Il sindaco Lucchi intervenga sul Cesena
Ora è il suo turno.
Tocca al sindaco di Cesena Paolo Lucchi giocare la mano più importante. Il primo cittadino è costretto ad intervenire in prima persona su quella che è la situazione finanziaria dell’Associazione Calcio Cesena spa e del Cesena calcio stesso, se non vuole che venga messa a rischio l’integrità di quella che è anche una sua responsabilità, soprattutto ora che le previsioni danno burrasca. Perché a fare i lupi di mare quando le acque son calme è fin troppo facile.
Che sia di 35 milioni, cifra che circola ufficiosamente ma che sembra un filo troppo ottimistica o comunque limitata a giugno 2012, di 38 milioni o di più di 40 milioni, il debito del Cesena è a livelli critici. In lire si parla di minimo 67,7 miliardi. Almeno 8 milioni per arrivare a fine stagione e iscriversi al campionato. Almeno 12 milioni per garantire la sopravvivenza sui 24 mesi. Cifre che la new company Cesena & Co. non è in grado di sostenere.
Tutto tace a Palazzo Albornoz, ma l’unico che possa richiamare all’ordine l’imprenditoria locale fattasi evanescente da quando, a ottobre, si è iniziato a parlare di ‘crisi finanziaria’ del Cesena, è Lucchi, da sempre sostenitore e amante del Cavalluccio, avendo negli occhi ancora la memoria dei tubi Innocenti delle gradinate storiche del Manuzzi, come spesso ama raccontare.
Le tre grandi aziende cesenati Technogym, Amadori e Orogel, hanno iniziato a smarcarsi da tempo. Dopo il primo entusiasmo e l’amore smodato, il patron Nerio Alessandri è stato il primo ad eclissarsi dallo star system bianconero a metà della passata stagione: d’altronde è difficile legare il proprio brand di realtà leader per il fitness ad una squadra che ‘non corre’. Poi è stata la volta di Amadori che a maggio non ha sostenuto il Cesena per la scadenza degli stipendi. Infine anche Orogel si è allontanata, garantendo soldi per cartellonistica, ma nulla più.
A parte il TAO cesenate, nessuno può essere in grado di iniettare una cifra superiore ai 10 milioni di euro in un unico colpo. Così solo Lucchi, dall’alto della sua carica, magari facendo leva sulla vicinanza da parte del Comune alla grande imprenditoria cesenate, può mettere tutti seduti ad un tavolo per vedere di trovare i termini di un nuovo impegno tra soci della Cesena & Co. e potenziali ingressi ‘pesanti’. E, con l’approssimarsi della campagna elettorale per il 2014 potrebbe quasi essere obbligato a farlo.
Non si può pretendere che l’imprenditoria locale faccia beneficenza. Non può pretenderlo nemmeno Giorgio Lugaresi. Certo, il benchmarking ci dice che dalla serie A molte aziende cesenati hanno tratto giovamento, ma si parla sempre di fare business con una società sportiva che è sotto di parecchio. Insomma, la buona volontà di intervenire può anche essere un fattore di ‘tifo’, ma il ritorno economico e la certezza della gestione è essenziale. E allora è forse questo il momento in cui Lucchi potrebbe riprendere in mano l’idea di creare un nuovo stadio, dato che un progetto di sviluppo è già stato presentato da Paolo Cuccia e Lorenzo Tersi.
Pubblicato su La Voce di Romagna


