Gli allenatori allenano i calciatori, i bravi direttori i presidenti
Nel mezzo di questo crescendo rossiniano che è il sorprendente mercato della Fiorentina in questa torrida estate, sono in molti tra i tifosi viola, pur confusi e felici a domandarsi il perchè di questa mutazione, anzi di questo vero cambio di paradigma, poichè la proprietà americana che per sette anni pur spendendo buoni denari ha mantenuto una postura conservativa piuttosto frustrante anche in termini di risultati ottenuti, adesso ha dato il via ad una danza eccitante fatta di una serie di acquisti di qualità in un turbillon che non lascia quasi il tempo di realizzare la fisionomia della squadra che si sta costruendo, la Fiorentina ha difatti buttato nel cestino la filosofia del ‘ mercato in seconda battuta’ enunciata da Pradè per inaugurare uno stile da protagonista del mercato che fa tanta invidia alle altre tifoserie.
Ebbene a nostro avviso sono due i fattori che hanno contribuito a tale felice ( almeno per l’umore dei tifosi e in attesa di vedere la squadra in campo) cambiamento di rotta: la prima attiene ai rapporti del nuovo management incarnato da Fabio Paratici con la proprietà, e la seconda ad una questione di rapporti psicologici interni alla famiglia italo americana proprietaria del club viola.
Ma andiamo con ordine, prima di dar fuoco alle micce del rutilante mercato viola Paratici ha conferito col presidente Joseph e presumibilmente con Catherine sua madre, è plausibile che in tale colloquio l’esperto direttore ( finalmente un uomo di calcio con un notevole retroterra imbarcato nella dirigenza viola!) abbia prospettato alla proprietà la possibilità concreta di ottenere un salto di qualità sensibile a fronte di cospicui, ma sostenibili investimenti, risorse ben impiegate sfruttando le professionalità interne del club e non affidandosi esclusivamente ai soliti procuratori che agendo nel loro interesse, come ogni buon commerciante, tendono a vendere quel che interessa loro. Paratici, potrebbe aver illustrato al presidente le esperienze di un Napoli il quale negli ultimi vent’anni ha compiuto un salto di qualità importantissimo giungendo a vincere anche due titoli nazionali impiegando piccoli capitali della proprietà,e soprattutto investendo molto bene i capitali generati dalla società. Oppure del Como che più di recente impiegando massicci capitali degli Hartono non ha ancora vinto, ma ha compiuto un notevole passo in avanti come club nel panorama nazionale. Insomma Paratici ha ben ‘ allenato’ il suo presidente fornendogli una visione e forse un sogno, difatti se è compito dei tecnici allenare i calciatori, tra i tanti compiti di un bravo dirigente rientra quello di allenare il proprietario consigliandolo sulle strategie da adottare, gli investimenti da fare, le scelte, anche difficili da compiere man mano nella conduzione della società. Ci pare possibile che questo incipit scoppiettante di mercato della Fiorentina sia il primo succoso frutto di questo allenamento intensivo al quale Paratici ha sottoposto i suoi datori di lavoro. Paratici oltre che una prospettiva ha dato a Joseph un sistema( già adoperato da altri come il Napoli ma anche come l’Atalanta oggi stabilmente tra le prime squadre della serie A) che può innescare un circolo virtuoso: investire capitali con competenza, ottenere ( con un po’ di fortuna) risultati sportivi che facciano fluire nel club nuovi capitali da reinvestire e così via. Le società di successo hanno fatto proprio così come da questo nostro spazio stiamo predicando, non sempre ascoltati, da alcuni anni.
Ma come abbiamo detto vi potrebbe essere, ci pare, un’altra ragione più psicologica per questo improvviso risveglio di ambizione, Rocco Commisso, pur essendo un grande imprenditore, era un imprenditore anziano, quindi con le paure, l’assenza di prospettiva per motivi anagrafici e la tendenza alla conservazione al fine di lasciare agli eredi la più florida situazione possibile di ogni persona anziana. Viceversa Joseph è un uomo di mezza età, imprenditorialmente giovane e si è trovato in mano un patrimonio molto importante. E’ presumibile che Joseph in questi anni di assenza da Firenze e dal calcio abbia osservato da lontano, le vicende viola, facendosi delle idee su come avrebbe agito lui se fosse stato al timone. Joseph adesso è nell’ età giusta per avere prospettiva, ha la posizione e il patrimonio per poter decidere e ha un dirigente come Paratici che esalta queste prospettive e questi sogni fornendogli delle soluzioni economiche credibili per imboccare la via per realizzarle. Una miscela potenzialmente esplosiva ( in senso buono) per la Fiorentina che sta nascendo. Ecco perchè al nostro lettore, all’appassionato tifoso viola che aspettava da tempo un momento simile diciamo come i Journey: Don’t stop believin’


