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Pellè e quel rigore: un momento di debolezza da accettareTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
lunedì 4 luglio 2016, 09:30Champions League
di Federico Mariani
per Tuttochampions.it

Pellè e quel rigore: un momento di debolezza da accettare

Non volevo offendere nessuno con il gesto dello scavetto. Non volevo fare lo sbruffone, solo tenere fermo Neuer”. Questa la spiegazione di Graziano Pellè, attaccante del Southampton e della Nazionale italiana, finito nel mirino delle critiche per il rigore fallito nella lotteria contro la Germania. In particolare, a scatenare l’ira dei tifosi azzurri, è stato il gesto del centravanti classe 1985, che mimava il classico cucchiaio con grande sicurezza, salvo poi sparacchiare una conclusione troppo brutta per essere vera. Quel primo piano, con Graziano, apparentemente spavaldo, quasi irridente nei confronti di un campione come Manuel Neuer, seguito da una ciabattata sul fondo, sono stati subito identificati come l’emblema di una sconfitta tanto inaspettata quanto dolorosa. Un’eliminazione sancita dalla troppa sicurezza e da poca umiltà, secondo molti.

Proviamo a riavvolgere il nastro e a riguardare quel rigore con un’altra prospettiva. Germania-Italia, 1-1. Calci di rigore: gli azzurri sono avanti 2-1, Ozil ha appena fallito il suo penalty, calciando sul palo. È evidente che il tiro di Pellè ha un peso rilevante. Se segnasse, l’Italia creerebbe un piccolo break, in gergo tennistico, costringendo i rivali ad inseguire. La “minaccia” di eseguire il classico cucchiaio da parte dell’italiano e l’errore maldestro sono noti a tutti. Ma, forse, dietro a quel gesto da spaccone c’era anche molta insicurezza. Non è semplice prendere quel pallone, sfidare gli sguardi di tutto lo stadio, resistere alla pressione di calciare un rigore davanti a tutto il mondo. È vero, Pellè è un professionista e in quanto tale ci si aspetterebbe di  più. Ma prima di tutto è un uomo, con tutte le sfaccettature e le debolezze. È normale sentirsi piccoli piccoli, avvertire un senso di insicurezza mentre ci si incammina verso la porta. Non tutti sono capaci di mascherare le proprie emozioni e di essere lucidi in quella situazione. I rigori finali hanno caratteristiche simili al poker: è un gioco di sguardi, di pensieri, di bluff. Pellè ha cercato di nascondere la sua incertezza di fronte a Manuel Neuer, miglior portiere al mondo da tre anni a questa parte. Un volpone, che sa riconoscere benissimo un rigorista preoccupato. Quante volte ci è capitato di fare come Graziano, occultando le nostre paure con una sicurezza ed una serenità che non avevamo? Quante volte non abbiamo voluto dar a vedere che eravamo insicuri? Il leccese è stato semplicemente fallibile nella sua umanità, ma non per questo va criticato.

La caccia al colpevole scatenatasi in questi ultimi giorni, dopo la vittoria tedesca, fanno parte dell’assenza di una cultura sportiva in Italia. La partita contro la Germania è stata una sorpresa in negativo. In molti si aspettavano una grande impresa, ma così non è stato. Per la prima volta è arrivata un’eliminazione per mano dei tedeschi, gli acerrimi nemici. Il popolo azzurro ha visto gli “altri” festeggiare. È stato un grande shock. E ovviamente è nata la caccia all’uomo, al responsabile, per giustificare una sconfitta. Senza pensare che ogni tanto nello sport si può perdere e che nella vita si può sbagliare. Si pretende la perfezione da questi eroi e ognuno nel suo piccolo tende ad autoassolversi e giustificarsi. Impariamo da questa partita ad applaudire i nostri eroi a prescindere dal risultato, senza cercare responsabili. Iniziamo ad amare questo sport per quello che è, non solo per la bellezza insita nella vittoria. Accettiamo questa eliminazione sereni, verrà il nostro momento più avanti. E, caro Graziano, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

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