Il passivo del Cesena
Adesso la partita del Cesena si sposta dai numeri del campionato a quelli del bilancio.
La cordata dell’avvocato romano Angelo Massone ha tempo fino al 30 gennaio per esercitare il diritto di recesso. Se riterrà sanabile la situazione resterà, altrimenti se ne andrà lasciando il Cavalluccio nelle mani di Giorgio Lugaresi e degli imprenditori locali.
I conti, dunque. Il punto chiave per capire il futuro bianconero dopo le dimissioni di Igor Campedelli da presidente e in attesa del prossimo cda, quello del 15 settembre dove verrà ufficializzata l’entrata dei soci capitolini e dove potrebbe essere eletto un nuovo presidente (Marino Vernocchi?).
Affrontare il problema finanziario del Cesena non è mai stato semplice in questi mesi. Perché per scrivere un dubbio servono molte certezze. E quando abbiamo avuto le certezze (certezze… su carta intestata, non sui tovaglioli dei baretti… ), abbiamo scritto i nostri dubbi. C’è chi si è pure indignato. Come Luca Mancini durante presentazione di mister Bisoli: “C’è qualcuno che stacca la spina e che ha le palle piene di tutto ciò che scrivete – le parole del dg -. Ed è il sottoscritto. Guardate i bilanci. Andate a scuola. Studiate e verificate. Ho invitato decine di persone in sede a parlare di calcio. Sapete quanti si sono presentati? Zero”.
Allora abbiamo ripetutamente chiesto colloqui con Mancini per parlare dei bilanci, ma nulla. E, in un argomento delicato come questo, dato che di mestiere non facciamo i revisori dei conti e non sempre abbiamo dato esami di analisi dei costi o di ragioneria I e II, abbiamo preferito scegliere la politica del confronto. Altrimenti sarebbe stato un fiorire di carte bollate. Un rischio che non sempre possiamo prenderci. L’occasione per avere questo confronto, indiretto, si è manifestata in queste ultime settimane, quando Campedelli stesso ha ammesso i problemi di liquidità del Cesena.
Qualche problema di liquidità, certo. Ma, esattamente di quanto? Campedelli, il venerdì delle dimissioni: “Ho scelto di accettare, nonostante il poco tempo a disposizione, perché ripongo fiducia in Giorgio Lugaresi che ha costruito questa cordata che dà certezza di continuità”.
Evidentemente non c’erano certezze di continuità. Per ammissione dello stesso ex presidente. Il problema allora è grande.
Continuità, dunque. Sul breve periodo, se a maggio e ad ottobre sono serviti dei finanziamenti da un milione di euro e da 800mila euro per pagare gli stipendi. Come breve periodo si calcolino, indicativamente, 12 mesi.
Il dato per esprimere la capacità di far fronte agli impegni finanziari nel breve periodo è il capitale circolare netto, ccn, chiamato anche working capital, capitale operativo. Rappresenta la capacità di far fronte ai debiti con risorse di breve periodo: insomma, quanto si può sborsare un giorno per l’altro. Attivi circolanti (denaro liquido, assegni, depositi; attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni; crediti da esigere; rimanenze) meno passività correnti (debiti verso banche, obbligazioni; debiti commerciali, debiti per imposte).
A giugno 2011, ultimo dato disponibile, le attività circolanti erano di 43.529.920 euro contro 71.627.621 di passività corrente, per un ccn di -28.097.701 euro. Un ccn negativo segnala riflessi sulla solvibilità. A giugno 2010 era di -5.669.312 euro. A giugno 2009 era di -755.706 euro. Dal 2009 al 2010 il passivo si è settuplicato, dal 2010 al 2011 quintuplicato. La gestione del 2011/2012 si è impegnata molto, facendo sforzi per contenere le passività che si potranno verificare nel bilancio di giugno 2012, di prossima pubblicazione. In più, la retrocessione ha inciso.
Tuttavia… chi ha staccato la spina a chi?


