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IL RESTO DEL CARLINO - Giorgio Lugaresi "La città non dimentichi Edmeo"TUTTOmercatoWEB
© foto di Marco Rossi
lunedì 26 settembre 2011, 12:42Rassegna stampa
di Francesco Satanassi
per Tuttocesena.it
fonte il resto del carlino

IL RESTO DEL CARLINO - Giorgio Lugaresi "La città non dimentichi Edmeo"

Un anno è passato e chi vuole bene al Cesena il vuoto lo percepisce. Edmeo Lugaresi se ne è andato il 26 settembre 2010, poche ore dopo un Cesena-Napoli 1-4 di cui il figlio Giorgio gli aveva raccontato le fasi salienti. Oggi alle 18.30 ci sarà per lui una messa di suffragio nella parrocchia di Santa Maria della Speranza: nella celebrazione verrà ricordata anche Donatella Pransani, moglie di Giorgio.
Per rammentare che tipo di persona Cesena abbia perso, non c’è di meglio che parlarne col figlio, pure lui ex presidente bianconero.
Giorgio Lugaresi, cosa resta di suo padre un anno dopo?
«Mio padre era una persona di qualità. a livello familiare ci ha lasciato un’educazione importante. Più in generale per la città, e non solo, è stato un punto di riferimento: il suo ricordo resterà indelebile, come per chi venne prima di lui alla guida del Cesena».
Quello di oggi però non era più il suo calcio, non crede?
«Quello odierno è il calcio dei contratti, dei furbi, dei giocatori che puntano ad andare in scadenza per mettere in difficoltà le società. Il suo invece era il calcio della parola data. Per questo non diede Rizzitelli a Boniperti che gli offriva un miliardo in più della Roma: “Sono in parola con Viola”, disse e Rizzitelli diventò giallorosso».
Quale traguardo raggiunto lo inorgogliva di più?
«Le due promozioni in A. Forse della seconda (1987, ndr) andava più fiero, la sentiva più sua».
E quale la delusione maggiore?
«La retrocessione in C1 del ’97, quando aveva allestito uno squadrone con Agostini, Bianchi, Hubner e compagnia».
Igor Campedelli parla spesso di suo padre. Che rapporto avevano?
«Buonissimo. Anche quando io ho venduto il Cesena, mio padre ha continuato, a differenza di me, a frequentare la sede, anche perché era presidente onorario. E Igor lo ascoltava sempre, anche se aveva da fare trovava tempo per lui. Mio padre era contento che avessi trovato una persona come Igor a cui cedere la società: non voleva avventurieri, ma un romagnolo vero».
Edmeo era un gran sostenitore del vivaio. Avrebbe approvato un settore giovanile con tanti stranieri come ora?
«Gli stranieri c’erano anche allora, ma lo spazio per i nostri giovani c’era sempre. Ravaglia, Ceccarelli, Giaccherini sono esempi tangibili. Sapeva che il vivaio era ciò che avrebbe coperto il disavanzo: il suo discorso era tecnico ed economico più che romantico».
Qual era un suo pregio?
Nelle situazioni difficili, come in quella in cui naviga la squadra ora, aveva la capacità di vedere le cose dalla luna. Si fermava, rifletteva e poi trovava una soluzione, una risposta. Aveva il colpo di genio. Per questo per tutta la società era una riferimento».
A Manuzzi è stato intitolato lo stadio, al conte Rognoni il centro sportivo di Villa Silvia. Anche Edmeo meriterebbe almeno qualcosa di simile?
«Noi aspettiamo... E’ una scelta che non dipende dalla nostra famiglia. A Dino Manuzzi lo stadio venne intitolato dall’amministrazione comunale, noi come famiglia non possiamo fare altro che aspettare. Ma...»
Ma?
«Più il tempo passa più non si sente nulla. E’ trascorso un anno, certe cose andrebbero decise e fatte».