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Il miracolo lusitano: Ronaldo ed i suoi compagni eroi a sorpresaTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
lunedì 11 luglio 2016, 09:00Primo Piano
di Federico Mariani
per Tuttochampions.it

Il miracolo lusitano: Ronaldo ed i suoi compagni eroi a sorpresa

È proprio vero: a volte la classe operaia va in Paradiso. A dir la verità, sono poche le occasioni in cui questo accade, ma, quando succede, è un evento memorabile. Il Portogallo vince l’Europeo nel modo più imprevedibile, con una selezione sulla carta meno valida rispetto alle formazioni messe in campo dai lusitani nelle precedenti manifestazioni.

Sicuramente l’undici del 2016 era inferiore a quello che mancò il trionfo continentale nell’edizione casalinga del 2004. Ma la squadra di Santos ha ribadito che il calcio non è matematica, non è una scienza esatta, non è solamente il trionfo del talento su altri aspetti. A volte il cuore può fare la differenza; a volte la forza di volontà, la determinazione di stringere i denti e di non arrendersi mai, nonostante tutto e tutti, possono essere ingredienti decisivi per un’impresa. Questo Portogallo storico non è certamente la squadra con il gioco più spettacolare, non ha una rosa infarcita di grandi campioni. Non ha una classe cristallina o un estro imprevedibile, ma possiede un gruppo unito e compatto, disposto a sacrficarsi e a superarsi ogni volta. anche quando sembra tutto finito.

È un successo che passa attraverso le mani di Rui Patricio anziché dai piedi di Ricardo, eroe lusitano dei quarti finale di Euro 2004. C’è il timbro di Pepe, difensore sgraziato e rude nei modi, per certi aspetti molto diverso rispetto a Nuno Valente, centrale elegante della selezione di 12 anni fa. C’è la freschezza di tanti giovani rampanti come Renato Sanches, semisconosciuto alla vigilia di questa manifestazione e divenuto uno dei prospetti più interessanti. C’è il ruggito dei vecchi leoni Nani e Quaresma, considerati stelle cadenti e non splendenti come Figo e Deco nel gruppo di Scolari, ma sorprendentemente decisivi e fondamentali. C’è il sigillo di Eder, un Carneade capace di diventare il Charisteas lusitano, cancellando il ricordo di quella maledetta notte del 4 luglio 2004, in cui fu la Grecia a beffare i portoghesi padroni di casa nella finalissima di Lisbona, un po’ come è accaduto ieri sera al Saint Denis, con la Francia nel ruolo di grande incompiuta.

Cristiano Ronaldo e Ricardo Carvalho sono i reduci di quel dramma sportivo nazionale. Il ricordo della beffa atroce non si è mai sopito, ma è stato anche uno stimolo per rincorrere il sogno di prendersi una rivincita. CR7, che aveva steccato clamorosamente nella notte di Lisbona, covava la sua vendetta in silenzio. Voleva una seconda chance per rifarsi e cancellare l’incubo di quel pallone sparacchiato in curva dopo essersi presentato a tu per tu con Nikopolidis. Sentiva quasi il dovere di zittire gli scettici che lo consideravano inferiore alle leggende Eusebio e Luis Figo. Ora potrà fregiarsi di un titolo che gli altri due hanno solamente sfiorato. A modo suo, è stata la notte del campionissimo portoghese, leader e trascinatore dei compagni. Ha mostrato umanità con quelle lacrime dovute all’infortunio provocato dallo scellerato intervento di Payet. Ha commosso tutti con quel pianto, proprio di chi vede un sogno sfuggirgli da sotto il naso. Al tempo stesso è stato determinante nel dare morale alla truppa e a compattare la squadra. Al netto di errori sotto porta, imprecisioni varie e poca lucidità in alcuni momenti, Euro 2016 resterà probabilmente il suo più grande capolavoro.
 

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