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Hellas Verona, Baroni: "Il derby non è uno spartiacque, è fondamentale"
In conferenza stampa verso Verona-Vicenza, Marco Baroni parla del divieto ai tifosi ospiti, delle condizioni di Ekuban e Suslov e dell'importanza del derby
Il tecnico dell'Hellas Verona, Marco Baroni, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del derby contro il Vicenza, in programma per la quinta giornata di campionato. Il tecnico gialloblù ha commentato il divieto imposto ai tifosi ospiti, la sconfitta contro il Benevento e il percorso di crescita mentale della squadra, oltre alle condizioni di Ekuban e Suslov in vista della gara. Spazio anche al modulo, alla rosa ampia e agli aggiornamenti sugli indisponibili.
Cosa pensa del divieto preventivo imposto ai tifosi del Vicenza, che di fatto toglie spettacolo a un derby sentito da entrambe le tifoserie?
"È chiaro il dispiacere, perché come uomo di sport e di calcio è chiaro che il calcio è del pubblico e della gente. Questa è una cosa indiscussa. In Italia c'è una forte componente preventiva: già prima che vengano fuori i calendari si parla di trasferte che possono essere vietate. È chiaro che questa forte componente preventiva sembra quasi l'unica soluzione. Non voglio addentrarmi in queste disquisizioni, se non rimarcare fortemente il grande dispiacere, perché il calcio, lo spettacolo è della gente, dei tifosi, del pubblico".
La sua squadra è costruita sui gol delle prime punte ed è quella che subisce meno tiri in porta, ma c'è ancora qualcosa da regolare a livello di equilibrio?
"C'è tanto da lavorare. Questo è un percorso che abbiamo intrapreso insieme, la direzione è chiara, però all'interno di questo ci sono degli step che dobbiamo migliorare insieme con la squadra. Siamo consapevoli, ci lavoriamo tutti i giorni, ne parliamo: ricerchiamo una forte identità e un forte equilibrio, perché tutto passa anche dalla continuità, non solo da partita a partita ma anche all'interno dei 90 minuti. Questa è una delle componenti su cui ci stiamo fortemente lavorando".
È una squadra molto talentuosa tecnicamente, ma forse va ancora costruita a livello mentale e caratteriale. Che impatto ha avuto il risultato di Benevento su questa settimana?
"Siamo tornati arrabbiati, delusi per primi. C'è stato un forte dolore, sia personale da parte mia sia da parte della squadra: questo l'ho percepito, lo abbiamo sentito, lo abbiamo avvertito, e credo che questo ci dia la possibilità di crescere. Dobbiamo farlo, ne siamo consapevoli, lo vogliamo, lo desideriamo. A me non piace parlare di tempo, perché noi non abbiamo tempo: dobbiamo correre contro il tempo, dobbiamo velocemente migliorare quei cali, quelle situazioni in cui magari manca la percezione del pericolo, e quindi su un calcio d'angolo o su un giocatore che risale dentro si pensa che da lì non si possa far gol, e poi si va a complicare una prestazione che fino a quel momento era stata molto buona. Adesso c'è il derby e credo che all'interno di questa partita ci siano tutte quelle componenti per cui sai benissimo dove non puoi mancare".
Come sta Ekuban, alternativa importante là davanti a Mulattieri? E Suslov è pronto fisicamente per giocare dal primo minuto, eventualmente anche in mezzo o largo a destra?
"Quando ho parlato della sosta, ho detto che potrebbe essere anche un momento in cui possiamo lavorare su qualcosa di diverso. Per quanto riguarda Tommy è solo un problema suo, deve ritrovare un atteggiamento per primo: è stato in un momento in cui ha pensato ad altro, anche giustamente, perché ne abbiamo parlato. È chiaro che spesso il corpo è facile riportarlo dentro, la testa è un pochettino più difficile, e stiamo lavorando su questo. Fino adesso mi ha dato grandissima disponibilità, quindi sarà compito mio, ma anche suo, aumentare sempre di più questa dedizione, questa attenzione, questa voglia di stare all'interno della squadra più mentalmente che fisicamente. Per quanto riguarda Ekuban, lui era fermo, quindi stiamo lavorando in un ricondizionamento: in questo percorso ha avuto un piccolo risentimento, ma nessun tipo di lesione, e abbiamo leggermente rallentato una settimana. Sono convinto che già dopo la sosta il giocatore sarà a pieno regime con la squadra, ne sono quasi sicuro".
Il danno della partita con il Benevento è stato far sfumare l'entusiasmo ricreato intorno alla squadra dopo le vittorie con Cagliari e Arezzo. Quanto passa questo entusiasmo per una grande prestazione con il Vicenza?
"Faccio un piccolo passo indietro. Se avete visto, dopo la partita con il Cagliari e dopo quella con l'Arezzo ho cercato di evitare di parlare troppo, perché mi sembrava un'euforia eccessiva: forse avrei dovuto smorzarla con le parole, ho detto che non era il momento di fermarla, ma voglio parlarvi anche di questo. L'equilibrio è tutto ciò che nella vita mi ha portato a raggiungere qualcosa di importante. Non mi piacciono gli alti e bassi: come non ero euforico dopo la vittoria di Cagliari e con l'Arezzo, non sono ora in questo momento pessimista, perché so che c'è da fare un percorso. In un percorso di costruzione con così tanto rinnovamento ci sono degli inciampi, e la cosa importante è che questi ti aiutano a migliorarti. Anche queste battute ci devono migliorare, ci devono rafforzare: io la prendo veramente come un'area di crescita".
Ci sono variazioni tattiche in vista, dopo il ritocco fatto contro il Benevento?
"Noi non usciamo dai doppi esterni, quindi difesa a quattro con doppi esterni, da lì non usciamo. All'interno abbiamo un centrocampo fatto di tre uomini, dove ci può essere un vertice alto o basso. Nel vertice alto effettivamente ci può anche passare una punta, un attaccante, quindi diventare un 4-3-1-2, un 4-2-3-1 con un centrocampista che poi in costruzione si può abbassare e diventare un 4-3-3. Non varieremo questo sistema, perché abbiamo iniziato un lavoro a cui io credo, a cui crede molto anche la squadra, però all'interno di questo ci possono essere delle soluzioni che possiamo valutare. La sosta può permettere anche questo, e anche il recupero di alcuni giocatori".
Dopo cinque giornate, si può definire il derby il primo spartiacque di questo campionato?
"No, non è uno spartiacque. È una partita fondamentale, è importantissima. Infatti mi dispiace essere qui a parlare della sosta, perché per me si gioca il derby come se non ci fosse un domani: questo è il sentimento che ho portato alla squadra. Un derby si prepara, si attende, ci si va in campo, si gioca con una prestazione di altissimo livello e sotto tutti gli aspetti, perché sennò non ne esci. Noi dobbiamo portare queste componenti, poi il risultato spesso è una conseguenza di ciò che porti in campo. In questo momento la testa è a questa partita, importante proprio per la rivalità, per tante situazioni: abbiamo bisogno di partite importanti, di partite difficili, per alzare il nostro livello. Questo è il messaggio che do alla squadra e che do anche all'esterno".
Lei punta molto sulle tre sostituzioni che permettono di modificare quasi metà squadra: quanto è importante avere una rosa ampia?
"È fondamentale. Io quando parlo di 20 titolari, 22, 23 giocatori che si allenano con me, è una cosa che ricordo tutti i giorni alla squadra, non ultimo oggi, perché per me spesso il risultato cambia nel secondo tempo, nei secondi quarti di gara. Spesso i giocatori che non partono titolari pensano di essere meno importanti, invece sono i più importanti: questa è una delle cose che ricordo sempre alla squadra, oltre al fatto che avere tutti accesi alza il livello di allenamento e il livello del lavoro della squadra. La differenza l'abbiamo vista proprio con l'Arezzo e con il Benevento".
Può fare una panoramica sugli infortunati, pensando anche a Serdar, che dovrebbe tornare dopo la sosta, e a Bega, che non abbiamo ancora visto?
"Per quanto riguarda Serdar stiamo lavorando, il ragazzo sta bene e devo dire che ha anche bruciato un po' le tappe. Chiaro che deve ritrovare un po' certi adattamenti che dopo un infortunio come il suo servono, però siamo già soddisfatti: domani chiude la prima settimana interamente con la squadra, quindi per me questo è già importante. La sosta gli darà ancora lavoro e permetterà anche di smaltire i carichi che sono stati importanti. Penso che anche Bega da lunedì si riaggreghi con il gruppo. Di Ekuban l'abbiamo appena detto, e di Frese parlavamo di quattro-sei settimane: adesso mi sfugge un po' il conto, ma credo che siamo vicini. Forse dopo la sosta potrebbe essere disponibile".
Dopo Benevento ha parlato di un problema fisico per Edmundsson, che sta vivendo un momento un po' difficile. Cosa ha il ragazzo? E cosa ha spinto la crescita di Sarr, che nelle prime uscite si sta rivelando efficace, mentre l'anno scorso non aveva mai visto la porta?
"Sarr è un ragazzo molto sensibile, che ha bisogno di sentirsi apprezzato, di avere continuità di gioco: gliela sto dando, anche se non parte da dove dovrebbe, ma sta lavorando tanto per migliorarsi. È un giocatore su cui contiamo, e credo che se continua a lavorare così possa avere anche una sorpresa personale da questo ruolo, e siamo molto contenti. Per quanto riguarda Edmundsson , sta facendo benissimo. È un giocatore che è passato a lavorare su una costruzione a cui solitamente non era abituato: a Benevento ha toccato 90 palloni, di cui 71 passaggi riusciti, per un centrale difensivo. È chiaro che è una delle componenti su cui deve crescere. È un ragazzo meraviglioso, un atleta spettacolare: qualche errore ci può stare, ma credo in un miglioramento, in un consolidamento del ruolo da parte sua di altissimo livello. Presto credo che si allineeranno le due situazioni, perché rimane un difensore, non è che gli voglio cambiare ruolo, ma sta lavorando molto bene, come sono cresciuti tutti, lo stesso Korac. Da questo punto di vista sono contento del percorso, chiaro che dobbiamo eliminare gli errori, perché quello che conta è comunque il risultato".
Gli errori difensivi accumulati sono più individuali, o non sta funzionando qualcosa nel lavoro settimanale con la squadra?
"No, no, no. È chiaro che ci sono delle cose che dobbiamo migliorare: faccio l'esempio del primo gol che prendiamo su calcio d'angolo, possiamo fare meglio perché ci sono un paio di posizionamenti un pochettino più bassi, però ci stiamo lavorando dentro. Non mi piacciono gli alibi, ma a fine partita ho parlato di tre partite in otto giorni con dei viaggi: non per la fatica del viaggio, ma perché hai poche ore di allenamento, poco lavoro. Quando giochi così ravvicinato è più il tempo che passi a recuperare che a lavorare. Se mi devo prendere una responsabilità è mia, non della squadra, perché la squadra sotto certi aspetti ha lavorato anche bene. Qualche errore lo abbiamo messo dentro perché dobbiamo migliorare nel lavoro, quindi mi assumo io le responsabilità sotto questo aspetto".
Avendo vissuto certi momenti da giocatore, avere tutto il pubblico dalla propria parte può essere più una pressione che una spinta?
"Una pressione. No, no, ragazzi, la pressione è vita: chi non ha pressione sta a casa. Noi vogliamo la pressione. Più si alza la pressione, più vuol dire che stiamo facendo bene. E poi, per essere coerente con quello che ho detto all'inizio sul dispiacere di avere solo una parte della tifoseria, quello che è importante domani è come noi andiamo dentro. L'atteggiamento: la gente vuole vedere questo, una squadra volitiva, che va in campo, che lotta su ogni pallone, perché dovremmo fare questo, pallone su pallone, metro su metro. Questo è il mantra di questa partita".
Che squadra si aspetta dal Vicenza?
"Squadra molto pericolosa, che ha un organico importante: ci sono delle individualità anche buone, ma principalmente è il collettivo, una squadra che attacca molto bene la porta, mette dentro palloni, sa andare in verticale. Sappiamo benissimo che sarà una partita difficile, ma ci siamo preparati su questo aspetto".
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