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L’estate dei sogni e la rivoluzione nel calciomercato del 1984, quando la Serie A cambiò per sempreTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 06:30Storie di Calcio
di Redazione TMW

L’estate dei sogni e la rivoluzione nel calciomercato del 1984, quando la Serie A cambiò per sempre

L'estate del 1984 segna l'apice economico e di prestigio della Serie A. Le frontiere aperte e gli enormi investimenti delle proprietà televisive e industriali portano in Italia i più grandi fuoriclasse del pianeta
Settembre 1984. C’è un’aria strana nell’Italia del pallone, una sensazione elettrica che pulsa sotto la pelle dei tifosi dalle Alpi a Lampedusa, non è la solita attesa del calcio d’inizio, è la consapevolezza profonda, quasi mistica, che nulla sarà più come prima. All'epoca il campionato più bello del mondo sta per aprire i battenti, ma ha cambiato pelle durante un’estate folle, principesca, irripetibile. Le frontiere sono spalancate, i miliardi delle vecchie lire volano da un continente all’altro e la geografia del potere calcistico trema. La Juventus ha ancora lo scudetto sul petto, la Roma di Falcao e il neonato Napoli di un certo Diego Armando Maradona, sbarcato a luglio in un San Paolo impazzito, monopolizzano i titoli. Il colpo più eclatante fu senza dubbio quello messo a segno dal Napoli del Presidente Corrado Ferlaino e dell’allora Direttore Sportivo Antonio Juliano che per la cifra record di 14 miliardi di lire prelevò dal Barcellona quello che già allora contendeva a Pelè la palma di più forte calciatore della storia del calcio, ossia l’asso argentino Diego Armando Maradona. Briaschi dal Genoa, Pioli dal Parma e Favero dall'Avellino furono gli innesti della Juventus già forte. Questi innesti andarono a integrarsi in una squadra formidabile che contava già sulle stelle straniere Michel Platini e Zbigniew Boniek, e che al termine di quell'annata avrebbe conquistato la prima storica Coppa dei Campioni del club nella tragica notte dell'Heysel. Ma dietro i colossi, si muove un esercito di giganti pronti a stravolgere la storia. A Milano, sponda nerazzurra, i tifosi dell’Inter strofinano gli occhi davanti all'aeroporto: è atterrato Karl-Heinz Rummenigge, il "Kalle" nazionale, due volte Pallone d’Oro, l'imperatore della Germania Ovest, sveste la maglia del Bayern Monaco per indossare quella della Beneamata, forza fisica, eleganza regale e un senso del gol che fa spavento, oltre a quella personalità e autorevolezza che intimorisce gli avversari. Pellegrini ha fatto il colpo grosso per sfidare il mondo. Sull'altra sponda del Naviglio, il Milan risponde alla sua maniera, cercando muscoli e fame di riscatto, da Portsmouth, via Milanello, arriva un gigante inglese con lo sguardo da predatore, Mark Hateley. I tifosi, folgorati dalla sua debordante fisicità, ci mettono un amen a ribattezzarlo "Attila". Sarà lui, con i suoi stacchi aerei fantascientifici, a dover ridare nobiltà al Diavolo. Giunto dal Portsmouth per poco meno di 3 miliardi di lire, l'inglese arriva a Milano quasi come un oggetto misterioso. L'allenatore Nils Liedholm scommette tutto sulla sua altezza e sulla sua elevazione, doti che gli permetteranno di entrare nella leggenda rossonera sovrastando l'ex Collovati nel derby di ottobre ma poi poco più. Nel frattempo, a Firenze, il calciomercato assume i tratti di un saggio di filosofia e politica. La Fiorentina si assicura il "Dottore", Socrates. Capitano di un Brasile leggendario, uomo di cultura e di spessore immenso, Socrates porta al Comunale la sua andatura compassata, i colpi di tacco illuminanti e il fascino della Democracia Corinthiana. È un sognatore prestato al calcio italiano, pronto a disegnare traiettorie mai viste prima. Storiche le sue uscite al circolo delle Vie Nove a bere Birra. Non si adatterà al calcio italiano e non si integrerà in uno spogliatoio non del tutto unito. Poco più a nord, a Torino, la sponda granata risponde con un altro pezzo di quel Brasile celestiale del 1982: Leo Júnior. Il Flamengo saluta il suo leader e il Toro accoglie un professore del centrocampo, un uomo capace di dare ritmo e anima alla squadra con la naturalezza di chi balla la samba. Il Flamengo chiede cifre altissime, ma il Torino stringe i denti e investe circa 2 miliardi di lire per portarlo in granata. Junior, sbarcato a Torino a 30 anni, accetta la sfida solo dopo aver ricevuto garanzie di poter giocare a centrocampo (in cabina di regia) e non come terzino fluidificante come faceva in Nazionale. La Roma avvia la rivoluzione verde di Eriksson cedendo Di Bartolomei al Milan e acquistando Maurizio Iorio, mentre la Lazio vive un mercato low-cost di provincia che ne segnerà la successiva retrocessione. In casa Lazio, il presidente Giorgio Chinaglia dovette fare i conti con casse societarie tutt'altro che floride, impossibilitato a competere con i colpi da teatro delle rivali, il club biancoceleste confermò le sue due stelle straniere (il brasiliano João Batista e il giovane talento danese Michael Laudrup) e imbastì un mercato di riparazione basato su calciatori di categoria e scommesse della Serie B: Oliviero Garlini: Attaccante prelevato dal Cesena, acquistato per dare peso a un reparto che dipendeva quasi interamente da Bruno Giordano. Arturo Vianello e Massimo Storgato: Arrivarono a rinforzare la difesa, rispettivamente dal Pisa e dal Verona. Francesco Fuente e Angelo Cupini: Movimenti minori a centrocampo insieme al ritorno del giovane Ernesto Calisti dalla Cavese Ma la vera, incredibile favola di questa estate si scrive all'ombra dell'Arena, il Verona di Osvaldo Bagnoli è una squadra solida, ma non si aspetta quello che sta per succedere, il calciomercato scaligero estrae dal cilindro due colpi che profumano a posteriori di leggenda. Arriva Hans-Peter Briegel, il "Panzer" tedesco, un decatleta prestato al calcio, un concentrato di potenza pura capace di arare la fascia e spaventare gli attaccanti avversari, insieme a lui, un danese biondo, anarchico e devastante: Preben Elkjær Larsen. Elkjær è l'imprevedibilità fatta calciatore, uno che fuma in spogliatoio ma in campo corre come un forsennato e punta la porta senza paura di niente e di nessuno. Bagnoli lo sa, Verona lo sente, si sta assemblando un meccanismo perfetto. Quei due stranieri si integrano a meraviglia in un gruppo di italiani affamati e sottovalutati. Saranno loro, Briegel ed Elkjær, a trascinare l'Hellas verso uno storico, incredibile e romantico Scudetto, destinato a rimanere scolpito nel marmo della storia del calcio. Le radioline sono pronte, i brividi corrono lungo la schiena, settembre 1984 non è solo l'inizio di una nuova stagione. È il big bang del calcio moderno.

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