Barcellona ancora affondato: analisi della crisi dei campionissimi
Quando ieri sera è arrivato il triplice fischio al Camp Nou, tra gli spettatori si è fatto largo un mix di sgomento, incredulità, delusione e soprattutto paura. La sconfitta interna contro il Valencia sancisce l’aggancio dell’Atletico Madrid in testa alla classifica ai danni di un Barcellona sprofondato in una crisi inaspettata. La gara dei blaugrana è stata lo specchio del momento difficile che sta attraversando la squadra campione d’Europa uscente. Il ritmo di gioco è calato vistosamente rispetto ad un mese fa, il tiki taka si è ridotto ad un esercizio meramente stilistico ma poco incisivo, ricordando l’ultimo Barcellona del tandem Guardiola-Vilanova. E poi c’è un’involuzione preoccupante dei singoli e dei reparti. La difesa ormai sbanda continuamente ed è piuttosto confusa, come dimostra il secondo gol di Santi Mina, arrivato dopo un gran contropiede. Del resto Piqué non può sempre metterci una pezza (anche se il gol fallito davanti al portiere, in extremis, grida vendetta al cielo). Il centrocampo non gira a tutta come richiederebbe il gioco blaugrana, tenendo un ritmo insufficiente e sbagliando troppo. Nelle ultime 5 gare si sono registrati più passaggi sbagliati ed errori gratuiti, abusando di un termine tennistico, rispetto a tutte le altre partite di questa stagione. Un dato significativo. L’emblema di questo momento no è l’involuzione di Rakitic, autore di un autogol nel match di ieri e ultimamente spesso tra i peggiori in campo. Inoltre l’attacco non incide, il tridente delle meraviglie Messi-Suarez-Neymar non fa più paura agli avversari. Manca fantasia, dinamismo e lucidità. I tre non aggrediscono più gli spazi come in precedenza, vengono contenuti piuttosto agevolmente. Per correttezza bisogno anche dire che c’è sicuramente una componente di sfortuna nella sconfitta di ieri sera perché se Dani Alves, portiere del Valencia, è stato il migliore in campo con una serie di interventi miracolosi, vuol dire che la squadra di Luis Enrique ha fatto il possibile per vincere la partita.
In generale, si ha la sensazione che il giocattolo si sia imballato seriamente. Gli sguardi non mentono mai ed i volti dei giocatori del Barcellona sono l’emblema di chi è con le spalle al muro ma non sa come difendersi e come reagire alla difficoltà improvvisa ed inaspettata, soprattutto dopo che per mesi si è giocato un calcio da fantascienza. Per tante settimane abbiamo elogiato il Dream Team di Luis Enrique, inarrivabile per i comuni mortali. Un macchina perfetta in volo verso il secondo Triplete consecutivo, roba da marziani. Ma, a volte, anche i navigatori più esperti possono perdere la bussola e perdersi in un banco di nebbia. I catalani hanno accusato una flessione fisica, normale se si considera i mesi di imbattibilità, l’usura dei tanti titolari irrinunciabili e hanno peccato di presunzione. Hanno sottovalutato la sconfitta nel Clasico e le difficoltà evidenti contro l’Atletico Madrid. Quando è arrivato il secondo KO consecutivo in Liga è stato evidente a tutti che qualcosa non andava. Luis Enrique ed i suoi collaboratori non sono riusciti a trovare un antidoto a questa influenza di fine stagione del Barcellona ed ora il finale di campionato diventa davvero complicato. Atletico e Real Madrid hanno recuperato 9 punti ai catalani in queste ultime gare e viaggiano spediti con un ritmo impressionante rispetto ai campioni in carica blaugrana, che ora rischiano di perdere anche lo scettro in Spagna, dopo la dolorosa abdicazione europea. Uno scenario inimmaginabile fino a qualche settimana fa ma adesso maledettamente attuale. Non resta che aggrapparsi alle giocate di Messi, il fuoriclasse di questa squadra di campioni, sperando che sia sufficiente in uno dei finali più avvincenti della Liga.


