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Lega contro Federcalcio: così il campionato non riparte. Milan, Inter, Napoli e molte altre società in rivolta per il protocollo. No ai ritiri lunghi e alla quarantena. Anche i tifosi protestano. Lazio, che figura! Mertens sceglie Conte

Lega contro Federcalcio: così il campionato non riparte. Milan, Inter, Napoli e molte altre società in rivolta per il protocollo. No ai ritiri lunghi e alla quarantena. Anche i tifosi protestano. Lazio, che figura! Mertens sceglie ConteTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 15 maggio 2020 00:00Editoriale
di Enzo Bucchioni

Quelli che la fanno facile avevano già il fischietto in bocca per il calcio del nuovo inizio del campionato ma, come dice il filosofo, di facile nella vita non c’è niente. Figuriamoci nel pallone.

Una riunione in videoconferenza delle società della Lega di serie A tenutasi ieri pomeriggio in sostanza per discutere sulla responsabilità dei medici in caso di nuovi contagi da Coronavirus, in realtà si è trasformata in una rivolta contro il protocollo del Comitato Tecnico scientifico approvato dalla Federcalcio. Lega contro Federcalcio, si torna al via come nel Monopoli e quindi alle belle abitudini.

Inter, Milan, Napoli, società grosse, ma anche Atalanta, Sampdoria, Genoa, Cagliari e Verona fra quelle venute allo scoperto, ma sotto sotto dovrebbero essere di più, hanno detto chiaramente che così non solo non può ripartire il campionato, ma diventa inutile anche ricominciare la preparazione collettiva di lunedì prossimo. Il contendere è il famoso protocollo che sarebbe troppo restrittivo e per molti versi inattuabile e quindi inaccettabile. Ricordiamo che l’ultimo protocollo approvato dalla Federcalcio è il frutto di una lunga mediazione con il comitato scientifico che a sua volta aveva corretto in senso restrittivo delle norme iniziali proposte proprio della Figc.

Ma cosa non piace a queste società?

In sostanza le cose assolutamente da cambiare sarebbero tre.

1) I ritiri lunghi

2) I tamponi

3) Il ritorno in quarantena di tutta la squadra in caso di nuovo contagiato

I perché della contestazione a questi punti sono un mix fra le spese giudicate elevate, troppo elevate, e una difficoltà nel garantire comunque un controllo sanitario efficace.

Non piace quasi a nessuno (neppure ai calciatori), il maxi ritiro di almeno due settimane, la campana di vetro, che dovrebbe garantire di isolare tutto il gruppo, giocatori e staff, esaminarlo, controllarlo e sterilizzarlo. Tantissime società poi non hanno un centro sportivo con la foresteria, dovrebbero affittare un intero albergo con spostamenti in autobus da e per gli allenamenti, e comunque l’inevitabile contatto con personale alberghiero. Al di là dei costi (il gruppo è in media di una sessantina di persone), in questo modo non può essere garantita l’asetticità completa. Che si fanno tamponi anche ai camerieri e al personale? Agli autisti? Ma non si possono certamente isolare dalle loro famiglie anche tutte queste persone, rendendo inutile le precauzioni e alzando il rischio.

Per quanto riguarda i tamponi diverse società non hanno la possibilità di far controllare il gruppo a tappeto e continuativamente, di questi tempi è difficile reperire centri diagnostici privati in grado di mettersi a disposizione per analisi continue con risposte rapide. E anche i costi sono notevoli.

Terzo punto chiave è il discorso dell’eventuale nuovo contagiato che fermerebbe e manderebbe in quarantena tutta la squadra. Il rischio di ribloccare una stagione appena ripartita è altissimo. Su questo sono tutti d’accordo.

Che fare? Della reazione negativa che potrebbe far saltare tutto, è stata immediatamente informata la Figc. Oggi dovrebbe esserci un nuovo vertice fra Lega e Gravina e poi con il comitato scientifico, ma la sensazione è che i margini di manovra siano molto stretti. A questo ci sono da aggiungere le contrarietà dei medici sportivi ad assumersi la completa responsabilità in caso di nuovi contagiati, l’attendismo inquieto dell’asso-calciatori che aspetta di capire per dire duramente la sua e non ultima la reazione rabbiosa dei tifosi organizzati che non vogliono questa ripartenza dello show con 33 mila morti e una pandemia ancora in atto. Dei tifosi (purtroppo), in questa fase il calcio può anche fregarsene, ma del resto no. Che succederà?

La situazione è complessa e molto sulla ripartenza o meno del 13 giugno consiglieranno i dati scientifici dopo questa prima parziale riapertura, ma lo scenario è diverso rispetto a pochi giorni fa e fermarsi non sarebbe più lo stesso dramma paventato da Gravina e compagnia che come vedete, infatti, non usano più i toni catastrofistici, allarmistici e allarmati.

In sostanza sta accadendo quello che vi avevamo anticipato due settimane fa. Il Governo è intervenuto con il suo Grande Ombrello, ha concesso sgravi fiscali e rinvii su oneri da pagare, sostentamento con l’uno per cento sulle scommesse, cassa integrazione ai giocatori che guadagnano 50 mila euro lordi, ha modificato la legislazione sportiva contro eventuali cause, ha dato la copertura a Gravina sulle decisioni da prendere, compreso l’eventuale stop ai campionati. Ora si sta cercando di convincere le Pay Tv a pagare comunque la rata di maggio parlando magari dei contratti futuri, e siamo a dama.

Se non si dovesse giocare più, nessuno rimarrà con il cerino in mano e le proteste di pochi (immagino Lotito) saranno più facilmente gestibili. Perfino Malagò ieri ha dato la sua benedizione alla ripartenza ben sapendo che la situazione è mutata e politicamente sotto controllo.

Intanto però c’è da capire come si ripartirà con la preparazione fissata per lunedì prossimo. Alcuni sono pronti, altri no? Non immaginiamo pesi e misure diverse.

Se il Comitato tecnico scientifico consentirà di addolcire il protocollo lo dovrà fare entro oggi e saremmo sorpresi. E’ cambiato qualcosa in pochi giorni dal punto di vista del rischio contagio? Se sì, ben venga un nuovo protocollo. Se no, non si possono fare favori al calcio. L’ennesimo braccio di ferro.

Nel frattempo, poi, c’è chi si consentirebbe fughe in avanti. Secondo il Corriere, la Lazio avrebbe ripreso ad allenarsi in gruppetti di tre non rispettando gli impegni e le regole. Una furbata lotitiana o un errore? Non lo sappiamo, comunque certe cose non aiutano il calcio a risalire dallo scarso gradimento e simpatia di questi giorni difficili.

Nel frattempo qualcuno prova a mettere a posto le sue pedine per l’anno prossimo. Che Rangnick sarà l’allenatore del Milan ormai lo sanno anche i sassi. Messo a punto definitivamente anche l’organico tecnico, un puzzle di stranieri, ma un gruppo molto interessante e qualificato. Sarà la volta buona?

L’Inter invece dovrebbe aver convinto Mertens a far coppia con il suo connazionale Lukaku. Siamo ai dettagli e il belga in scadenza con il Napoli arriverà comunque, anche se Lautaro dovesse restare.

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