotti, tifosi e addetti ai lavori vi lodano per il mercato. Non sembra più d’essere a Cesena, non vi spaventa?
«Un po’, ma bisogna riflettere. L’anno scorso regnava il pessimismo, ora l’ottimismo sfrenato. Serve equilibrio, un passo indietro da parte di tutti».
Quindi l’obiettivo è arrivare ‘terzultimi e mezzo’....
«Certo, siamo tra le dieci condannate a soffrire. Ma rispetto a dodici mesi fa una differenza c’è: siamo più attrezzati e ogni giocatore arrivato è solo figlio di scelte tecniche».
In precedenza quindi avete dovuto subire?
«Sì, certi elementi ci sono stati imposti. Ma tornavamo in A dopo 20 anni, in pochi volevano venire, era un salto nel buio. Siamo andati in guerra con la cerbottana, però abbiamo vinto».
Quest’anno vi siete mossi ben diversamente, cosa è mutato?
«Credibilità acquisita sul campo, Mutu che ha attirato molti, l’allenatore. Inoltre eravamo legati da pochi contratti. Ma soprattutto 10 milioni da investire che prima non c’erano».
È vero che avete chiuso in attivo?
«Lo ha detto anche il nostro presidente. Le operazioni di Nagatomo (7 milioni e mezzo, altri tre di bonus e 2,5 in giocatori, ndr.) e quella di Giaccherini sono state un capolavoro di Campedelli e si sono sentite. Ma...»
Che cosa?
«Abbiamo investito molto: Eder (5 milioni per tutto il cartellino, ndr) e Candreva (due milioni per la metà, ndr). Li pagheremo nel tempo però ci sono».
Mai o quasi a Cesena era stato dato tanto a un tecnico.
«Giampaolo è tra i più quotati allenatori italiani, in teoria fuori dalla portata per una provinciale come noi. Però è reduce da due stagioni problematiche a Siena e Catania e ha voluto rimettersi in gioco».
Voi però lo avete seguito in pieno e non è poco.
«Ci ha chiesto disponibilità alle sue idee e giocatori di caratteristiche tecniche precise».
In nome del possesso palla.
«Il suo credo è difendersi conservando palla, essere aggressivi per riconquistarla appena la si perde».
Siamo a Cesena e in A, non le pare un po’ pretenzioso ragionare così?
«Tecnica, tattica e agonismo non si escludono a vicenda. Dovremo essere cattivi, feroci ma giocando palla».
Il cambio di mentalità è grosso.
«Abbiamo le caratteristiche giuste per farlo. Ci sarà da soffrire ma siamo pronti».
Salvarsi ancora sarebbe decisivo per il futuro societario.
«Un autentico consolidamento a livello patrimoniale».
E dovesse andare male...
«Bisognerebbe rimettere in piedi la ‘baracca’, ricostruire».
Lei con la città e i giornalisti ha avuto problemi. Forse è stato troppo sospettoso e rigido?
«Sono stati momenti duri, l’anno che sono rimasto fermo e quello scorso ho ricevuto critiche pesanti».
Quali le cose false più grosse sentite sul suo conto?
«Tante: che pago per lavorare nel Cesena, che per farlo ho acquistato appartamenti da Campedelli, che Ficcadenti era qui solo perché mio amico...».
Crede che l’aria per lei sia cambiata?
«Con questa salvezza penso e spero d’avere ‘scavallato’. Certo, ho commesso anche errori, ma non mi sono mai tirato indietro per il bene del Cesena e della città».
Prima del Cesena lei e Campedelli vi conoscevate?
«Mai visti. Una settimana prima che acquistasse la società mi arriva una telefonata da Nicola Campedelli. Mi chiede se voglio parlare del Cesena con una persona».
E lei ha accettato.
«Subito sono stato diffidente, credevo ci fossero manovre strane. Poi mi ha detto che si trattava di suo fratello. Abbiamo parlato per ore, non credevo però fosse così vicino a diventare presidente».
Lei e il patron siete molto legati, ma caratterialmente agli antipodi: lui è sanguigno e disordinato, lei compassato e perfettino.
«Igor è un concentrato di energia, di idee, ti travolge. Tra noi però non creda sia lui a cambiare; è più facile che possa succedere a me, anzi sta già accadendo...».