IL MOMENTO DI TORNARE ALLO STADIO
Ce la siamo presa prima con Mihajlovic (non ha dato un gioco) e poi con i calciatori (sono senz’anima). La società è nel mirino da sempre e di Corvino non parliamone. Oggi verrebbe voglia di tirare in ballo anche Delio Rossi per le scelte fatte con il Napoli e il Bologna e non solo con la Lazio. Ma siamo quasi presi dallo sconforto, abbiamo la brutta sensazione che sia tutto inutile. Parlare di tattiche, di gioco e di formazioni, di buoni e cattivi, di assenti e di presenti, di occasioni fallite e di occasioni perse, di mercato fatto e di mercato da fare, sembra un gioco sterile, inconcludente. Da zero a zero. Comunque la giri e comunque la tiri, non torna mai nulla. Fiorentina, encefalogramma piatto.
Ci arrendiamo: non abbiamo soluzioni, non abbiamo consigli. In quarant’anni di calcio c’era capitato pochissime altre volte di vedere una situazione come questa, difficilmente rimediabile e allo stesso tempo irrimediabilmente compromessa. Non ci consola neppure leggere i nomi dei giocatori viola e pensare che in fondo questa rosa non è poi così male, che prima o poi dovrà succedere qualcosa di diverso e di positivo. Non è così, non è più così.
Le cose si sono messe talmente male da andare oltre Montolivo (noi non lo faremmo più giocare, ma questo è un altro discorso), oltre Cerci o Lijaic (con la Lazio dall’inizio era meglio il primo), oltre Vargas o Romulo (senza Amauri ci voleva il peruviano esterno alto). Non servono neanche più gli schemi e i movimenti provati e riprovati con ossessione da Delio Rossi in allenamento. E’ sconfortante, ma non paga neanche il lavoro. E siccome la classifica adesso non è più un optional e va guardata con attenzione e circospezione, ci vengono alla mente le parole dette e ridette dal tecnico "pensiamo a salvarci", che sembravano soltanto un eccesso di prudenza o di modestia e invece erano la fotografia fatta dal di dentro di una situazione che all’esterno non riusciamo a comprendere.
In certi momenti verrebbe la voglia di buttare tutto a mare e invece proprio in questi momenti vanno tenuti i nervi saldi e la testa fredda. E’ l’ora dell’unione totale, oggi c’è da pensare soltanto alla Fiorentina e al suo bene. I processi verranno dopo e saranno duri. Le critiche non sono mai mancate e torneranno ancora più puntuali. Ora no.
Questo è il momento di tornare allo stadio, di stare vicini a questa squadra anche se gioca malissimo, a questi giocatori anche se non li vorremmo più vedere, a questo allenatore anche se da lui ci saremmo aspettati di più. E’ soprattutto l’ora di sorreggere compatti anche i Della Valle (per qualcuno turandosi il naso, ma è lo stesso) per aiutarli con l’affetto che solo i tifosi sanno dare a uscire fuori da queste sabbie mobili e a preparare un terreno diverso per il futuro.
La situazione è grave, ma soprattutto seria. Proprio per questo la Fiorentina ha bisogno di tanti compagni di viaggio da qui alla fine del campionato, serve una spinta collettiva per arrivare prima possibile a quei famosi quaranta punti che non sono più a portata di mano come sembrava qualche settimana fa. Prima i conti, per la resa dei conti ci sarà tempo.
Enzo Bucchioni
direttore QS Quotidiano Sportivo
(Il Resto del Carlino - La Nazione- Il Giorno)


