Grosso-Paratici, i motivi della rottura: scarsa fiducia nel mercato fatto
Cinquantanove giorni per promettersi amore e poi dirsi addio. Inizia così il pezzo della Gazzetta dello Sport sul caso Fabio Grosso a Firenze. La storia tra la Fiorentina e Grosso è durata poco e finita male, con il rischio di uno strascico anche sul piano legale. Un epilogo inatteso, considerando la piena sintonia iniziale tra il tecnico e Fabio Paratici, che lo aveva già conosciuto alla Juventus e lo aveva voluto fortemente sulla panchina viola. Tutto è cambiato dopo poche settimane, fino all’esonero dopo tre giornate di campionato, tre sconfitte, nove gol subiti e uno solo segnato.
Scrive la Gazzetta: non sarebbero stati soltanto i risultati a far precipitare la situazione, bensì soprattutto l’atteggiamento e le convinzioni di Grosso. Il tecnico avrebbe perso fiducia nella squadra costruita da Paratici, ritenendo i 13 acquisti, per circa 130 milioni di euro, poco funzionali alla sua idea di calcio. In particolare, Grosso avrebbe chiesto esterni con caratteristiche simili a Berardi e Laurienté, mentre sarebbero arrivati giocatori differenti. Il rapporto con Paratici, inizialmente molto stretto, si sarebbe incrinato fino al confronto decisivo di domenica. Grosso avrebbe detto al diesse «Se mi vuoi bene, esonerami», definendo la squadra «inallenabile» e ribadendo di non sentirsi più di allenarla, senza però voler presentare le dimissioni.
Il tecnico avrebbe inoltre manifestato dubbi sulla possibilità di uscire dalla crisi e, secondo la ricostruzione del club, anche l’intenzione di non presentarsi alla ripresa degli allenamenti. A quel punto l’esonero sarebbe diventato l’unica strada percorribile. Ora l’ufficio legale della Fiorentina sta valutando un’azione disciplinare per eventuali violazioni degli obblighi contrattuali, tra cui la volontà di lasciare l’incarico espressa più volte. La procedura prevede una contestazione scritta, cinque giorni per la difesa dell’allenatore e potrebbe arrivare fino al licenziamento per giusta causa.


