Coppa Italia: Roma nel baratro. Eliminata dallo Spezia ai rigori
In un Olimpico praticamente vuoto - solo settemila paganti - lo Spezia compie l’impresa: gli errori di Pjanic e Dzeko condannano la Roma dagli undici metri, prolungando la crisi di Garcia e della squadra. Gioia storica per lo Spezia, ai quarti di Coppa Italia dopo ottant'anni, dove affronteranno il sorprendente Alessandria; buio fondo per la Roma, una squadra abulica e mai pericolosa che ora rischia una contestazione ancor più aperta da parte della propria tifoseria.
EMERSON PALMIERI DAL 1’ - Nel momento meno brillante dell’intera gestione Garcia, la Roma si ritrova nella difficile posizione di dover fare turnover e - insieme - vincere convincendo contro lo Spezia per cominciare a ricucire il rapporto con la propria tifoseria. Il tecnico francese lascia a riposo gli stanchissimi Digne e Manolas, affidandosi alla coppia Rüdiger-Castan in difesa e ad Edin Dzeko in attacco. Esordio assoluto, nei giallorossi, per Emerson Palmieri; Salih Uçan dal primo minuto. La squalifica di Calaiò, dall’altra parte, non scoraggia Di Carlo nello schierare il suo 4-4-2: Nenè-Catellani davanti, con i titolatissimi Situm e Brezovec sulla linea dei centrocampisti.
CATEGORIE - Al di là del gioco delle figurine, non sembra esserci differenza di categoria fra le due formazioni: la Roma si dimostra in crisi di gioco e di identità, e neppure la presenza di Pjanic - con Uçan e Vainqueur - a centrocampo sembra poter dare gioco e geometrie alla compagine di Garcia. Brezovec ci prova un paio di volte dalla distanza, e addirittura sembra essere lo Spezia la squadra più vogliosa di arrivare al risultato: la risposta della Roma è affidata soltanto ad un diagonale di Uçan, che però sfila sul fondo non distante dal palo. Più pericolosa la chance dello Spezia: De Sanctis respinge male una conclusione di Situm, serve una chiusura provvidenziale di Castan per evitare la rete - praticamente fatta - di Catellani in tap in.
DIFFICOLTÁ - La difesa degli aquilotti disinnesca bene le azioni offensive della Roma: il fraseggio dei giallorossi libera Dzeko poco dopo il trentesimo, ma la rete del bosniaco è viziata dalla posizione di fuorigioco dell’ex City e Di Bello, giustamente, annulla. È un finale abbastanza spezzettato, quello della prima frazione, che vede l’arbitro estrarre addirittura tre cartellini gialli in rapida successione. Sono Terzi e Nenè i primi a finire sul taccuino dei cattivi, seguiti a stretto giro di posta da Vainqueur, poco abituato - evidentemente - alle licenze di Pjanic, spesso libero dai compiti di marcatura.
PRIMI CAMBI - Lo Spezia entra bene anche nella ripresa, ma la Roma sembra meno imballata rispetto alla prima frazione. La prima grande occasione arriva però ancora una volta sui piedi di un giocatore spezzino, Nenè, che dopo aver fatto a sportellate con Rüdiger spara alto da posizione abbastanza decentrata. Gli accorgimenti di Garcia - Florenzi e De Rossi per Iturbe e Vainqueur - hanno subito l’effetto sperato: la palla arriva a Salah in area di rigore, l’egiziano vince un contrasto in area ma alza troppo la palla davanti a Chichizola. L’impiego dei titolari testimonia la voglia di Garcia di vincere questa gara: alzare un trofeo è l’obbiettivo dichiarato del tecnico giallorosso, e la Tim Cup offre un’occasione importante alla sua squadra.
POSSESSO STERILE - Nonostante il settanta percento di possesso palla, la Roma è poco pericolosa, e anzi lo Spezia sembra poter far davvero male ai giallorossi in contropiede. Situa grande protagonista nel finale: è una sua discesa sulla sinistra a generare la paura più grande per Garcia e la sua panchina. Serve un intervento di Castan a sbrogliare una matassa abbastanza ingarbugliata. Un minuto dopo è ancora Situm a calciare verso de Sanctis, ma Rüdiger in qualche modo respinge la conclusione del croato. È di Uçan l’ultimo squillo dei tempi regolamentari: bravo però Chichizola a volare alla propria sinistra per respingere il bolide del turco.
IMPRESA DAGLI 11 METRI - Il terzo zero a zero di fila al novantesimo proietta la Roma ai supplementari: trenta minuti di speranze mal riposte, contro uno Spezia bravissimo a chiudere ogni spazio e bravo a resistere al predominio territoriale degli uomini di Garcia. Dzeko non incide di testa, ed anzi è il bosniaco - nel secondo supplementare - farsi ottanta metri di corsa per salvare su una possibile occasione dello Spezia dopo un errore di Digne. Il miracolo di Di Carlo si compie ai calci di rigore: Pjanic e Dzeko sbagliano dagli undici metri, a differenza di Terzi e compagni, che esultano sul tiro decisivo di Acampora.


