Garcia-Roma, aria di divorzio: ecco le ragioni di un matrimonio fallito
Probabilmente è solamente questione di ore, forse di giorni, forse di mesi. Può darsi che si arriverà fino al termine di questo campionato ma c’è già una certezza in casa Roma: Rudi Garcia non sarà il tecnico giallorosso anche nella prossima stagione. La scollatura tra squadra, allenatore, società e tifoseria è fin troppo evidente per poter passare sotto silenzio. I giocatori sono arrendevoli, spenti, quasi demotivati; la mano del tecnico non si nota ed il gioco espresso fino a questo punto della stagione non riflette il valore della rosa a disposizione. Inoltre la dirigenza non è sembrata compatta: le scelta di confermare Garcia al termine della scorsa stagione ha spaccato il gruppo dirigenziale giallorosso. Il direttore sportivo Walter Sabatini ha cercato di salvaguardare la posizione del tecnico ma col tempo la fazione degli oppositori si è rinforzata. Da ultimo il commento del presidente romanista James Pallotta che si è detto disgustato per la prestazione offerta dalla squadra contro il Milan, in quanto “carente della giusta mentalità”. Una sorta di esonero anticipato.
Sembra passata un’era geologica dall’autunno 2013, quando il tecnico francese aveva trasformato una Roma distrutta psicologicamente dalla finale di Coppa Italia persa con la Lazio. In pochi credevano ad una ripresa dei giallorossi ed invece Garcia riportò “la chiesa al centro del villaggio”, come disse dopo aver conquistato il suo primo derby. Le dieci vittorie iniziali nel campionato 2013/14 ed il secondo posto finale dietro solo all’inarrivabile Juventus di Conte riportarono convinzione nell’ambiente capitolino. La Roma giocava in modo propositivo e offensivo: c’era un’idea di continua verticalizzazione unita ad una fitta trama di triangoli che ricordava in qualche modo il Barcellona di Guardiola. Nella stagione successiva, l’avvio di campionato fu positivo ma due episodi segnarono fortemente la sua esperienza giallorossa. In primis lo scontro diretto con la Juventus di Allegri, vinto dai bianconeri tra le polemiche e causa di una accesissima rivalità che si sarebbe protratta per tutta l’annata, logorando psicologicamente l’armata romanista; in secondo luogo, il pesante 1-7 rimediato dal Bayern Monaco nella fase a gironi della Champions League. Dopo quei due episodi la Roma ha iniziato un lungo declino in termini di risultati e prestazioni, che l’ha vista perdere continuamente terreno in campionato ed uscire prematuramente in Coppa Italia ed in Europa League. A fine stagione, nonostante il secondo posto e la vittoria nella stracittadina contro la Lazio, si è consumata la prima vera rottura: Garcia ha affermato che la Juventus non sarebbe stata raggiungibile a causa delle differenze di budget tra il club giallorosso e quello bianconero ma la sua uscita ha provocato la reazione contrariata di Pallotta. Le prime differenze di vedute si sono manifestate qui e l’estate non ha fatto altro che acuire questi contrasti. Ci sono state incomprensioni e tensioni sulla gestione del mercato e sulla decisione del presidente americano di inserire alcuni uomini di fiducia all’interno dello staff tecnico, sostituendo elementi graditi all’allenatore francese.
Il resto è storia recente. La Roma è crollata non appena arrivata in testa alla classifica. La sconfitta contro l’Inter ha segnato l’inizio della fine. Poi è arrivato il nuovo disastro europeo (il 6-1 rimediato al Camp Nou), nel quale è apparso chiaro che tra il tecnico e la dirigenza non c’era più sintonia. Dopo la vittoria nel derby, la Roma è sembrata svuotata, priva di idee e di convinzione, peggiorando se possibile le brutte prestazioni offerte nella seconda parte della stagione precedente. Il divorzio tra Garcia e la Roma è ormai imminente. Il tecnico francese lascia con il rimpianto di non essere riuscito a rimettere la chiesa al centro del villaggio ma ha messo in rilievo i gravi problemi interni al club giallorosso, ancora troppo fragile per poter essere protagonista fino in fondo e per fare il definitivo salto di qualità. Questo rapporto dovrà servire alla Roma per il futuro imparando dagli errori commessi. Il progetto giallorosso ormai deve raccogliere i primi frutti o rischierà di diventare un fallimento colossale. Ed il passo tra le due possibilità è molto breve…


