Serie A, l'Epifania di Insigne e Zaza
I gol di Insigne e Zaza nell'ultimo turno di campionato possono essere dei segnali importanti per Antonio Conte. Che al momento ancora ha molti dubbi su chi saranno gli attaccanti azzurri ai prossimi europei
La volata è lanciata: cinque mesi per guadagnarsi un posto ad Euro 2016. E il fatto che Eder e Pellè, al momento, siano gli unici praticamente certi della convocazione, la dice lunga sul momento vissuto dagli attaccanti italiani. Un pericoloso livellamento verso il basso, ma anche una possibilità per molti di loro di sentirsi ancora in gioco. Non saranno sfuggiti ad Antonio Conte il gol di Simone Zaza al Verona – una media realizzativa impressionante per un attaccante di scorta - e soprattutto la perla contro il Torino di Lorenzo Insigne che – se dipendesse solo dal rendimento di quest’anno – avrebbe già in tasca il biglietto per la Francia. Solo che col ct non si scherza e le vecchie ruggini legate alla fuga da Coverciano dello scorso ottobre tornano periodicamente a galla. Col paradosso che qualche chance in piu’ ce l’ha quel Manolo Gabbiadini che nel Napoli – in campionato – fa da tappezzeria, e che il mercato di serie A reclama a gran voce in questa finestra invernale. Chi cambierà maglia per puntare a quella della nazionale sarà Pepito Rossi, che ha un credito con la sorte e di ampio credito gode nell’ambiente azzurro, ma che oggettivamente avrebbe bisogno di un girone di ritorno stellare per convincere Conte che gli infortuni sono alle spalle e il valore è rimasto intatto. Quanto alla legione straniera: El Shaarawy già non ne fa piu’ parte ma – dovunque approdi in Italia – appare staccato nella corsa a Euro 2016, mentre Ciro Immobile (un altro che potrebbe salutare la Spagna per giocarsi le proprie carte in patria) qualche speranza la nutre ancora, a patto che il minutaggio aumenti. Senza dimenticare Stefano Okaka che all’Anderlecht gioca e segna e, vista la penuria di prime punte, rischia seriamente di essere il vice-Pellè. Quanto a Mario Balotelli, è un capitolo che non ci sentiamo neanche di aprire, probabilmente allineandoci al giudizio di Antonio Conte. Che – ora più che mai - sembra definitivo.


