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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: la mossa di Allegri per l’Atletico, quella di Paratici sul mercato. Inter: il ritorno di Icardi, il “metodo Marotta” e… la situazione Conte. Milan: Leonardo, gran doppietta. E su Cuneo-ProPiacenza…

19.02.2019 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 35108 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buondì, la Roma sta giocando contro il Bologna, nel frattempo Wanda Nara brucia in un camino le foto di lei con Icardi. Pare sia un’usanza per scacciare le maledizioni. Io insisto: meglio i gin-tonic. Comunque, è stata una settimana molto intensa e tutti hanno parlato di un “caso” parecchio spinoso: la vittoria di Mahmood a Sanremo.

La vittoria di Mahmood a Sanremo è seconda solo a un altro caso ben più spinoso: la vittoria del Cuneo contro la Pro Piacenza per 20-0. Quello che è successo in LegaPro lo sapete già: la Pro si presenta al campo in formazione più ridicola che rimaneggiata (7 tesserati), ne prende 20, infine viene radiata dalla federazione. Della faccenda “prima o poi riusciremo a prevenire invece che a curare?” è inutile parlare perché ora tutti quanti ci diranno “non capiterà più!” ma poi, puntualmente, capiterà (“no, non è vero! Non capiterà!”, vedrete che lo diranno).

Qui, invece, preferiamo, parlare direttamente con i calciatori del Cuneo. Dunque, amici calciatori del Cuneo, una domanda: cosa avete al posto della coscienza, un tostapane? Ma dico io, posso arrivare a capire il portiere che dice “oh, voglio fare gol anch’io”, ma quelli che hanno segnato triplette e quadruplette contro l’Armata Brancaleone piacentina sono peggio di mia madre che fa il cruciverba con le soluzioni davanti (sì mamma, lo fai). In ogni caso il 20-0 è stato trasformato in uno 3-0 a tavolino e, insomma, gli avidi bomberoni se la sono infine presa nel Cuneo.

Tenevo molto a parlare di questa cosa perché mi è parsa da subito esemplare del fatto che appena abbiamo l’occasione siamo tutti abbastanza infamoni e approfittatori.

(Bene, forse non si è notato e quindi lo dico apertamente: non ho voglia di scrivere. Ma siccome “prima scrivi prima finisci” veniamo subito al sodo).

Prima cosa: Milan. Siccome dico da un anno “Gattuso è bravo” non andrò avanti a dire “io l’avevo detto che era bravo, io, io, io!” ma farò, al contrario, ammenda. Pensavo onestamente che Leonardo avesse combinato una mezza puttanata con Paquetà e, vi dirò, anche quei 35 milioni per Piatek mi parevano esagerati. Errore maximo! Il brasiliano è calciatore-europeo più europeo di molti calciatori europei e il polacco, beh… non è che ci sia molto da aggiungere rispetto al primo gol contro l’Atalanta. E allora presento le mie umili scuse (anche se il vero capolavoro lo hanno fatto al Genoa: 4.5 milioni) e ripeto 100 volte: “Se io son qui a scrivere e non faccio il dirigentone un motivo ci sarà/ Se io son qui a scrivere e non faccio il dirigentone un motivo ci sarà/ Se io son qui a scrivere e non faccio il dirigentone un motivo ci sarà… eccetera”.

Seconda cosa: Higuain. Higuain ieri ha perso con il suo Chelsea ma pare che abbia chiesto la cessione al Manchester United per vincere la partita. Higuain è molto furbo.

Terza cosa: la Juve. La Juve domani gioca una partita che sulla carta è un ottavo di finale ma in concreto potrebbe valere una finale. Molti dicono: “Sono cavoli acidi per la Signora”, il sottoscritto pensa che chi dice “gli allenatori non contano più del 20%” non conoscono la storia di Allegri. La Juve anche quest’anno arriva alle sfide da “dentro o fuori” nella condizione psico-fisica ideale: i difensori stavano male e ora son pronti, davanti c’è solo l’imbarazzo della scelta, una sorpresa di formazione è assai probabile... Totale: i bianconeri possono vincere o perdere, ma di sicuro hanno preparato codesta sfida come si deve. E Paratici? Vuole davvero Icardi? Forse sì, magari invece no. In fondo sa perfettamente che (detto simpaticamente) “rompere le balle” agli avversari non costa nulla… e a volte serve.

Quarta cosa: le questioni interiste. L’Inter ha vinto tre partite in 8 giorni ma questa cosa interessa molto poco alle masse (bah…). Tutti parlano del caso-Icardi. Il caso-Icardi è molto semplice: la pace tra le parti è assai difficile perché lui si sente “tradito” dalla società e la società si sente “tradita” dal giocatore. Al di là delle parole è veramente difficile trovare un punto di incontro, in particolare con l’allenatore. Se il gruppo (croati a parte) non ha alcun problema con l’argentino, il tecnico sembra non aver digerito affatto le recenti dichiarazioni di Wanda Nara (“Non capisco perché non ha fatto giocare di più Lautaro”). Il tecnico è giustamente incazzato e lo ha fatto capire anche nel post Inter-Samp (“doveva venire nello spogliatoio”). Insomma, la situazione è tutto tranne che risolta ed è veramente difficile immaginare quando Icardi potrà rimettere piede in campo. A giugno il divorzio è assai probabile, resta solo da capire quale possa essere la destinazione del giocatore. Di sicuro non la Juve, del resto l’ad Marotta e Zhang sono stati molto chiari a tal proposito.

Ecco, Marotta: la disciplina è infine arrivata ad Appiano Gentile sotto forma di “chi sgarra paga” e “il gruppo viene prima del singolo”. Per questo il “trattamento Icardi” è probabile che venga riservato anche ad altri giocatori ritenuti, diciamo così, “non impeccabili”, così come è ancora più probabile che a giugno si realizzi una vera e propria rivoluzione a più livelli. Ben sapete che da sempre il sottoscritto parla dell’”ombra di Conte su questo o quell’allenatore” come di una costruzione giornalistica realizzata a tavolino per riempiere le pagine dei giornali in tempi di magra. Ebbene, in questo specifico caso, la “ciccia”, c’è: contatti informali ci sono già stati, quelli formali dovrebbero avvenire in un futuro non lontano (e lontano da sguardi indiscreti…). Totale: Marotta vuole vincere, per farlo intende utilizzare il metodo che meglio ha funzionato in Italia negli ultimi 7 anni e che, guarda caso, porta il suo nome.

Ps. Auguri per i tuoi 26 anni Mauro Icardi, di cuore, dal sottoscritto che ti segue da quando facevi pio pio a Barcellona e, magari, anche da tutti quelli che pensano che un rapporto incrinato non possa far dimenticare 5 anni di sofferenze e gioie vissute assieme.

Fine. Nel salutarvi ci tenevo a togliermi due sassolini dalle scarpe.

Il primo. Oh tu, infamazzo che aspetti che tutti siano dentro San Siro per fare la ronda e mettere le multe. Io te lo dico: forse farai guadagnare tanti soldi al comune, ma sei veramente cattivo.

Il secondo. Oh tu che hai messo 6 a Lautaro Martinez nelle pagelle di Fantagazzetta, ammettilo, non hai visto la partita: eri in giro con l’infamazzo delle multe.

Tanti saluti. Ora celebriamo Danilo D’Ambrosio (pezzo pubblicato su Esquire.it) quale grande esempio per tutti noi ex giocatori dal cuore enorme e i piedi ferrati (Twitter: @FBiasin).

Danilone D’Ambrosio ha le fattezze del Playmobil.

Il Playmobil è quel gioco assai in voga negli anni 80 costituito da una serie di pupazzetti in plastica con i capelli che si staccano e le facce da minchioni. Danilone D’Ambrosio non ha la faccia da minchione, ma il capello in plastica un po’ sì. Bene. Fine del paragone col Playmobil che è patetico ma ormai non lo cancelliamo per questioni di “tempo perso” e rispetto del medesimo.

Danilo D’Ambrosio è un terzino con piedi grossi e cervello fino. Domenica ha fatto gol. Quest’anno ne aveva già messo nel sacco un altro. La stagione passata ne aveva fatti altri ancora, uno molto importante nel famoso 2-3 di maggio contro la Lazio. Molti lo trattano come il fesso che non è, l’inadatto, il titolare per mancanza d’alternative (del resto i Maicon non crescono sulle piante), quello da cambiare a tutti i costi se si vuol fare il salto di qualità. Ebbene, qui vi sveliamo un segreto: ci sono terzini destri migliori di Danilo D’Ambrosio. Ora ve ne svegliamo un altro: non sono così tanti.

A questo punto del pezzo molti staranno dicendo “ma questo è scemo” e in effetti è così, ma vi prego di chiedere a i vostri amici invasati di Fantacalcio perché loro, forse, potranno essere d’accordo con lo scrivente. Danilo D’Ambrosio è costante come la goccia che batte sulla fronte nella celebre tortura cinese: 6, 6, 6, 6, 6. Che poi sono i suoi voti in pagella. Oh, a volte scende sotto la soglia (5 e 5.5), ma ancor più spesso tocca vette inesplorate (6.5 e 7). Ma in genere no, è sempre 6, 6, 6: costante a formare il numero del Diavolo.

A quest’altro punto del pezzo molti penseranno “ma chi è che sta scrivendo, un parente? Francuzzo D’Ambrosio?”. E in effetti stiamo esagerando, ma vi invitiamo ad osservare come si arriva al gol del momentaneo 1-0 in Inter-Sampdoria 2-1: a sinistra Perisic si ricorda di avere giocato la finale di un Mondiale e si beve dai 13 ai 15 giocatori della Sampdoria, nel frattempo in mezzo all’area una serie di altri giocatori son lì che osservano bei sereni e pensano “eccoci qui, vediamo cosa accade”. Mentre succedono queste cose Danilo Bello è più o meno in una zona del campo inutile, praticamente a centrocampo. È lì, bello paciarotto, talmente lontano da non rientrare in ogni logica inquadratura.

E niente, Perisic gioca a saltare questo e quello e lui guidato dall’istinto degli affamati si mette in moto (“quasi quasi ci provo”). Danilo D’Ambrosio, signori, parte da distanza siderale, entra in area, passa in mezzo a sampdoriani in quantità e segna un gol che pare facile, ma per farlo ci devi arrivare e lui – ricordiamolo - era partito dal parcheggio dello stadio.

A questo punto del pezzo molti penseranno “adesso basta, questo sta esagerando” e certamente avete ragione, ma tenetevi stretti quelli come Danilo D’Ambrosio perché sono rari casi di professionisti che rispondono sempre presente: quando le cose vanno male, quando le cose vanno bene, quando c’è da giocare a destra, sinistra, in mezzo, quando c’è da guardare gli altri dalla panchina perché è un po’ giù di tono e a lui lo salva solo il fiato, non certo i piedi buoni.

E andiamo a concludere. Danilo D’Ambrosio non passerà alla storia del calcio e in un’Inter che ci si immagina al più presto super-competitiva difficilmente potrà pretendere una maglia da titolare, ma questo non è un pezzo per fare la classifica dei terzini bravi e quelli meno bravi, è un pezzo per dire “bravo” a chi non ha decisamente lo stesso dna dei Cafù, ma quanto a dedizione potrebbe dar lezioni a tanti, tantissimi.


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