Totti-Roma storia infinita: "Allenare? Può darsi"
E' forse il periodo più bello degli ultimi anni per Francesco Totti. Quarant'anni compiuti da poco, con ancora la forza di dire la propria in campo, ma anche fuori, come testimonia una lunga intervista rilasciata dall'eterno capitano giallorosso a Walter Veltroni, oggi in edicola sul Corriere dello Sport.
Sono tanti gli aneddoti raccontati, a partire da quelli più lontanti quando un piccolo Totti giocava sotto casa con gli amici: "Il primo ricordo del calcio è sotto casa, è davanti a scuola. C’era un parco grande, dove c’era la possibilità di giocare con gli amici e con i miei cugini. Quello è il mio primo ricordo di un pallone, avevo cinque o sei. La mia stanza era tappezzata di giallo e rosso. Era una stanza della Roma. C’era un grande poster del mio idolo di allora, Giannini". La grande passione per il calcio a cui poco poteva legarsi quella per gli studi: "A scuola andavo a piedi. Di fronte a casa mia c’era la scuola. Da piccolo facevo la mia figura. Un 6 perfetto, né più né meno, che se no si esagerava. Avevo un piano perfetto: uscivo da scuola all’una, mangiavo di corsa e dall’una e mezzo alle due, massimo, studiavo. Ma poi, appena sentivo il rumore del pallone dei miei amici sotto casa, dicevo a mamma che avevo studiato tutto e scendevo. Restavo dalle due fino alle 7 e mezzo-otto, tutti i giorni, tutto l’anno".
Il capitano passa poi a raccontare i suoi primi anni nelle giovanili della Lodigiani prima e della Roma poi, dove il suo destino si incrocia con quello di chi per anni sarà suo grande avversario prima nei derby con la Lazio e, poi, nelle sfide l Milan, Alessandro Nesta: "Arrivai grazie a Ermenegildo Giannini (n.d.r. padre di Giuseppe). Un giorno mi guardò palleggiare e mi prese senza che giocassi. Sì, poi è arrivata una lettera dove mi volevano portare alla Roma. Invece poi andai alla Lodigiani per tre anni fino a undici anni e a dodici tornai alla Roma. Con Nesta ci siamo incontrati da quando avevo dodici anni perché abbiamo fatto tutta la trafila del settore giovanile. Io con la Roma e lui con la Lazio perciò eravamo già amici nemici, come si dice. Però in quella partita eravamo, mi sembra, a Primavalle. Era la finale Lodigiani-Lazio e vincemmo 1 a 0 con mio tiro su punizione. Però loro erano forti perché c’era Di Vaio, c’era Nesta, giocatori che poi hanno giocato in serie A".
Ma l'avventura giallorossa di Totti è stata caratterizzata anche da momenti meno belli, come quando nel 2003 rischiò di esser ceduto al Real: "C’era Capello con i Sensi, ma vivevamo un momento molto particolare tra me e la società, alcune cose non andavano nel verso giusto. Avevo chiesto alcune cose specifiche. Loro non è che non volessero accontentarmi ma sembravano ignorare le mie aspettative. Il Real Madrid spingeva a tutti i costi perché giocassi da loro. Era l’unica squadra al mondo per la quale io, a malincuore, avrei potuto lasciare Roma. Ci pensai seriamente. Però alla fine la famiglia, gli amici, mia moglie, mi hanno aiutato a capire tante cose, così sono rimasto qua. E considero che sia stata una fortuna".
Tra gli allenatori, invece, il preferito rimane Zeman, quello con cui ha avuto maggiori problemi Bianchi: "Zeman era quello con cui mi sono trovato meglio di tutti. Io non ho avuto mai problemi con gli allenatori perché poi alla fine ho fatto sempre il mio dovere, li ho sempre rispettati e, questo lo ribadisco un’altra volta, io alla Roma non ho mai cacciato via un allenatore, non ho mai voluto un allenatore. L’unico con cui ho avuto un po’ di problemi è stato Carlos Bianchi. Però ancora ero giovane e lui non è che era molto attento ai giocatori romani perché a lui piacevano più gli stranieri. Aveva cercato in tutti i modi di spingermi verso altri orizzonti: è mancato pochissimo, perché mi ero messo d’accordo con la Sampdoria. Firmai con la Sampdoria e il giorno dopo ci fu un torneo all’Olimpico con Ajax e Borussia Dortmund. Fu la sera prima che io andassi alla Sampdoria. Ma gli dei di Roma si ribellarono e fu una serata magica, per me storica. Forse sarà stato il destino, ma quella sera feci due goal sia all’Ajax che al Borussia Dortmund. All’Ajax c’era un giocatore molto forte che Carlos Bianchi voleva a tutti i costi. Ma dopo la partita il presidente Sensi s’impuntò e disse: lui da qua non va via. Alla fine saltò tutto con la Sampdoria e rimasi in giallorosso. Bianchi disse o Totti o me e Sensi disse Totti".
L'intervista continua e Totti indica Cassano come il compagno più forte che abbia avuto, definendolo "uno dei giocatori più forti non in Italia ma anche in Europa, perché lui tecnicamente è un fenomeno", senza però dimenticare altri, come Batistuta e Montella: "Quelli sono giocatori che hanno fatto la storia del calcio. Vanno ricordati perché era un piacere vederli e ho avuto la fortuna di giocarci anche insieme".
Infine, un pensiero sull'attuale tecnico giallorosso Spalletti e su una sua possibile carriera da allenatore: "Ho un buon rapporto. Un rapporto che va oltre anche il calcio. Una bella persona, una persona che ha i propri valori, che per me ha fatto tanto, una persona che vuole vincere, un allenatore che ha una cultura calcistica superiore alla media. E per me la Roma ha fatto un grande investimento riprendendo questo allenatore. Sinceramente non so cosa farò. Però spero di rimanere per sempre nella Roma. Questo è il mio desiderio, e mi auguro e voglio aiutare la società nella quale ho speso la gran parte della mia vita. Sarei davvero felice se potessi essere di aiuto alla Roma. Se mi piacerebbe allenare? Da a una parte sì. Però in questo momento non ci penso perché, conoscendo il mio carattere, forse non saprei gestire un gruppo. Però, in effetti, vedo tutti i miei ex compagni che appena smesso di giocare hanno preso questa carriera d’allenatore. Mi sa che scatta qualche cosa dopo, perché tutti si mettono a fare gli allenatori e allora può darsi pure che scatterà qualche cosa anche a me. Che devo dire: cambierò carattere, cambierò modo di impostare tante cose".


