IL RESTO DEL CARLINO - Mutu "Voglio restare in questa società anche a fine carriera"
MOLTO probabilmente il centesimo gol di Adrian Mutu, in quanto a bellezza, non si piazza nemmeno nei primi 50: un gol normale (anche se non facile), per un giocatore che di normale non ha praticamente nulla, una rete nata da una respinta di Ujkani su una bella girata di Eder su calcio d’angolo. Una marcatura che di fenomenale ha poco, ma che se viene messa con le 99 messe insieme in precedenza in serie A fa capire la grandezza di questo campione.
«Raggiungere i 100 gol è un traguardo molto importante — ha spiegato il ‘Brillante’ ai microfoni di Sky —, ora spero di farne ancora tanti altri. A chi va la mia dedica? Ai miei figli, spero che un giorno li possano guardare tutti».
PER FESTEGGIARE al meglio la centesima rete il numero 10 bianconero ha poi deciso di segnarne un’altra con un rigore perfetto, nella porta in cui in questa stagione ne aveva fallito un altro contro il Chievo (in quello che è stato il momento più basso della sua avventura cesenate). Una manciata di minuti dopo il rumeno ha trovato modo di essere di nuovo decisivo, mettendo in mezzo un rasoterra teso, che dopo una carambola è finito in rete per il 3 a 0 che praticamente ha chiuso la partita.
SICCOME L’APPETITO vien mangiando, Mutu avrebbe voluto continuare a segnare e per farlo si era pure guadagnato un rigore, grazie a una splendida azione conclusa con un colpo da codice penale di Rinaudo, talmente forte da spaccare il parastinco di carbonio del rumeno. Una botta tremenda, che ha subito fatto gridare Mutu dal dolore e che ha gelato lo stadio, al punto di far passare in secondo piano l’errore dal dischetto di Candreva.
La giornata di Mutu, però, era di festa e l’entita dell’infortunio, almeno all’apparenza, è di quelli lievi: una forte contusione alla tibia destra, 48 ore per recuperare e da mercoledì in campo per preparare la partita contro la Roma. Pericolo scampato, quindi, visto che il rumeno anche ieri ha dimostrato di saper essere decisivo anche quando non disputa una gara sopra le righe.
LA SUA GARA, infatti, fino al gol aveva fatto storcere il naso a molti: zittiti tutti dai due gol, dall’azione che ha generato l’autogol di Rinaudo e dalla magia che ha generato il rigore poi sbagliatoda Candreva. I campioni sono così, magari non giocano benissimo, ma fanno due o tre cose che ti fanno vincere le partite. E in questa stagione, a parte la prima rete in bianconero segnata contro la Lazio, i suoi gol hanno portato sempre tre punti, a cominciare dalla doppietta contro il Genoa. Due gol speciali, che racchiudono l’essenza di Mutu: un cucchiaio su rigore, tirato in modo pazzo con la squadra bianconera in una situazione di classifica critica per usare un eufemismo, e una perla balistica che anche ieri ha strappato il boato dei tifosi quando è stata riproposta sul maxischermo del Manuzzi.
DA VITTORIA anche la rete di Palermo, una capocciata che non sarà il suo piatto forte, ma che è servita per un colpo esterno fondamentale per la classifica del Cesena. Con la doppietta di ieri, la seconda in questo campionato, le reti di Mutu sono diventate sei: uno score importante, molto buono per un giocatore normale ma non per lui. Perché lui è Mutu, da lui ci si aspetta di più anche se nelle ultime due stagioni a Firenze era arrivato solo a quota 4. Il romeno, però, non si scompone, anzi ribadisce di vedere per sé un lungo futuro in bianconero: «Voglio fare parte del progetto di Campedelli e restare qua pure a fine carriera».


