Dal disastro al Mapei al rinnovo da conquistare: Dodo, Paratici e Ancelotti da convincere
In avvicinamento a Fiorentina-Sassuolo, il Corriere dello Sport-Stadio si focalizza anche su Dodo e lo fa ripartendo dalle istantanee della gara d'andata. Al Mapei, poco prima di Natale, la squadra viola toccò il punto più basso della stagione e a fine partita piovvero bordate di fischi all'indirizzo di tutto, compreso il brasiliano. A quattro mesi e mezzi di distanza dal disastro di Reggio Emilia, Dodo torna ad affrontare il Sassuolo e quella frattura che sembrava insanabile si è rimarginata. La sua stagione rimane negativa, come quella di tutta la squadra, e la freccia brasiliana è ancora sotto gli standard mostrati soprattutto nella scorsa annata, quando a tratti era sembrato uno dei migliori esterni bassi del campionato. Ma Dodo rimane un intoccabile.
Vuoi per mancanza di alternative valide (Fortini si è perso tra errori e problemi fisici) ma soprattutto per le sue qualità: in una squadra che fatica terribilmente ad alzare il ritmo è uno dei pochi in grado di cambiare velocità. 42 gare da agosto a oggi, tra i calciatori di movimento, in termini di minutaggio, meglio solo Pongracic, Dodo ha saltato soltanto due gare di campionato, per squalifica a Udine e per infortunio a Verona (in entrambe le occasioni si è sentita e non poco la sua assenza). Dopo quattro anni a Firenze le valutazioni saranno fatte anche su un calciatore che a novembre compirà 28 anni e su cui non sarà comunque facile incassare molto in caso di vendita: il suo contratto scade a giugno 2027 e i discorsi sul rinnovo vanno a rilento da un anno, il brasiliano potrebbe fare gola a qualche big italiana ma la richiesta della Fiorentina, che dodici mesi fa l'avrebbe fatto partire per 30 milioni, dovrà essere rivista al ribasso.
Oltreoceano lo osserva anche Ancelotti. Il numero due viola ha racimolato due convocazioni con la nazionale brasiliana (ottobre 2024, quando ancora non c'era il ct italiano) ma viste le numerosi defezioni dei verdeoro c'è ancora una fiammella di speranza per una convocazione in extremis per i Mondiali in America.






