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Dalla Fiorentina alla storica promozione con l'Arezzo, Gigli: "Un'impresa. Era un'ossessione: ce l'ho fatta"
Oggi alle 19:00Copertina
di Redazione FV
per Firenzeviola.it
fonte intervista di Andrea Giannattasio

Dalla Fiorentina alla storica promozione con l'Arezzo, Gigli: "Un'impresa. Era un'ossessione: ce l'ho fatta"

Nicolò Gigli è stato tra i protagonisti della storica promozione dell'Arezzo. Dopo vent'anni i toscani tornano a disputare la Serie B, dopo la vittoria del girone B di Serie C e il tanto sognato ritorno nella seconda serie italiana. Prodotto del settore giovanile della Fiorentina, il difensore ha raccontato la grande cavalcata di lui e dei suoi compagni in esclusiva a Radio FirenzeViola, nel corso della trasmissione "Made in Viola":

Quante volte l'ha sentita quella canzone brasiliana diventata ormai famosa per la grande cavalcata dell'Arezzo?
"Diciamo che ho imparato molte parole in portoghese (ride, ndr). È dalla stagione scorsa che la ascoltiamo e la mettevamo sempre dopo le vittorie come inno di festeggiamento, e poi è diventata virale il giorno della vittoria del campionato con la festa sotto la curva che cantava: "Dai cavallinho". Ci ha scritto addirittura sia il compositore che il cantante: ci hanno chiesto la maglia". 

È il momento più bello della sua carriera?
"Sì, credo che sia davvero il momento più bello e appagante. Perché in questi anni di sacrifici, ho dovuto fare tante rinunce e spesso sembrava che quel premio per gli sforzi fatti non arrivasse mai. Quell'obiettivo che ti metti in testa non è facile da raggiungere, come non è facile realizzare un sogno, ma ci ho provato. Era diventata un'ossessione e forse è per quello che ce l'ho fatta". 

Che ambiente ha trovato ad Arezzo?
"Dopo i 6 anni a Firenze, dove sono cresciuto e dove sono diventato uomo entrando a 13 anni e uscendo a 19, ecco questi i 2 anni ad Arezzo: credo che si possa dire che sono un toscano adottato. Arezzo come città è meravigliosa, perché, oltre alla sua storia, gli aretini sono persone molto umili, disponibili e simpatiche. Vivere la città si fa volentieri, perché c'è tutto. Fosse per me mi fermerei qui a lungo".

La B era un obiettivo fin da inizio stagione o lo è diventata durante il cammino?
"Sì, era un obiettivo da inizio anno. Sapevamo di essere tra le più forti, tante squadre si sono perse durante la stagione ma altre ci hanno dato filo da torcere fino alla fine. È stata un'impresa".

Ha avuto tante esperienze, come si colloca Arezzo fra queste?
"È stata l'unica squadra in cui ho completato due anni pieni da quando faccio i professionisti. E nonostante questo, considerando la vittoria del campionato, non posso che collocarla poco sopra Rimini. Perché lì c'è un legame particolare, è nato mio figlio, ma Arezzo va un filo sopra perché la vittoria del campionato dà quel punto in più che fa la differenza. È la spiazza a cui sono più affezionato tra quelle in cui ho giocato finora".

Come la racconterebbe?
"Mi ha fatto maturare nei dettagli: ho 30 anni, la personalità extra campo l'avevo finita da tempo, quella in campo non ancora. Ho migliorato tante cose a cui prima non davo la giusta importanza. Abbiamo una piazza importante, un gruppo di giocatori che ha vinto, la mentalità è diversa. Ti fa immagazzinare tante cose a cui prima davo un'importanza relativa".

Ora sogna di restare e di giocarsi la B con questa maglia.
"Per quello che ho fatto e che abbiamo fatto in questi due anni, sarebbe qualcosa di meraviglioso. Abbiamo fatto qualcosa che mancava da 20 anni, io sono qua da due stagioni e avevamo toccato il fondo l'anno scorso, ora siamo alle stelle. Ci siamo presi la categoria e vorrei farne parte, poi come sapete nel calcio le cose cambiano velocemente. Ma se io potessi rinnovare il contratto da solo, lo rinnoverei per altri 10 anni".

Che poi, da ex viola, c'è stata anche la possibilità di un derby in Serie B con la Fiorentina...
"Tanti di noi lo speravano (ride, ndr). Io invece no, sognavo la promozione ma anche la salvezza della Fiorentina. Quando vedi l'andazzo però è chiaro che ci pensi, noi eravamo davanti e la Fiorentina era in un periodo critico. La paura c'è stata, ma fortunatamente è finita come doveva andare".

Come mai questa stagione della Fiorentina?
"L'ambiente ha sofferto molto la scomparsa di Barone, poi ci sono state scelte che andavano fatte prima, soprattutto sugli addetti ai lavori. E poi è stata fatta confusione tra il mercato estivo e quello invernale. Eppure la Fiorentina ha giocatori per fare anche le coppe europee, è una squadra forte che pensavo lottasse almeno per l'Europa League. Poi è successo quello che è successo e una volta che entri nel tunnel non è mai facile uscirne".

Da romano, vedrebbe bene De Rossi sulla panchina viola?
"Sì, sarebbe la piazza giusta per la sua carriera e per la sua predisposizione, sia come gioco sia come carattere. È un carismatico, sa gestire certe situazioni e di calcio ne capisce eccome. Quello che ha fatto a Roma e Genova è importante, sarebbe un passo importante anche per la Fiorentina. Potrebbe guidare il progetto per tanti anni".

Quanto le sarebbe piaciuto allenarsi al Viola Park?
"Ci sono stato a inizio stagione e la prima cosa che mi sono detto è stata: 'Mamma mia, se ci fosse stato già prima...'. Ai giovani dà tanto, ti fa sentire giocatore e hai voglia di andare al campo. Sei a contatto con i più grandi, ti dà uno stimolo incredibile".

Nel link in calce all'articolo l'intervista via video!