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Editoriale

Juve, le plusvalenze non fanno vincere la Champions. Il Milan se ne frega del fair play finanziario, l'Inter riparte da Spalletti? Conte, Tuchel, Sarri e altre leggende

Nato a Bergamo il 23-06-1984, vive a Firenze. Caporedattore di TuttoMercatoWeb, ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 scrive per il Corriere della Sera
21.04.2019 11:05 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 53750 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

La festa Scudetto non è tale quando esci dai quarti di Champions League per mano dell'Ajax. E soprattutto quando potevi farlo una settimana prima, con un pari tranquillo a Ferrara, invece di inserire giocatori di Serie C oppure giovani. La formazione era più forte di quella della Spal, evidente, ma le motivazioni erano pari a giocare un trofeo estivo. Quando scende la catena poi è difficile rimetterla su, al di là dei musetti di Allegri. La Juventus che finisce contro il muro Ajax ha riaperto dibattiti sui fatturati, sui guadagni, su chi può far cosa. Un campanello d'allarme per i bianconeri era arrivato in Coppa Italia, con la sonora sveglia di Bergamo, 3-0 che in pochi hanno considerato come risultato ampiamente meritato dai bergamaschi, quasi fosse un'esercitazione. Vincere aiuta a vincere, chiedetelo alla Spal.

Il metodo Juventus non è così difficile da analizzare. Prendere i giovani migliori, spesso mantenerli sotto il proprio controllo, come ai tempi delle comproprietà. Ora si chiamano prestiti con diritto di riscatto e controriscatto. Quando va bene, come per Spinazzola, lo riporti a casa. Altrimenti, come per Audero, lo perdi a una cifra ancora maggiore: la Samp poteva riscattarlo per 11, la Juve controriscattarlo per 14, facciamo 20 senza controriscatto che va bene a tutti, soprattutto al bilancio della Juve. Che, attenzione, non voleva perdere Audero. Ma che per pagare e mettere i conti a posto ha dovuto cedere qualche profilo interessante. Poi certo, Mandragora a 20, Sturaro a 18, Cerri a 10... Sono valutazioni che anni fa non avrebbero avuto ragione di esistere, soprattutto per chi li ha comprati (non Inter e Milan, per intenderci) ma la liceità di alcune operazioni non è (del tutto) affare nostro. La realtà è che la stagione del fair play finanziario sembra arrivata al termine.

In questo c'è molto del Milan. Quest'anno il bilancio dirà -80 milioni di euro, outlook positivo rispetto ai -126 dell'anno scorso, ripianati in un sol colpo da Elliott con 170 per le spese ordinarie. I rossoneri, di fatto, non hanno problemi di soldi. Ne hanno con gli investimenti, perché la proprietà vorrebbe inserire capitali per permettersi grandi colpi. I Messi e i Cristiano Ronaldo, come i Van Basten dell'epoca. Ma non possono farlo perché il modello dev'essere sostenibile. Qui si apre il fronte che allarga le ferite: è giusto che i proprietari di un club di calcio ripianino le perdite ogni anno? Come fatto, in tempi relativamente recenti, dai Moratti e dai Berlusconi, insomma. Il Milan si scontra su questo punto e lo farà con tutta la forza, anche legale, che un fondo come Elliott può avere. Un fondo che ha intentato causa a uno stato come l'Argentina, vincendola. Dalla frattura può uscire qualsiasi cosa: un Milan fuori dalle Coppe UEFA a tempo indeterminato (sottolineando UEFA, perché poi gli organismi rischiano di autodeterminarsi) oppure una rottura completa del fair play finanziario come lo conosciamo, con magari un salary cap alla NBA e il tintinnio di bicchieri da champagne per Manchester City e Paris Saint Germain, spettatori tifanti (il Milan).

Capitolo Inter, una giungla. La grana Icardi continua a essere tale, la Juventus lo vuole ma lo scambio con Dybala non decolla. I bianconeri ci proveranno, il Real Madrid non è convinto di portarselo in casa, l'Atletico Madrid fra i due argentini preferirebbero quello della Juve in caso di partenza di Griezmann. Nel quadro ci sono anche allenatori e dirigenti, con una fronda che vuole tenere Spalletti per un terzo anno: questione di opportunità, mandare a casa il tecnico toscano costerebbe 28 milioni di euro (lordi) e Suning si fa due conti. Chiaro che l'approdo in Champions sia determinante in questo senso. A questo punto uno Spalletti-ter potrebbe essere realtà, con Gundogan come primo colpo top a centrocampo - ci sta lavorando Ausilio, quadriennale a sei milioni di euro annui, più opzione per il quinto - e Barella come seconda opzione. Davanti sarà un bel mistero, Duvan Zapata piace perché potrebbe essere utilizzato anche in coppia con Lautaro Martinez, Perisic va verso l'addio come Icardi. Sarà un'estate interessante per i nerazzurri, fuori dai paletti del settlement agreement della UEFA.

Infine la questione allenatori. Conte piace a tutti, direbbe di sì solo alla Juventus, in Italia, ma difficilmente rimarrà fermo un altro anno. L'opzione Manchester United sembra oramai andata, dopo la riconferma di Solskjaer, mentre il Paris Saint Germain deve decidere su Tuchel. Formalmente riconfermato ma, con tutte le brutte figure delle ultime settimane, qualche rischio lo corre pure lui. Maurizio Sarri è la seconda opzione per la Roma (la prima è Conte) ma guadagna troppo - 6 milioni annui - e dovrebbe trattare la buonuscita con la Granovskaia. Più difficile a dirsi che a farsi. Gattuso rischia parecchio anche in caso di Champions, Simone Inzaghi potrebbe anche terminare la propria avventura a Roma, così come Gasperini a Bergamo, nonostante le certezze dei Percassi. Il finale di stagione è interessante perché orienterà molte panchine (e destini). Peccato che Scudetto e Champions, per le italiane, siano già andate in archivio.


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