Lautaro giura fedeltà all'Inter: "Mi sento come a casa, non ho altro a cui pensare"
Il numero 10 e capitano dell'Inter Lautaro Martinez ha parlato in esclusiva ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, in una lunga intervista doppia con l'altro attaccante nerazzurro Francesco Pio Esposito.
Cosa hai pensato la prima volta che hai visto Pio Esposito?
"L'ho visto quando veniva ad allenarsi con noi, giocava nella Primavera però è sempre stato un ragazzo educato che chiedeva e ringraziava, come ora: ascolta, vuole imparare, è umile e questa è la cosa più importante".
E già allora non aveva paura?
"No, questa è un'altra cosa importante, fare sempre il meglio fa poi la differenza quando entri in campo con la prima squadra".
Cosa ti ha colpito di Pio?
"Io di lui posso dire l'atteggiamento che ha sempre avuto quando è entrato, ricordo le partite di Bergamo e Pisa ma anche quella con la Juve quando ha segnato un gol importante, o quella di Lecce. Nella prima stagione ha dimostrato grande personalità, umiltà. Ci ha dato una grande mano".
Ci spieghi cos'è l'ossessione per il gol?
"È la cosa che ti fa respirare e dormire tranquillo. Per noi attaccanti è tutto, almeno l'80%, anche se poi devi fare anche il meglio per la squadra".
Ti senti di giurare fedeltà al progetto Inter?
"Io sono fedele al progetto Inter, perché ho ancora un contratto e qua mi sento come se fossi a casa mia. Dal primo giorno mi hanno trattato in una maniera che non avevo mai pensato, sono arrivato a traguardi personali importanti anche di gruppo e quindi oggi non ho altro a cui pensare che non sia l'Inter. Qua sono felice insieme alla mia famiglia, a Milano abbiamo anche un ristorante. Stiamo bene, siamo molto felici".
Milito ti ha spiegato come si fa a vincere un trofeo dopo l'altro?
"Sì, questa cosa sempre. Ho avuto tanti esempi, come Pupi (Zanetti ndr). In questo club sono passati tanti argentini, c'è un legame speciale. Ho vissuto anche dei momenti importanti in nazionale, dove vedere questi campioni voler continuare a vincere è un esempio e uno stimolo che cerco di trasmettere quando torno all'Inter. Vedere Messi che vuole vincere ogni partitina sono cose che impari e ti porti dentro. Il Principe mi scrive sempre, siamo molto amici. Lo conosco da quando ho fatto il mio esordio col Racing e da quando sono qua mi scrive tutti i giorni. Lo ringrazio, perché è una persona molto presente".
Chivu è stato bravo soprattutto a farsi accettare in un momento non semplice?
"Sì, è andata un po' così. L'anno scorso abbiamo sofferto tanto, non siamo riusciti a ottenere tutti questi obiettivi che avevamo alla fine della stagione, è stata una stagione molto dura per tutti noi. Però Cristian è arrivato con una mentalità e un'aria nuova, con tanta leadership che si vede anche da fuori. Questa cosa ci ha dato tanta fiducia. Sul tema del gioco, lui ha aggiunto alcune cose del tuo stile ma non ha tolto nulla di quello che avevamo fatto nei quattro anni di Simone (Inzaghi ndr), col quale avevamo fatto un grandissimo lavoro. Dobbiamo ringraziare il mister perché ci ha fatto sentire molto comodi quest'anno".
È cambiata anche la gestione dei giorni di riposo, ora molto più moderna?
"Sì, lui sta andando verso questo calcio che oggi è così, con giorni liberi e riposo. L'anno scorso abbiamo finito tutti stanchi, anche di testa. La cosa più importante è che la testa dei giocatori deve rimanere riposata perché si gioca e si viaggia tanto, anche lontano. I giorni di riposo sono importanti per far recuperare fisico e testa".
Com'è Messi?
"Quello che si vede sul campo lo vediamo tutti, quello che mi impressiona di più è quello che si vede in allenamento. È l'esempio che uno prende e si porta dentro, a volte sembra che giochi a un altro sport".






