Tra Grosso e una sorpresa, i due ‘no’ dall’estero. Trasformare la Fiorentina in un club che fa calcio: la difficile scommessa di Paratici. Il bivio dell’incontro a New York, i confronti con Stephan e la verità sullo sponsor
Il viaggio in Usa per incontrare fisicamente la proprietà fra il 10 e il 15 giugno. Prima però la scelta dell’allenatore - Grosso in netto vantaggio - in modo da avere le idee più chiare sul numero di operazioni necessarie per rimodellare la rosa. Paratici cerca di aggiornare l’agenda e ogni volta trova qualcosa che si era dimenticato: ha davanti a sé un lavoro gigantesco e il tema del budget lo ha già visto protagonista di alcuni confronti con il Ceo viola, Mark Stephan. A New York chiarirà anche un aspetto determinante, cioè la volontà che la famiglia ha di intervenire attraverso la sponsorizzazione Mediacom che negli anni scorsi ha portato circa 25 milioni in cassa per ogni stagione: obiettivamente un investimento scollegato dal mercato italiano, dove l’azienda non è presente, quindi sarà utile comprendere gli sviluppi delle strategie familiari dopo la scomparsa di Rocco Commisso. E poi: il presidente Joseph avrà intenzione di indossare un ruolo più attivo, anche in presenza e non solo in call?
L’allenatore è (quasi) pronto
Il profilo più attuale per la panchina è quello di Grosso e sarebbe la scelta più prevedibile per un Ds che in realtà ha costruito la propria carriera attraverso depistamenti e colpi di teatro. In questo periodo nemmeno a se stesso Paratici racconta la verità e quindi, dovendo far finta di saper prevedere le sue mosse, bisogna lasciarsi per prudenza una quota di sorpresa. In questa fitta vaghezza che filtra da chi lo conosce, risultano almeno due sondaggi finiti male all’estero. Mistero sui nomi in questione (si era parlato di Iraola e Tedesco, ma chissà). Grosso in grande vantaggio, mentre Vanoli è in teorica attesa e valuta da lontano il grande rimescolone delle panchine in serie A. L’epurazione del Milan, l’addio di Conte dal Napoli, Sarri all’Atalanta, Gattuso alla Lazio e poi tutte le altre società che fremono per portare aria nuova in cucina.
La vera scommessa
Per Paratici un allenatore e una scommessa di due parole, ‘cultura calcistica’, per rendere efficiente un club capace di investire tanto e ottenere poco sul campo. Il Ds deve risolvere a stretto giro di posta il problema della panchina, poi contratterà con la proprietà anche i cambiamenti necessari all’interno del Viola Park, in particolare intorno alla prima squadra. E lo scouting da potenziare, il chiodo fisso. La vera domanda alla quale neanche Paratici sa rispondere, è questa: come può la proprietà aver speso così tanto per ottenere, in cambio, classifiche dimenticabili e un accumulo di scorie devastante? Più spese, meno spettatori anche con lo stadio a metà, disaffezione, monte ingaggi da club quasi top e rientro di una valanga di prestiti che in giro hanno avuto più o meno spazio. A parte Beltran e Sohm, il caso più evidente è quello di Richardson (pagato 10 milioni) che da gennaio in poi è stato impiegato praticamente zero dal Copenaghen. Di ritorno anche lui in un centrocampo dove ci sono posti in piedi, con un ingaggio mica male.
Chi si accontenta gode?
Gli stessi tifosi che qualche anno fa hanno massacrato fra gli altri Salah, Ilicic, Pizarro, Gonzalo, Borja Valero, Savic e altri di quel calibro per l'eliminazione in semifinale EL contro il Siviglia, hanno applaudito Christensen come MVP alla fine di Fiorentina-Atalanta, dopo l'ignobile stagione viola. Torniamo su un argomento che non è passato inosservato nel corso delle ultime stagioni, cioè la filosofia zen del tifo organizzato nei confronti della proprietà: nessuno è stato risparmiato, a parte Vanoli e la proprietà (insieme all’unico alto dirigente rimasto che la rappresenta da 7 anni, Alessandro Ferrari). E’ una chiarissima scelta di campo, quindi il ragionamento degli ultrà deve essere più o meno questo: la proprietà ha comunque investito tanto e l’attuale Dg ha avuto il merito di spingere per Vanoli al posto di Pioli, oltreché quello di contattare Paratici quando la Fiorentina aveva messo insieme 6 punti in 15 partite. Un Sos, più che una telefonata, per cui il viaggio in Usa di Ferrari con Paratici potrebbe cementare nuovi equilibri da condividere con la proprietà prima di essere declinati in pubblico. E proprio dopo quel confronto - a meno di sorprese - ci sarà una una conferenza stampa per chiarire i programmi della Fiorentina alla luce degli investimenti e sugli accordi per ristrutturare la società. Questa volta con molto realismo senza usare - è un suggerimento - il sostantivo ‘ambizione’. Ma come questa volta dovrà parlare il campo, l’unico bonus che è rimasto è quello di Paratici.






