Oltre i giovani, gli stranieri, le riforme: l'errore più grande è il 9 di Mancini. Ecco con chi ripartire
Le analisi, il calcio italiano, li giovani, la crisi, e troppi stranieri, e le riforme e gli stadi. Però davanti c'era la Macedonia e allora i bilanci, quando sull'altro piatto il peso netto era così leggero, lasciano il tempo che trovano. Perché l'Italia s'è ritrovata in questo punto d'involuzione per tante cause ma una soprattutto. L'area avversaria. Anche nell'epopea estiva dell'Europeo, il centravanti era il tallone d'Achille, mica da killer, di quest'Italia bella, sfrontata e perché no pure fortunata. Il valore assoluto di Ciro Immobile è una cosa, il suo impatto con l'Italia, per l'Italia, nell'Italia, un'altra. Se negli schemi di Simone Inzaghi e di Maurizio Sarri è Re Leone, in quelli di Roberto Mancini difficilmente ha trovato le giuste alchimie e la sintesi perfetta: il gol. Lui come Andrea Belotti, validi ma non adatti, forse, non calzanti alle idee di gioco del commissario tecnico.
Il più grande errore di Mancini
Eccolo lì, servito, su un piatto d'argento per le difese avversarie, il più grande errore di Roberto Mancini. Non essersi reso conto dei limiti dell'attacco azzurro nell'Europeo e non avervi porto rimedio. Non ha costruito un'alternativa, perché Gianluca Scamacca ha rappresentato d'ultima istanza il canto dell'Ave Maria a cui aggrapparsi per speranze vane, quando s'è scontrato coi problemi fisici della vigilia. D'estate Immobile e Belotti hanno mostrato tutti i loro limiti nel gioco di Mancini ma lui, forse per gratitudine, forse per testardaggine, o magari per candida sbadataggine, non ha voluto cambiare. Così l'Italia, pure senza campionissimi ai fianchi del centravanti, e senza l'uomo migliore ovvero Federico Chiesa, è stata ben più che spuntata.
Serve una soluzione subito
Abbiamo scritto oggi da chi ripartirà quest'Italia in attacco e la sensazione è che non potrà farlo con Immobile e Belotti. E' lì che servirà il più grande e coraggioso gesto del commissario tecnico, e non si sa mai che un'esclusione tanto pesante sia pure una molla tattica per stravolgersi dentro, e fuori, anche dopo i trenta per l'attaccante. Però Mancini necessita di altre soluzioni. Ma da chi, nel campionato? Negli alti piani ha dimostrato di essere uno pronto alla bisogna, nei momenti difficili, in quelli dove serve respirare ma anche creare spazi, densità e fare a sportellate in area avversaria, Andrea Petagna. Che non sarà il più spettacolare dei nove, ma è una garanzia anche per un esigente come Luciano Spalletti. Lo sarà certamente Gianluca Scamacca, ma tatticamente servono anche due giocatori diversi. Come Andrea Pinamonti, che può aver trovato in Aurelio Andreazzoli e in Empoli tecnico e piazza giusta per maturare e poi sbocciare. Dubbi, nonostante la squadra, la caratura, il prezzo e le prime pagine, su Moise Kean, che al valico del Rubicone della carriera ha sempre fatto un passo indietro, mentre pare ancora presto per i vari Lorenzo Lucca, Luca Moro e via discorrendo. Sicché, giacché il parco non offre troppe stelle, servono idee ovvero calciatori che possano offrire soluzioni tattiche differenti a un Mancini sin troppo ancorato a due giocatori tanto forti quanto simili quanto poco consoni alle sue idee. E poco conta che Immobile e Belotti siano stati parte del sogno Europeo di quest'estate. E' tempo di cambiare, dopo il fallimento Mondiale.






