Juventus, Buffon: “Potevo lasciare i bianconeri … Vieri e Ronaldo mi toglievano il sonno”
Walter Veltroni ha intervistato il numero uno della Juventus, che sulle colonne del ‘Corriere dello Sport’ ha commentato il momento dei bianconeri e la loro “rinascita” dopo la sconfitta contro il Sassuolo nel girone d’andata.
“Essere il capitano? Il capitano è un giocatore che mette a disposizione degli altri, specie dei più giovani, la sua esperienza e cerca il linguaggio giusto per dare l’idea della responsabilità che si ha dell’indossare la maglia del proprio club e della nazionale.Bisogna essere riconosciuti e spendersi per i propri compagni“.
“La scossa dopo Sassuolo? Il discorso che ci siamo fatti è stato semplice – ha spiegato Buffon – Tutti abbiamo pensato la stessa cosa: se non avessimo vinto lo scudetto o peggio se avessimo continuato nel modo disastroso con cui avevamo iniziato il campionato ci avrebbero detto di tutto. Ci avrebbero detto che la ragione era nella assenza dei giocatori che erano andati via, che non avevamo più stimoli perché eravamo appagati, che i giocatori più datati erano ormai vecchi. Di tutto. Abbiamo fatto i conti e ci siamo detti che, in fondo, vincere 25 o 26 partite non era impossibile, lo avevamo fatto l’anno scorso. Ci siamo scrollati di dosso la paura e abbiamo cominciato questa bellissima cavalcata”.
“Potevo lasciare la Juve dopo la retrocessione? Sì, allora fui contattato da squadre importanti. Ma decisi di restare alla Juve in primo luogo per riconoscenza. Un valore che sarebbe bene riportare a galla. E poi volevo dimostrare concretamente che i valori del calcio in cui credo potevano essere non solo declamati retoricamente ma praticati. Il calcio non è solo business, è anche sentimenti. Senza i secondi anche il primo muore, dovremmo saperlo. Io, per parte mia, ho cercato di dimostrarlo”.
Buffon ha poi parlato dei suoi prossimi “eredi”: “Sono felice che si sia ricreata una leva di giovani numeri uno di qualità. Noi abbiamo sempre avuto una grande scuola ed è importante che si vedano di nuovo i risultati di questo lavoro sul nostro talento tra i pali. Potrei citarle, oltre a Donnarumma, alcuni giovani come Audero della Juve o Meretdell’Udinese. Nelle generazioni precedenti ci sono Perin, Sportiello, Consigli, Mirante e molti altri”.
E sul caso Totti: “Lui è unico, una storia come la sua non la scriverà più nessuno. Al tempo stesso penso che il bene primario è la Roma. E che Spalletti lavora con coerenza per assicurare questa priorità. Sarà Totti e solo lui a decidere quando smettere. E ho sentito che anche l’allenatore la pensa come lui. Insomma in questa confusione io penso che abbiano ragione tutti e due ma che non si siano capiti”.
E sul futuro: “Per i prossimi due anni io vorrei continuare a giocare come faccio oggi.Mi piacerebbe centrare il sesto mondiale. Sarebbe un record storico. Il portiere del Messico Carbajal e Lothar Matthaus ne hanno disputati cinque. Poi farò le mie valutazioni. In base agli stimoli, alle situazioni e alle opportunità che si apriranno. L’attaccante che mi ha fatto più soffrire? “Bobone” Vieri nel momento del suo massimo fulgore e Ronaldo il fenomeno. Loro due mi toglievano il sonno”.


