CAGNI A FV, Fossi in lui accetterei la Nazionale
La notizia pubblicata questa mattina dalla Gazzetta dello Sport su Prandelli sempre più vicino alla panchina azzurra ha fatto in poco tempo il giro del mondo generando reazioni e commenti da parte degli addetti ai lavori. Per analizzare l’ennesimo capitolo della telenovela Fiorentina-Prandelli-Nazionale, Firenzeviola.it ha contattato un amico del tecnico gigliato, stiamo parlando dell’ ex allenatore dell’ Empoli, Luigi Cagni. Di seguito l’intervista:
Lei che è un amico di Cesare Prandelli, che idea si è fatto su tutto questo tira e molla tra la Fiorentina, il mister gigliato e la Nazionale?
“Sinceramente è da un po’ di tempo che non sento Cesare, queste sono scelte molto personali. Fare l’allenatore della Nazionale è tutt’altra cosa. Probabilmente Cesare è talmente stressato dalla situazione che si è venuta a creare a Firenze che starà pensando di intraprendere questo cammino difficilissimo ma stimolante chiamato Nazionale”.
Firenze è un po’ disorientata da queste voci.
“Io penso in questo momento ai cinque anni passati da Cesare a Firenze, belli, pieni di soddisfazione ma anche pesanti sotto il profilo dello stress. Quest’anno lo si vedeva anche nelle interviste in tv che era molto teso. Se sei in una situazione di full immersion come a Firenze ed hai la possibilità di andare ad allenare la Nazionale penso che chiunque prenderebbe in esame un tipo di offerta del genere, ripeto però questa è una mia considerazione. A Firenze non è andata sempre bene per Cesare, qualche contestazione quando io ero ad Empoli c’è sempre stata nei suoi confronti”.
Lei è dell’avviso che cinque anni di lavoro a Firenze, in una piazza cosi calda e con tante aspettative, logori chiunque?
“Firenze non è una metropoli, quando passeggi per la città tutti parlano di Fiorentina, la città è innamorata della propria squadra. Fare l’allenatore a Firenze non vuol dire farlo solo la Domenica allo stadio ma anche ogni minuto in cui vivi nella città, per assurdo per evitare lo stress uno dovrebbe vivere a Roma ed allenare la Fiorentina. Quando una città è cosi passionale è anche normale che si passi da grandi gioie a grandi delusioni in poco tempo, la passione dei tifosi non può essere equilibrata”.
Pensa che sia davvero difficile lavorare in una piazza come Firenze?
“Non è Firenze il problema ma l’idea che abbiamo noi del calcio. In Italia, a mio avviso, dopo che un allenatore ha diretto per tre anni la stessa squadra dovrebbe cambiare aria. Non sto parlando solo di Prandelli ma anche di Gasperini a Genova. In tre massimo quattro anni riesci a fare tutto con una squadra, passato questo lasso di tempo l’ideale sarebbe o cambiare molti giocatori e ricominciare un nuovo ciclo oppure cambiare allenatore”.


