"OCCHI PUNTATI SU..." Un 3° posto chiamato desiderio ed il 'mea culpa' di Della Valle
Della serie: come ti trasformo una giornata di campionato, apparentemente favorevole, in una condita di rimpianti con quella strana sensazione di aver perso un'occasione irripetibile. Antefatto: nell'anticipo serale del sabato, la Fiorentina si sbarazza del Livorno (in verità con un pò di fatica) per 1-0 con un gol su rigore di Jovetic al 76' (lo sappiamo bene, voi direte, ma... "repetita iuvant"). Poche ore prima la Sampdoria si era proclamata capolista ad interim regolando l'Inter campione d'Italia per 1-0 (gol di Pazzini, manco a dirlo.) Classifica parziale: Samp in testa con 15 punti, Inter e Fiorentina al secondo posto con 13. Nel pomeriggio domenicale aumentano le coincidenze favorevoli: il Genoa, principale antagonista nella corsa al quarto posto, perde secco 2-0 ad Udine e scivola a -3 dai viola. Lazio e Roma recuperano in zona Cesarini due sconfitte ormai certe contro avversari non impossibili (Palermo e Catania) e l'idolatrata Juventus viene raggiunta al 93', in casa, da un modesto Bologna. Fino ad arrivare all'apoteosi serale dove un Milan inguardabile, con autentiche cariatidi in mezzo al campo come Ronaldinho ed Huntelaar, impatta (anch'esso fra le mura amiche) con un Bari, certamente ottimo... ma pur sempre Bari. Classifica definitiva al termine della 6° giornata: Samp confermatissima capoclassifica con un punto di vantaggio sulla Juventus (14) e due sulla "strana coppia" Inter e Fiorentina. A cascata le altre con Lazio, Roma e Milan (le altre rivali, oltre al Genoa, per la corsa Champions League) a -5, per non parlare di Napoli e Palermo, rispettivamente a -6 e -7.
Ci permettiamo qualche innocente considerazione, professando una modestia sconosciuta ai piani alti di viale Fanti: 1) Appena 8 giorni fa, la squadra che sta meritatamente menando le danze (la Sampdoria) fu "asfaltata" da 11 ragazzotti vestiti di viola nella splendida cornice dell'Artemio Franchi. 2) Tolto il black-out di Roma la difesa viola (attualmente la migliore del campionato con 4 reti subite) conterebbe una sola rete al passivo, autore Osvaldo a Bologna, tra l'altro susseguente a calcio da fermo (azione d'angolo e testa vincente.) 3) Alla sesta giornata (non alla prima) la Fiorentina tallona la Juventus dei nuovi "fenomeni" brasiliani Diego e Felipe Melo ed è a pari punti con l'Inter milionaria. 4) I viola, infine, lasciano intravedere enormi margini di miglioramento con un De Silvestri appena rientrato, un Mutu "assente" per i noti motivi, un Montolivo ancor più assente per motivi che ormai rinunciamo a capire, un Marchionni che solo a Livorno ha dato segnali di risveglio (paga, a suo dire, la diversa preparazione tra Juve e Fiorentina) e stiamo aspettando il rientro di Castillo per dar respiro a Gilardino, indefesso stakanovista della squadra. Questi che abbiamo appena elencato sono indubbiamente degli "atout" ascrivibili quasi esclusivamente a Pantaleo Corvino ed Andrea della Valle (dobbiamo infatti aggiungere Prandelli), ma allo stesso tempo vorremmo sentir recitare un rispettoso "mea culpa" da parte della dirigenza viola. E ci chiediamo: a nessuno di loro viene il sospetto che questa era la stagione propizia per fare l'agognato salto di qualità? Attenzione, ciò non significa puntare allo scudetto, bensì migliorare le annate precedenti che, come ama ricordare Corvino, si sono concluse con quattro miracoli composti da un terzo (2006-2007) e tre quarti posti. Ammettiamo che Inter (sicuro) e Juventus (probabile, anche se...) sarebbero finite in ogni caso davanti alla Fiorentina, chi ci dice che, con un mercato diverso, farcito del giusto entusiasmo e della necessaria chiarezza, la Fiorentina non sarebbe la candidata principale al terzo posto? Ricordiamo come la terza classificata del campionato italiano non debba disputare i preliminari di Champions League e come questo rappresenti un risparmio notevole di energie fisiche e nervose, preziosissime nel proseguio della stagione, senza contare un introito sicuro di 18 mln. di euro. Mettiamoci anche la stagione pre-mondiale, da sempre foriera di novità e sorprese, ed il gioco è fatto. Lungi da noi emettere sentenze piuttosto che catalogare responsabilità (a nostro parere da dividere in parti eguali tra direttore sportivo e proprietà) ma il rischio, concreto e reale, è di ripetere un secondo caso Cecchi Gori che nel 99' tarpò le ali ad un possibile scudetto, "indebolendo" la squadra al mercato di gennaio con il solo acquisto di Ficini dall'Empoli. Il resto lo fecero l'infortunio di Batistuta ed il carnevale di Edmundo, ma allora, più o meno come oggi, la coperta era tremendamente corta. Scopriamo l'acqua calda ma sarebbero bastati un centrale che non si chiamasse Cesare Natali, un centravanti che non si chiamasse Castillo ed un centrocampista che surrogasse i passaggi a vuoto di Montolivo per porre una seria ipoteca su... "Un terzo posto chiamato desiderio." Noi, novelli Tommaso Moro (l'autore del romanzo "Utopia") degli anni 2000, continueremo ad attendere il "mea culpa" di Corvino e Della Valle, certi, purtroppo, che non arriverà mai. Nel frattempo ci limitiamo a dire che se c'è qualcuno che altera la realtà non sono i media nè la stampa, quanto piuttosto una condotta societaria scarsamente lungimirante, mossa troppo dalla ragione e poco dal cuore.


