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Massimiliano Fiondella e quell'ultima curvaTUTTOmercatoWEB
Foto sito Fezzanese
Oggi alle 06:31Storie di Calcio
di Redazione TMW

Massimiliano Fiondella e quell'ultima curva

Ci sono storie che sembrano scritte da un romanziere incline alla tragedia, traiettorie umane dove la gloria del campo e il dramma della vita si intrecciano in un disegno indelebile. Quella di Massimiliano Fiondella è una di queste. Una storia fatta di polvere della Serie C, delle luci abbaglianti della Serie A con la maglia della Fiorentina, e di un tragico, prematuro epilogo che sembra evocare un'eredità familiare mai dimenticata.

Dal fango alla Serie A: la marcatura su Van Basten

Nato a Gioia Sannitica (comune provincia di Caserta, Campania.) il 13 luglio1968, ma cresciuto a Le Grazie e calcisticamente nello Spezia, Fiondella era il classico difensore d'altri tempi, generoso, ruvido quando serviva, animato da uno spirito di sacrificio fuori dal comune. Qualità che lo portarono a compiere il grande salto, dopo l'esplosione con la Lucchese, nell'estate del 1990 arrivò la chiamata della Fiorentina. A Firenze, sotto la guida del tecnico brasiliano Sebastião Lazaroni, il ragazzo arrivato dalla provincia si trovò catapultato nel calcio dei giganti. In due stagioni collezionò 42 presenze, togliendosi la soddisfazione immensa di segnare un gol a San Siro contro l'Inter, ma nell'immaginario dei tifosi viola rimangono soprattutto i suoi duelli d'alta quota, come quando fu chiamato a francobollare Marco van Basten, il "Cigno di Utrecht", nel momento di massimo splendore del Milan degli immortali. Fiondella non si fece intimorire, contrasti duri, cuore oltre l'ostacolo e il rispetto guadagnato sul campo.

Quell'ombra nel passato: l'eredità di papà Franco

Dietro la corazza del calciatore moderno, Massimiliano portava dentro di sé una ferita profonda, un'ombra legata alle sue radici. Suo padre, Franco, era un palombaro della Marina Militare, un uomo di mare abituato a sfidare gli abissi e il silenzio profondo delle acque. Un mestiere per uomini d'altri tempi, interrotto però da un destino crudele, papà Franco se ne andò troppo presto, lasciando Massimiliano orfano in giovane età. Un lutto pesante, che ne forgiò l'anima e il carattere, trasmettendogli quella maturità precoce, quel coraggio silenzioso e quella straordinaria determinazione che il difensore metteva in ogni singola chiusura in scivolata.

Gli ultimi calci nella sua Liguria

Il calcio professionistico, si sa, a un certo punto spegne i suoi riflettori, ma la passione non si esaurisce con un contratto scaduto. Dopo aver girato l'Italia tra Ferrara e Ascoli, Fiondella decise di ritornare dove tutto era iniziato, in quella Liguria che lo aveva adottato e che tanto amava. Scelse di rimettersi in gioco lontano dai grandi palcoscenici e dai contratti milionari, abbracciando il calcio dilettantistico. Spese così gli ultimi scampoli di carriera giocando i suoi ultimi, intensi campionati nell'Eccellenza ligure con la maglia della Fezzanese. Lì, tra l'odore della salsedine e la terra dei campi di provincia, Massimiliano correva con la stessa identica grinta di quando stringeva i denti a San Siro, diventando un faro e un esempio indimenticabile per tutti i giovani compagni di squadra.

La litoranea maledetta e il dolore del mondo del calcio

Poi, la notte del 9 agosto 2009. Fiondella aveva solo 41 anni. Una calda domenica d'estate, il vento sul viso in sella a uno scooter lungo le curve della litoranea delle Cinque Terre, a pochi chilometri da Vernazza. All'improvviso, lo sbandamento, un impatto tremendo e fatale che ha spento per sempre la sua vita e quella della sua fidanzata Sara Scotti, 31 anni, spezzina, avvocato e collaboratrice della Camera di Commercio di La Spezia. Massimiliano e Sara erano in sella a uno Scarabeo Aprilia 250 e stava percorrendo la strada che da Corniglia va al borgo marinaro di Vernazza, nella zona delle Cinque Terra. Erano le 21,30 di domenica sera e la coppia era diretta a Vernazza per assistere allo show del comico-cantante-cabarettista Paolo Rossi. Il destino, che gli aveva tolto papà Franco troppo presto, decideva di interrompere bruscamente anche la sua di corsa. La notizia del dramma si diffuse rapidamente, scatenando un'ondata di commozione profonda che unì l'Italia calcistica dal nord al sud. L'U.C. Sampdoria, la Fiorentina e la Lucchese emisero subito comunicati ufficiali di profondo cordoglio, stringendosi intorno alla famiglia per la perdita di un professionista esemplare e di un uomo buono. A Lucca e a Firenze i tifosi della vecchia guardia si ritrovarono smarriti nei ricordi di quel ragazzo generoso, ma fu soprattutto l'ambiente della Fezzanese a subire un colpo durissimo. I compagni dell'ultimo capitolo della sua vita sportiva e l'intera comunità locale rimasero pietrificati dal dolore.Il legame con il club spezzino era così profondo che l'omaggio è diventato eterno: anni dopo l'incidente, la Fezzanese ha deciso di far stampare all'interno del colletto delle proprie divise ufficiali da gara una dedica speciale: "Massi gioca con noi". Un modo pulito e sincero per dire che l'anima verde di quel ragazzo buono, capace di passare con la stessa dignità dagli specchi d'acqua liguri alle notti magiche del Franchi, non se ne andrà mai davvero.

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