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Coppa delle Coppe 1987-1988: la favola dell'Atalanta di Mondonico
mercoledì 10 agosto 2016, 09:00Champions League
di Mariano De Rose
per Tuttochampions.it

Coppa delle Coppe 1987-1988: la favola dell'Atalanta di Mondonico

Arriviamo dunque alla stagione 1987-1988. Questa volta non approfondiremo la finale di un’italiana che vincerà la Coppa delle Coppe, anche perché non è questo il caso; facciamo una piccola deviazione e, senza allontanarci troppo, diamo uno sguardo ad un’edizione del torneo dalle forti tinte fiabesche. Parliamo della cavalcata europea dell’Atalanta di Emiliano Mondonico, frenata, assieme ad un sogno che cullava non solo Bergamo ma tutta l’Italia, soltanto in semifinale. Il cammino dell’Atalanta in Coppa delle Coppe però non è quello della classica “Cenerentola”; attualmente non c’è nulla che renda l’idea del miracolo sportivo meglio del trionfo in Premier del Leicester di Claudio Ranieri, ma quello dei nerazzurri, se è possibile, lo sarebbe stato ancora di più. Perché? Perché quell’anno la Dea – udite udite - giocava in Serie B.

Facciamo un passo indietro. L’Atalanta nella stagione ‘86/’87 arriva penultima in campionato, "guadagnandosi" la retrocessione, ma in Coppa Italia riesce a raggiungere la finale. Di fronte i nerazzurri non si ritrovano un avversario facile, anzi: è il Napoli di Diego Armando Maradona. I partenopei si aggiudicando il trofeo (4-0 il risultato finale fra andata e ritorno) oltre che la vittoria del primo scudetto della propria storia. Questo comporta l’accesso diretto della squadra di Ottavio Bianchi alla Coppa Campioni, abdicano di conseguenza il proprio posto in Coppa delle Coppe all’Atalanta. I bergamaschi si ritrovano in una situazione paradossale: retrocessione in Serie B e qualificazione per la seconda più prestigiosa competizione calcistica europea.

Chiunque all’epoca avrebbe detto: “pensiamo a tornare in Serie A ed evitiamo distrazioni”. Ragionamento condiviso solo in parte da Emiliano Mondonico, fresco allenatore del club bergamaco, che sì, vuole subito riportare la squadra in A, ma senza perdere terreno altrove. Il diktat del neo tecnico nerazzurro è dunque quello del “vincere aiuta a vincere”, e che la Serie B e la Coppa delle Coppe andassero interpretate con lo stesso approccio famelico. La squadra segue il proprio condottiero e in Europa l’Atalanta stupisce tutti, facendo fuori persino formazioni del calibro dello Sporting Lisbona.

L’Italia è vittima dell’incanto Atalanta, è tutti tifano per la piccola mina vagante europea che, fra una cosa e l’altra, trascinata da Garlini e Stomberg, arriva a giocarsi la semifinale di Coppa contro il Mechelen di Preud’Homme. La favola però finisce qui. A nulla serve il sostegno dell’intero paese che vedeva nella squadra di Mondonico l’ultima rappresentante del calcio italiano in una competizione europea. L’Atalanta saluta il torneo dopo un risultato complessivo di 4-2 contro i belgi che alla fine alzeranno anche il trofeo battendo l’Ajax in finale.

Ai bergamaschi resta la consolazione – si fa per dire – di conquistare la promozione in A all’ultima giocata di campionato. Certo, era quello l’obiettivo principale del club, ma la storia alcune volte tende a cambiare le carte in tavola. Una storia che, nel 1988, mancò per pochissimo l’appuntamento con un inatteso brutto anatroccolo.

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