1995-96: Finalmente è festa Juventus
La Serie A ritrova la Juventus, campione d’Italia a nove anni dall’ultima volta. Quella di Marcello Lippi, vincente al primo anno sulla panchina bianconera, è una squadra che ha saputo sfruttare appieno la novità dei tre punti per vittoria, facendo il record di successi in trasferta. Al resto ha pensato la Triade, la nuova dirigenza scelta dalla famiglia Agnelli pensionando definitivamente Boniperti e Trapattoni. Appena arrivato, Moggi mette a segno subito due colpi decisivi, portando a Torino Ciro Ferrara, strappato alla Roma, e l’illuminato regista Paulo Sousa, oltre al capitano del Marsiglia Deschamps. Ma in fondo è una Juve operaia, che dopo lo scudetto rinuncia volentieri all’apporto di Roberto Baggio per affidarsi a gregari come Ravanelli, Di Livio e Torricelli. Inseriti nel girone con Rangers, Steaua e quel Borussia Dortmund già battuto due anni prima in finale di Coppa Uefa, i torinesi partono fortissimi, con quattro vittorie consecutive a suon di gol e marchiate a fuoco dal giovane Alessandro Del Piero, che sforna una serie di gol che da quel momento prenderanno il suo nome. Un destro a giro dal vertice sinistro dell’area di rigore. Ottenuta la qualificazione arriva il rilassamento, con sconfitta al Delle Alpi contro i tedeschi che così si assicurano la piazza d’onore. Non mancano le sorprese negli altri gruppi. Il primo vede la netta affermazione del Panathinaikos davanti all’emergente Nantes, col Porto eliminato insieme all’Aalborg, arrivato fin qui grazie alla squalifica della Dinamo Kiev che l’aveva eliminato nel preliminare, salvo incappare in una squalifica per corruzione. Il secondo girone viene letteralmente asfaltato dallo Spartak Mosca, che dalla dissoluzione dell’URSS domina ininterrottamente il campionato russo. La squadra dell’esercito chiude a punteggio pieno davanti al Legia Varsavia, col Rosenborg e la sorpresa inglese Blackburn a salutare. Poca storia anche nel quarto raggruppamento, ucciso presto da Ajax e Real Madrid con Ferenváros e Grasshopper prevedibili sparring-partners.
La vera Coppa inizia ai quarti di finale, anche se il sorteggio mette subito di fronte le quattro grandi favorite. Buon per Panathinaikos e Nantes, che centrano così un’inattesa semifinale. I greci si impongono facilmente in casa sul Legia, mentre i francesi, dopo il 2-0 sul proprio terreno, rischiano la rimonta a Mosca. Lo Spartak, però, dopo la pausa invernale non è più quello dell’autunno e nella ripresa subisce la doppietta di Ouédec per il 2-2 finale. A spaventare l’Europa è invece l’Ajax, che da buon detentore non da scampo al Borussia Dortmund. Davids e Kluivert sistemano le cose già al Westfalenstadion, mentre ad Amsterdam il successo lo firma l’esterno sinistro Musampa, ennesimo prodotto del vivaio ajacide. L’attenzione maggiore è però per la sfida tra la Juventus e il Real Madrid. Al Bernabeu i madrileni si riscoprono grandi, dopo anni di anonimato, dominando una Juventus intimorita e priva del suo leader Vialli. A salvare i bianconeri ci pensa Peruzzi in serata di grazia e trafitto solo una volta dal giovane Raúl. Tutta un’altra storia a Torino, dove esce alla grande la maggior fisicità juventina. Del Piero pareggia i conti su punizione dopo un quarto d’ora e, nella ripresa, è il sostituto dello squalificato Ravanelli, l’utilissimo Padovano, a firmare il gol qualificazione.
Si ha l’impressione che lo scoglio maggiore verso la finale sia stato superato, perché il Nantes non sembra all’altezza dei merengues. Vialli e Jugović, arrivato in estate e fin qui frenato dagli infortuni, nella ripresa firmano il 2-0 del Delle Alpi che rende la trasferta francese una formalità. Infatti, allo Stade de la Beaujoire, Vialli e Paulo Sousa portano avanti per due volte la loro squadra tagliando le gambe ai padroni di casa, che comunque riescono ad ottenere una vittoria inutile ma onorevole negli ultimi minuti. Avversario della finale, programmata all’Olimpico di Roma, sarà l’Ajax, che all’andata vede nero quando il polacco Warzycha firma l’incredibile vittoria del Panathinaikos ad Amsterdam a tre minuti dal termine. Ad Atene, però, esce fuori la tecnica degli olandesi, che sistemano le cose dopo quattro minuti con Litmanen, per poi dilagare nel finale con lo stesso finlandese (capocannoniere del torneo) e con Wooter. Per il tecnico olandese Van Gaal, però, ci solo le brutte notizie della squalifica di Reiziger e degli infortuni a Marcio Santos, Reuser e, soprattutto, al furetto Overmars.
A undici anni di distanza dalla tragica notte dell’Heysel la Juventus torna dunque in finale di Coppa dei Campioni. Marcello Lippi è riuscito in due anni a costruire una corazzata che fa del fisico e della grinta le sue armi vincenti. Il modulo è un inedito, a questi livelli, 4-3-3 col tridente formato da Vialli, Ravanelli e Del Piero che a turno aiutano il centrocampo guidato dalla regia di Paulo Sousa e dagli scudieri Deschamps e Conte. Al resto ci pensa la difesa, davanti a Peruzzi che è ormai il miglior portiere italiano. L’Ajax, tra infortuni e cessioni illustri, è cambiato per quattro undicesimi rispetto a quello che ha battuto il Milan dodici mesi prima. Non c’è più Rijkaard, mentre al centro dell’attacco spicca l’imponente centravanti nigeriano Nwankwo Kanu, che a fine stagione passerà all’Inter. Cambiano gli uomini, ma la squadra di Van Gaal non cambia modo di giocare, prendendo in mano il pallino fin dai primi minuti col suo palleggio insistito, nonostante il fattore campo avverso. Alla lunga, però, le sue trame di gioco diventano sterili e il furioso pressing juventino ha la meglio. Non passa nemmeno un quarto d’ora che Ravanelli colpisce. “Penna Bianca” approfitta di una clamorosa incomprensione tra Frank De Boer e il portiere Van der Sar, anticipa l’uscita di quest’ultimo e deposita in rete quasi dalla linea di fondo. L’Ajax risponde d’esperienza a fine primo tempo. Calcio di punizione dal limite affidato al sinistro di Frank De Boer, sul quale Peruzzi commette l’unico errore della sua stagione respingendo goffamente coi pugni. Il pallone carambola sui piedi dell’accorrente Litmanen, che controlla e deposita comodamente in rete. Nella ripresa la Juventus cresce, in contemporanea col calo fisico degli avversari, ma la maledizione delle finali sembra colpire ancora i bianconeri e le conclusioni di Del Piero e Vialli non impensieriscono Van der Sar. Nulla di fatto nemmeno ai supplementari e si va dunque ai calci di rigore per la terza volta nelle ultime tre finali “italiane”. I rigori hanno segnato in negativo gli ultimi due mondiali e continueranno a far dannare i tifosi italiani, ma per fortuna della Juventus anche gli olandesi non vanno molto d’accordo coi tiri dal dischetto. Davids sbaglia subito la sua conclusione, facilmente respinta da Peruzzi. Il vantaggio psicologico aiuta i vari Ferrara, Pessotto e Padovano, che non commettono errori, così come gli avversari Litmanen e Scholten. A quel punto arriva però la svolta decisiva, con l’errore dell’esperto terzino Silooy e la nuova parata di Peruzzi. Tocca dunque a Jugović il tiro decisivo e il centrocampista serbo non sbaglia, regalando alla Juventus la seconda Coppa della sua storia, stavolta senza macchie né recriminazioni. È il trionfo della volontà, di onesti gregari diventati campioni, ed è la rivincita personale di Vialli, beffato sul filo di lana dal Barcellona quattro anni prima. Sembra che un nuovo ciclo come quello del Milan si possa aprire, ma le partenze dello stesso Vialli, di Ravanelli e Paulo Sousa segnano una nuova svolta. La Juventus resterà vincente in Italia e protagonista in Europa, senza però più acuti come quello sotto il cielo di Roma.


