Piangerelli: "Lavoriamo per trovare i nuovi Giaccherini"
L’ultimo numero de “Il Bianconero”, organo ufficiale del Cesena Calcio, contiene un’intervista a Luigi Piangerelli, da questa stagione direttore sportivo del Settore Giovanile del Cesena.
Com’è maturata questa scelta?
Non è stata una scelta facile. Per colpa di alcuni guai fisici non riuscivo più ad esprimermi sui miei livelli, quindi ho capito, seppur a malincuore, che era arrivato il momento giusto per smettere. Il fatto di occuparmi del settore giovanile è una nuova sfida che la società mi ha offerto: mi affascina l’idea di poter aiutare i giovani a crescere. E’ un ruolo di grande rilievo, soprattutto alla luce della crescente importanza che il settore giovanile sta acquisendo.
Quali sono i principali obiettivi di un settore giovanile?
Sicuramente quello di preparare e formare i giovani in modo che siano pronti per approdare all’esperienza della prima squadra. Il nostro compito è quello di cercare di valorizzare i nostri giovani e le nostre squadre, in modo che i ragazzi possano mettersi in mostra. In qualche caso, Giaccherini è l’esempio più lampante, i ragazzi riescono a mettersi in luce e ad approdare anche nei top club: quando accade vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro.
Cosa vuol dire essere il Direttore Sportivo di un intero settore giovanile? Quali sono i tuoi compiti principali?
I compiti sono davvero tantissimi. In un settore giovanile le squadre sono molte e coprono età diverse, dal 2003 al 1992 c’è un mondo, le differenze sono notevoli sia di approccio con i ragazzi sia per il significato crescente che il calcio assume via via per loro. Io mi occupo del rapporto con le famiglie e con i procuratori dei ragazzi, vado a vedere gli allenamenti e anche delle partite esterne, per cercare di rendermi conto se ci possano essere anche altri ragazzi che possono rientrare nel nostro progetto. C’è tantissimo da fare. I recenti sviluppi, soprattutto in Tim Cup, hanno dimostrato quanto sia importante un vivaio ricco e ben strutturato, soprattutto per una squadra di Serie A.
Qual è la tua ricetta?
Non c’è nessuna ricetta, semplicemente credo molto nel lavoro e cerco di insegnare ai ragazzi la cultura del migliorare giorno dopo giorno. Il Cesena ha sempre investito molto nel Settore Giovanile, considerandolo un importante bacino da cui attingere risorse per la prima squadra. In più è importante avere un allenatore che, come Arrigoni, crede molto nei giovani e non ha paura ad aggregarli alla prima squadra e a farli esordire addirittura in Campionato, come ha fatto con Tommaso Arrigoni. In fondo il Mister stesso è un prodotto del vivaio bianconero e conosce bene l’ambiente: nelle sue intenzioni credo che sia ben chiaro il desiderio di consentire ai giovani di spiccare il volo e di dimostrare tutte le loro capacità. Per noi questo è motivo di grande orgoglio.
Tu stesso sei un prodotto del vivaio bianconero.
Sì, e questo mi aiuta a capire meglio le problematiche dei ragazzi: vivere lontano da casa, in un convitto, non è facile. Poi bisogna ricordarsi che non c’è solo il campo, ma anche la scuola: noi seguiamo i ragazzi anche oltre le 2 ore dell’allenamento. Il nostro compito, sia dei dirigenti che degli allenatori, è quello di essere in primis degli educatori, dobbiamo aiutare i ragazzi a crescere e a migliorarsi anche al di fuori del campo, nella vita di tutti i giorni. In questo sono affiancato da persone molto valide, come Marco Valentini, Fernando Argila ed Elio Rodoquino, che mi aiutano quotidianamente con molta passione.
Puoi farci il nome di qualcuno che non è sotto i riflettori in questo momento ma che secondo te emergerà?
Al momento sono tanti i ragazzi validi e di qualità, ma è ancora presto parlare di queste cose: starà a loro dimostrare quanto valgono e molto dipenderà anche dalla loro crescita. Sicuramente il fatto che quello del Cesena è un settore giovanile sano e in continua crescita è dimostrato anche dalle convocazioni nelle Nazionali minori: nelle liste dei convocati ci sono sempre almeno 1 o 2 ragazzi del Cesena. E non è un caso.


