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Flash mob, Europei spostati, serie A “da terminare”, enorme solidarietà, eroi e isolamento: la vita ai tempi del coronavirus

Flash mob, Europei spostati, serie A “da terminare”, enorme solidarietà, eroi e isolamento: la vita ai tempi del coronavirus
© foto di Alessio Alaimo
martedì 17 marzo 2020 16:52Editoriale
di Fabrizio Biasin

Eccoci qui. Scriviamo dall’isolamento, ovvio.
La prima cosa che va scritta è che dovete stare a casa, ma non solo “per voi”, semmai per “tutti noi”: la vostra “libertà di passeggiare” non fa altro che diffondere il morbo. È vero, l’hanno capito quasi tutti, ma il dato di fatto è che il numero dei denunciati ha praticamente superato il numero dei contagiati. Il discorso è sempre lo stesso: se per il virus un vaccino si troverà, per l’imbecillità non c’è speranza.
La seconda cosa che va scritta è che qualcuno non può stare a casa, perché l’isolamento purtroppo non è “democratico”. Ecco, anche per rispetto di tutti questi (dottori, infermieri, operai, dipendenti dei supermercati e così via), vediamo di fare i bravi. Checcazzo.
La terza cosa che va scritta è che in questo momento non ha molto senso parlare di calcio, ma oggi i grandi capi dell’Uefa rinvieranno l’Europeo (a meno di ulteriori scelte folli) e daranno la possibilità alle leghe nazionali di riorganizzare in qualche modo i rispettivi calendari.
La quarta cosa che va scritta è che la sbrodolata qua sopra non può essere archiviata con un banale “riorganizzeremo i calendari”. La verità è che nessuno può sapere quello che accadrà e se anche si troverà il modo per ripartire (non è affatto scontato nel breve periodo) dovremo quantomeno scordarci le porte aperte.
La quinta cosa che va scritta è che i calciatori dovranno entrare nell’ottica di proseguire l’attività oltre il 30 di giugno. Non ci sono grosse alternative. Si spera che nessuno faccia i capricci.
La sesta cosa ce la dice Mihajlovic: "Ho fatto due guerre, vissuto le bombe: sarà mai un problema stare a casa? Non sto sminuendo i pericoli del coronavirus, né l'ansia di chi non è abituato a stare a casa. Per dire: mia moglie si muove di più in casa che certi calciatori in campo! Ma dopo mesi in ospedale senza neppure aprire una finestra, stare a casa con la famiglia per me è un privilegio". Enorme Sinisa.
La settima cosa che va scritta è che troppi ci stanno dicendo “italiani pasticcioni” e forse hanno ragione, ma mentre ce lo dicono non si rendono conto che stanno commettendo i nostri stessi errori. Domenica, in Gran Bretagna, c’era il pienone ai concerti, alle maratone, ovunque.
L’ottava cosa che va scritta è che sono bellissimi i flash mob sui balconi, ma io non ho un balcone e mi sento come quando Guido Bisoni per questioni di figurine non scambiate mi escluse dalla sua festa delle medie. Maledetto Bisoni (nome fittizio).
La nona cosa che va scritta è che tante volte diciamo ai calciatori “scimuniti” ma molti in questi giorni si stanno facendo valere. Danilone D’ambrosio, per citarne uno, ha donato 40 mila euro a favore della raccolta fondi organizzata da Chiara Ferragni e Fedez. E prima di pensare “sì ma per lui è facile” è giusto chiedersi “io cosa ho fatto?”. Ecco.
La decima cosa riguarda mia sorella “grande”. Scusate se sfrutto questo spazio, ma è parecchio importante. Forza e coraggio a tutti, in fondo nella sofferenza stiamo scoprendo quanto siamo “belli”.

Dal mio facebook:

Ciao, mi ha scritto mia sorella “grande”. Mia sorella “grande” si chiama Mara ed è (copio e incollo) “professore associato In biologia applicata presso la cattedra di Immunologia dell'Università Statale di Milano, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche - L. Sacco”. Sì, esatto, è lei la parte buona della famiglia.

Mia sorella Mara e il suo staff in questo momento (copio e incollo) “studiano la risposta immunitaria in pazienti affetti da Covid-19”. Praticamente cercano il vaccino. E voi direte “ellamadò, chi si crede di essere, Barbara d’Urso?”. Forse sì. Il fatto è che per tanti anni ha cercato rimedi anche per sconfiggere l’Aids e ha pure trovato soluzioni che non sto qui a spiegarvi perché io, francamente, sono un giornalista quaquaraqua e non ci capisco una fava.

E veniamo al punto. Per arrivare all’obiettivo mia sorella e il suo staff hanno bisogno di fondi, perché grano non ce n’è.

Le ho detto: “Avete un link per una raccolta così ve lo pubblico e tanti saluti?”.

Mi ha risposto così (copio e incollo): “Bisognerebbe scrivere una lettera su carta intestata (nel caso di una società) o con i dati del donatore (nel caso di un privato: nome, cognome, codice fiscale) intestata a Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche L-Sacco: scrivendo. ‘Con la presente io NOME E COGNOME intendo donare la cifra di… al dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche L. Sacco per sostenere l'attività di ricerca relativa alla caratterizzazione della risposta immunitaria in pazienti affetti da COVID-19" coordinata dalle prof.sse Mara Biasin e Daria Trabattoni’. La lettera deve essere inviata via email a me (mara.biasin@unimi.it) e alla segretaria del dipartimento (monica.molinai@unimi.it) che spiegherà come procedere. NE HO DAVVERO BISOGNO! Grazie Fabri”.

Le ho risposto così: “Mara, minchia (non badiamo ai formalismi in famiglia), tutti fanno la raccolta fondi con il link, tu chiedi una roba che la gente si smarona appena la legge”.

Mi ha risposto così: “Dai, è importante”.

Conclusione, vi chiedo di dare una mano (anche solo con una condivisione), quanto alla serietà della cosa garantisco io. Per il resto è inutile aggiungere orpelli, la situazione la conoscete.

Grazie.

Ps. All’inizio ho scritto “sorella grande” perché l’altra sorella (Greta, mia gemella) è infermiera al “Valduce” di Como e come tutte le infermiere in questo momento c’ha cazzi da risolvere che neanche vi sto a raccontare e potete solo immaginare.

Ciao, un fratello orgoglioso

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