Fiorentina, guarda le leggende viola e impara. Firenze ha avuto campioni e fuoriclasse. Altro che ottavi posti: il bronzo non è oro
Ci siamo emozionati e non vergogniamoci a dire che gli occhi erano umidi. E’ stata una serata in cui l’identità non è stata un sostantivo abusato, ma un tatuaggio dell’anima. Le leggende viola hanno ricamato calcio, strappato applausi, risvegliato cuori, acceso menti ormai in sonno. Baggio, che non ha giocato (ma che vuol dire, i miti possono fare tutto), Batistuta, Toni, Mutu, Pizarro, Borja, Pepito, Di Livio, Torricelli, Toldo, Mareggini, Gonzalo, Pasqual, Cois, Bojinov - la lista è lunga per inserirli tutti - hanno avuto un merito prima degli altri: farci riflettere. E speriamo, cosa più importante, far riflettere l’attuale società. Quella che dal 2019 ad oggi ha fatto fatica a relazionarsi con la città, con una bella fetta di tifosi e anche con la declinazione dei verbi al passato prossimo e remoto. Lasciamo perdere il trapassato, a quello pensa la meravigliosa Accademia della Crusca.
PECCATO ORIGINALE
La sensazione è che questa gestione italo-americana abbia vissuto con un un filo (giusto un filo…) di irritazione tutto ciò che che fosse precedente al 2019, appunto. Un errore madornale perché ha portato a scelte sbagliate, conflitti, talvolta disastri. Se nel settennato a stelle e strisce la Fiorentina ha lottato tre volte per non retrocedere forse è dipeso anche da questo atteggiamento che sovente è sfociato nella frase: “Firenze, ma cosa pretendi…”. Come a dire: cari fiorentini, siete abituati alla mediocrità e a classifiche anonime come un impiegato del catasto del regno sabaudo. “E allora cosa volete…”.
IL PANTHEON DELLA STORIA VIOLA
Nulla di più di quello che abbiamo visto danzare - nonostante qualcuno di questi protagonisti abbia litigato con la bilancia - sul prato del Franchi. Perché quelli in maglia viola, insomma le leggende, hanno giocato tutti nella Fiorentina, e altrettanti fuoriclasse, a cominciare da Antognoni, non erano presenti. Non è stata un’esibizione, no, solo…il pantheon della storia viola. Chissà. magari qualcuno non ne era al corrente perché in questi anni aveva avuto poco tempo per studiare una storia così gloriosa, troppo coinvolto nel rincorrere nemici inesistenti.
AL CAMPO DI MARTE LA NOBILTA' DEL PALLONE PLANETARIO
Le leggende hanno spiegato a chi non vuole capire o vedere, che la Fiorentina non è così avvezza agli ottavi posti. Men che mai quando questi ultimi vengono contrabbandati per qualificazioni Champions. Il bronzo non può essere venduto come oro, l’acrilico non è cachemere. C’è stata una truffa mediatica che ha anestetizzato un ambiente. Abituato i tifosi a ciò che non era abitudine. Non si può far passare un bidone per campione quando da Campo di Marte è passata la nobiltà del pallone italiano e planetario.
I CONTI CON LA STORIA, IMPARARE DAGLI ERRORI DEL PASSATO
E allora, adesso che finalmente il club viola ha deciso di puntare forte su un manager vero di calcio, tanto che il mercato concluso ci sembra di gran lunga il migliore dal 2019 ad oggi (anche se poi tutto dovrà essere certificato dal prato verde), è giunto anche il momento di fare i conti con la storia: accettandola, ammirandola, studiandola. Le leggende viola in poco meno di 80 minuti hanno trasmesso una scossa incredibile. Paratici è il più adatto a ricevere un input del genere perché è dentro al movimento da sempre. Non resta che ribadire da dove viene la Fiorentina e dove avrà intenzione di andare. Poi sarà tutto più semplice. E’ arrivato l’attimo di svegliarci tutti. Va colto.


