IL RESTO DEL CARLINO - Giampaolo conto aperto
A volte il calendario si diverte a combinare strani giochetti. Probabilmente Marco Giampaolo non ci teneva granché a incontrare il Catania subito, dopo la strapazzata di sabato col Napoli e prima di affrontare in rapida, rapidissima successione Lazio e Milan. In Sicilia, anche se pare incredibile a dirsi a settembre, è già una sfida delicata in ottica salvezza, uno scontro diretto con tutte le implicazioni che comporta per i calcoli di fine anno.
Da quelle parti il buon Giampaolo ha lasciato tracce. O meglio, il suo ricordo è ancora fresco perché è passato da poco. Si, perché sino a metà gennaio e quindi appena otto mesi fa, lui sedeva sulla panchina degli etnei dove l’avevano voluto compattamente il patron Pulvirenti e il factotum Lo Monaco. Poi qualcosa si è rotto. Questione di feeling mancato fra il tecnico che fuma il toscano e il potentissimo diesse rossoblù.
Cos' Giampaolo lasciò il posto a Simeone, con la squadra che non andava affatto male: aveva terminato il girone di andata con 22 punti, non benissimo secondo i nuovi obiettivi etnei, ma nulla di tragico. Ricordiamo che il Cesena girando a 19 era in salvo. Quindi perché fu dato il benservito al tecnico abruzzese? Pulvirenti non è Zamparini, non passa per un ‘mangiallenatori’, di quelli che esonerano per una frase male interpretata o al primo pretesto. Ma Lo Monaco ha caratteristiche molto particolari. Forte di una consolidata esperienza prima da giocatore, poi da allenatore e quindi da diesse, ama decidere in prima persona la campagna acquisti e cessioni. Poi è compito dell’allenatore ottenre il massimo. Una distanza siderale rispetto allo stile in voga al Cesena quest’anno, dove il tecnico ha collaborato fattivamente al mercato e non solo.
A Catania dicono che tutto sia nato da un disaccordo su un calciatore scelto da Lo Monaco e non valorizzato dal mister. Si tratta di Pablo Barrientos, uno degli acquisti più dispendiosi dei siciliani. Elemento tecnicamente valido, ma non dotato a quanto pare di ferreo carattere. Giampaolo lo giudicò non idoneo alla serie A nonostante avesse fatto benino in Coppa Italia. Altri dicono che la squadra aveva un atteggiamento rinunciatario e in caso di gol al passivo andava in panico, o che Maxi Lopez era troppo isolato, lontano parente del bell’attaccante che l’anno prima aveva realizzato undici gol in sedici partite. Insomma, il Catania voleva fare il salto di qualità sistemandosi nella fascia a ridosso delle prime. Invece il trend era diverso. Perciò niente contrasti palesi, ma una rottura strisciante, che portò all’esonero pur quasi a sorpresa.
Comunque sia, Giampaolo sa ormai come tira l’aria nel calcio e quindi, venendo a oggi, sa che è già ora di fare punti in Sicilia, per muovere la classifica prima di affrontare due squadroni. In settimana dovrà lavorare sodo sull’irrobustimento della difesa, apparsa il tallone d’Achille della squadra. Ritrova Rodriguez e lavorerà sulla psicologia dei due che sabato non hanno fatto bene, Rossi e Benalouane, per cercare di dare a Von Bergen un compagno affidabile, altrimenti meglio tornare a comprare, naturalmente fra gli svincolati (tra questi c’è ancora Moras).
Così domenica per Giampaolo è già una sfida complessa, fra necessità di fare punti e di aggiustare la difesa, per di più su quel campo dove otto mesi fa gli diedero quello strano benservito. Il conto aperto c’è, ora bisogna vedere se potrà essere saldato.


