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Cento milioni (più commissioni!) per due giocatori, tutte le indicazioni di Amorim, i big in arrivo e a rischio ma... Il Milan si è scordato l'acquisto fondamentale. Chi ci mette la faccia nei momenti di crisi? Chi è la voce del club a Milanello?

Marco Conterio
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Marco Conterio
venerdì 10 luglio 2026, 16:00Editoriale
10.07.2026 16:00Editoriale
Che ruolo ha Ibrahimovic? Il Milan si è 'scordato' il direttore tecnico e in un club rischia di essere una lacuna gravissima
FotoTUTTOmercatoWEB

Settanta milioni per Goncalo Ramos, trenta milioni per Mario Gila. Ruben Amorim che ora chiede una mezza punta, il rinnovo di Luka Modric da blindare, Christian Pulisic tolto dal mercato, Massimiliano Allegri che vuole Adrien Rabiot ma il Milan che vuole tenerlo e allora lo stesso vale per Mike Maignan. La ricerca di un altro centrale, i centrocampisti da vendere, quelli da valutare. Partiamo subito da un presupposto: la presenza di Gerry Cardinale e le parole di Ruben Amorim in conferenza stampa, il suo entusiasmo, ogni singola frase, sono da accademia. A livello di strategia di comunicazione il Milan è un esempio. Ma basterà?

Manca il colpo più importante

Quante cose da fare per il Milan che verrà, e pure per quello che è. Saranno due mesi intensi, già nelle prossime settimane e giorni. Però nella rivoluzione dirigenziale, Gerry Cardinale s'è scordato la cosa basilare in un club, che sia di primissima fascia ma pure di terza categoria. Henrik Almstadt, Donato Lomonte, Bobby Gardiner e l'amministratore delegato Massimo Calvelli non sono uomini di calcio, di campo, di spogliatoio. Un analista, un osservatore, un uomo di marketing e azienda, un chief scout. Ma chi si presenterà davanti ai microfoni durante il campionato? Chi lo farà in Europa? Gerry Cardinale sarà sì presente, certamente di più (non serve un'impresa), ma non può essere la proprietà a vegliare, vigilare, proteggere, confrontare, rimproverare ogni giorno a Milanello.

Non c'è un direttore tecnico! E Ibrahimovic che fa?

Ogni grande società ma pure quelle di terza categoria, hanno una figura che sia costantemente presente al campo d'allenamento. Che sia un pungolo, uno sguardo attento. Che possa essere uno sfogo per l'allenatore ma pure un elemento della proprietà per alzare i toni e farsi vedere. Il giocatore che s'impegna poco, quello che non rende al meglio, gli screzi e i panni 'da lavare in casa'. E poi chi dà una linea chiara nella comunicazione interna ed esterna. No, al Milan non c'è e questa figura è quella del direttore tecnico. Uno che conosca il campo, che abbia vissuto gli spogliatoi, che dia del tu ai tecnici e ai calciatori. Può esserlo Zlatan Ibrahimovic? In questi giorni di ricostruzione rossonera, lui è negli Stati Uniti a commentare il Mondiale (e a non criticare, per usare un eufemismo, la trumpiana decisione su Balogun). Vivrà ogni giorno Milanello? No. E' in organigramma? No. Il Milan ha scelto la sua strategia ma occhio: sta scordando un pezzo fondamentale nella costruzione di un progetto...

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