IL RESTO DEL CARLINO - Tuono di Parolo,inizia la rimonta di Arrigoni
Quell’urlo tutto cuore e gioia sotto la curva bianconera ha rischiato di assordare i mille tifosi romagnoli che altro non aspettavano che perdere l’udito per un momento. Marco Parolo, dopo la fiondata che ha fatto saltare il banco felsineo, ha imitato d’istinto il ‘Tardelli mundial’. Ovviamente le proporzioni sono ben differenti, ma per il Cesena questa valanga di prime volte felici (primo gol esterno e successo stagionale) ha un significato enorme: si resta in vita, continua la ‘speranza di poter sperare’. E in un match per i bianconeri da ‘dentro o fuori’ spunta una novità: la squadra finalmente è stata tale, in sintonia, in nome di una semplicità diffusa e della voglia matta di non diventare la ‘barzelletta’ del campionato. Infatti se a Bologna fosse stato nero pece, il rischio di tale squallido copione fino a maggio sarebbe diventato reale. Insomma, un blitz tanto meritato quanto rivitalizzante che fa il paio, e pure un po’ di cabala, con quello dell’aprile scorso che ipotecò la salvezza.
I disagi, comunque, non sono mancati, i problemi sono lì nitidi. Il Cesena fatica a inquadrare la porta e soprattutto a gonfiare la rete: almeno quattro le chance cestinate, due dallo stesso goleador Parolo. Però da quando mister Arrigoni maneggia il timone bianconero, si verticalizza di più, si crea maggiormente anche se per capitalizzare è stata necessaria una prodezza balistica dalla distanza. Però il Cesena, rispetto al recente e disperato passato, si è mostrato più compatto, aggressivo, unito nel sacrificio. Mutu ad esempio non dà ancora la qualità che ha innata, però c’è come impegno e determinazione. E se ci crede concretamente lui, diventa più facile farlo anche per gli altri. A un Bologna spento è stato concesso il minimo sindacale: nel finale le ambizioni di Gimenez si sono incocciate contro un superbo Antonioli.
Arrigoni poi ha saputo dribblare i guai di infermeria (l’eterno abbonato Martinez e Colucci), con due innesti quasi obbligati ma da freschezza diffusa nel 4-4-2 (diventato poi 4-3-1-2) come Martinho a metà campo e Malonga in attacco. Soprattutto nel primo tempo, in un ritmo morbido, il Cesena ha un po’ stentato sul genietto Ramirez che però non ha scodellato grandi alchimie. La vivacità anche offensiva c’è comunque stata ma non si sfonda, anche se Parolo ha fatto due volte le prove generali da gol e Malonga e Mutu ci hanno provato. Soprattutto nella seconda parte della prima fase i romagnoli hanno spinto, il Bologna ha barcollato ma se la spallata non la dai quando mostri il muscolo diventa rischioso. Infatti i bianconeri continuano a stentare nell’inquadrare la porta, però almeno adesso la lisciano, la sfiorano, insomma le fanno la corte con assiduità. E sono andati a ‘nozze’ nella ripresa con una ‘fiondata’ dai venti metri di Parolo sollecitato da sinistra da Candreva.
Nella ripresa le squadre si sono allungate, in una battaglia farcita da sbavature ma intensa. Il Cesena ha smarrito la verve di Malonga e Martinho, ma ha sopperito con l’unità di un gruppo sempre sul ‘pezzo’. Pur in un calo anche di gamba la volontà e la caparbietà degli ospiti non sono mai venute a meno, Arrigoni ha mutato pure modulo (4-3-1-2) con Candreva rifinitore e l’omogeneità non è mutata. Spesso il Bologna è piombato nella trappola del fuorigioco, Gilet ha sbattuto la porta in faccia a un Mutu ambiziosetto. Poi la magia di Parolo che significa sopravvivenza romagnola. Sia chiaro, il Cesena non ha ancora fatto nulla ma senza quel ‘niente’ per i bianconeri sarebbe già stato tempo di una prece e di un riposo eterno nemmeno troppo in pace.


