Prima del derby il "Como Glimt"
La vittoria sul Genoa ha mantenuto le distanze dal Milan, anche se a due minuti dalla fine della partita di Cremona sembrava che il vantaggio in classifica potesse persino aumentare. Non è così ma il distacco è comunque rassicurante.
Sarà molto interessante verificare il piglio con il quale l'Inter scenderà in campo questa sera contro il Como, specie perché ci sono diverse assenze importanti nel reparto offensivo e la necessità di non rischiare.
La squadra di Fabregas ha tante similitudini con il progetto del Bodo, con l’eccezione legata al fatto che il Como non ha un’impronta autoctona come i norvegesi e ha un calcio, se possibile, più spregiudicato ma il livello è quello.
Sono in tanti che preferirebbero vedere una squadra piena di riserve e giocatori prelevati dall'Under 23 per affrontare una semifinale scomoda perchè piazzata a pochi giorni dalla partita più importante della stagione.
A occhio la formazione di stasera dovrebbe essere Martinez; Bisseck, Acerbi, Bastoni; Darmian, Frattesi, Zielinski, Diouf, Carlos Augusto; Esposito, Thuram
Non ci sono alternative in attacco, vista la contemporanea indisponibilità di Lautaro (rientro previsto con la Fiorentina) e Bonny. E’ evidente che Dumfries impiegherà del tempo per poter tornare al suo livello e verrà centellinato per sicurezza.
A chi sperava che i due attaccanti venissero risparmiati e che la formazione potesse essere anche più sperimentale di questa (difficile) che c'è un tema di fondo:
dopo l'eliminazione con il Bodo Glimt non c'è stata alcuna voglia di approfondire le ragioni di un'eliminazione contro una squadra sicuramente solida ma più debole dell'Inter e capaci di vincere sia all'andata che al ritorno.
A giudicare dalla reazione di una buona parte del pubblico nerazzurro, si registra un certo fastidio nell'affrontare la questione in modo analitico.
E stato tutto derubricato ad una semplice questione di obiettivi che privilegiano Campionato, ed eventualmente Coppa Italia, al percorso in Champions League.
ll paradosso è che sembrano essere stati scelti gli obiettivi anche in base allo "shitstorm" piovuto sulla società e la squadra dopo la fine della stagione e questo ha portato all'annullamento di qualsivoglia analisi seria ma solo un infastidito: "andiamo avanti".
Gli stessi giocatori hanno preso l’eliminazione come una seccatura non particolarmente grave.
Giusto non drammatizzare e nessuno chiedeva che l’Inter facesse lo stesso cammino dell’anno prima, ma la squadra è uscita con addirittura due sconfitte.
Inoltre solo a gennaio Lautaro aveva dichiarato che la Champions era un’ossessione.
Perdere ci può stare ma il modo in cui accade all’Inter è insolito. Sarebbe stato interessante affrontare l’argomento. Solo che è silenziosamente vietato perché parlarne è tossico, “porta male” e non è interista. Fine.
Barella e Thuram sono sotto il loro standard ma anche parlare di questo tema registra una formidabile polarizzazione: "Barella così non può giocare", "Giù le mani da Barella"
Perciò nessun ragionamento sul calo di rendimento ma solo una constatazione che si ferma al primo indugio.
Se si fa notare che il centrocampista non sta giocando al suo livello non è certo per chiederne l’esautorazione o il patibolo ma solo per capirne le cause o, più banalmente, per parlare di calcio.
Sono contrario alle estremizzazioni in senso positivo e negativo ma questa è un’epoca di orientamenti netti. La critica è letta come un atto sovversivo.
Era così anche prima ma oggi è peggio, probabilmente perché lo choc del finale della scorsa stagione sta impedendo di argomentare con leggerezza sull’andamento di una squadra forte e bella come l’Inter.






