Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / fiorentina / Copertina
Beto-Pellegrino, la strana coppia. La strada della titolarità e il rischio dell'alternanza 
Oggi alle 00:00Copertina
di Lorenzo Marucci
per Firenzeviola.it

Beto-Pellegrino, la strana coppia. La strada della titolarità e il rischio dell'alternanza 

L'attacco dopo la cessione di Kean: c'è curiosità sulle scelte di Grosso per il ruolo di centravanti, tra Beto e Pellegrino

Una scelta non semplice, una delle tante che Grosso dovrà fare in fretta. E' quella del centravanti. Il tecnico ora ha a disposizione due attaccanti fisicamente simili ma con caratteristiche diverse. La Fiorentina nel reparto avanzato riparte da Beto e Pellegrino: sono loro il post Kean ed è a loro che è affidato il compito di finalizzare il gioco della squadra. Tre gli anni di differenza: Beto è un classe '98 e Pellegrino un 2001, mentre la spesa per il loro acquisto si differenzia per sei milioni. Il portoghese è costato 18 milioni, l'argentino 24. A giudicare dall'esborso economico verrebbe banalmente da dire che è più forte Pellegrino, ma in realtà conterà la dote del singolo di essere più funzionale dentro i meccanismi di gioco di Grosso. E allora alla lunga Beto potrebbe farsi preferire per la capacità di lanciarsi negli spazi e di dialogare con due esterni che tendono ad accentrarsi, come accadeva l'anno scorso nel Sassuolo. Pellegrino appare più come quel giocatore da cercare con il lancio lungo, che è in grado di far salire la squadra ma che ha bisogno del cross dal fondo per sfruttare il suo colpo di testa (anche se per la verità con il Frosinone ha dato l'impressione di poter giocare anche con  i compagni). Ci sarebbe anche la soluzione del doppio centravanti, opzione che però pare più utilizzabile a gara in corso, magari per sbloccare o recuperare il risultato. Nella storia recente della Fiorentina comunque non è stato frequente l'utilizzo contemporaneo di due punte strutturalmente potenti. Viene in mente quando - evento raro - Batistuta e Balbo giocarono da titolari la sfida di Champions con il Manchester United vinta due a zero con gol di entrambi. E qualche partita insieme la giocarono anche Muriel e Simeone giocatori fisicamente abbastanza simili (entrambi sui 180 centimetri di altezza). In realtà le migliori coppie nella Fiorentina sono state quelle formate dal giocatore fisico e da un altro più rapido ed agile: Batistuta-Baiano, ma anche Toni-Mutu. Senza dimenticare Baggio e Borgonovo, loro sì fisicamente simili, eppure dotati di un feeling tecnico e umano che li rendeva spesso imprendibili.       

La necessità di scegliere
Tornando al presente, nell'immediato l'impressione è che possa giocare (sabato contro il Torino) Pellegrino, anche in virtù del maggior numero di allenamenti con i compagni rispetto a Beto. Poi saranno il campo e le prove effettuate durante la settimana a stabilire chi potrà guadagnarsi la titolarità. Ammesso che poi venga presa una strada di questo genere. Perché Grosso potrebbe anche valutare di alternare i due giocatori, in base alle partite e alle caratteristiche degli avversari. Il recente passato però indica che probabilmente una scelta netta vada fatta, anche per garantire attraverso gerarchie ben precise, una certa tranquillità a chi deve scendere in campo

Da Pazzini-Vieri a Vlahovic-Cutrone 
Se torniamo indietro con la mente ci si accorge che l'alternanza quasi mai ha portato benefici. Per restare agli ultimi vent'anni va citato il caso di Pazzini e Vieri, con il primo - all'epoca abbastanza giovane - che alternato o comunque messo in concorrenza con il più esperto Vieri finì con l'esserne condizionato. Si può menzionare anche il caso della Fiorentina di Iachini che nei primi mesi non riusciva a stabilire chi potesse essere titolare tra Vlahovic e Cutrone. Con l'arrivo di Prandelli poi la decisione fu chiara: puntare per un certo numero di partite sul serbo, dandogli la possibilità di esprimersi con continuità e non a singhiozzo. E i numero testimoniano la bontà di quella scelta: 21 presenze da titolare e 11 gol. E non ha portato vantaggi né all'uno né all'altro neanche l'alternanza tra Cabral e Jovic, sempre alla ricerca di una conferma che non arrivava mai.    

Altre notizie