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ESCLUSIVA - Michele Deantoni (esperto di dati): "Chalobah è un costruttore paziente. Khalaili ha una dualità come Palestra. Vi racconto PASTA"TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 17:15Primo piano
di Michele Maresca
per Linterista.it

ESCLUSIVA - Michele Deantoni (esperto di dati): "Chalobah è un costruttore paziente. Khalaili ha una dualità come Palestra. Vi racconto PASTA"

Michele Deantoni è un insegnante di statistica italiano che vive e lavora in Belgio. Dopo un dottorato di ricerca in neuroscienze, ha orientato il proprio percorso verso la data science e l'informatica, con un interesse particolare per l'analisi dei dati e l'intelligenza artificiale. Oggi insegna materie legate alla programmazione, alla matematica applicata e al machine learning presso una scuola universitaria in Belgio. Nel tempo libero porta avanti un progetto personale dedicato all'analisi calcistica, in cui combina competenze statistiche, programmazione e conoscenza tattica per studiare lo stile di gioco dei calciatori e delle squadre attraverso i dati. Il suo obiettivo è rendere l'analisi del calcio più rigorosa, trasparente e accessibile.
Con lui, la redazione de L'Interista ha parlato di com'è nata la sua passione per i dati e della sua creazione PASTA, spingendosi poi ad effettuare un raffronto tra i possibili nuovi innesti estivi e i calciatori già presenti in rosa. Di seguito l'intervista.

Deantoni, lei svolge un’attività estremamente interessante e stimolante quale quella di football data scientist. Può spiegare di cosa si tratta e com’è nata la sua passione, trasformatasi poi in un lavoro?

"La mia passione per i dati è nata molto dopo la mia passione per il calcio e per l'Inter. Circa 10-12 anni fa, ho cominciato a voler approfondire il calcio dal punto di vista tattico perché alcuni amici avevano sempre delle visioni molto più precise delle mie, allora volevo saperne di più. E da quel punto ho capito come i dati stessero entrando nel calcio. Durante il mio percorso di studi, ho sempre avuto in mente questa cosa, cioè che avrei potuto usare le competenze che stavo acquisendo in funzione di una loro applicazione al calcio. Ma ancora non sapevo che ci fosse effettivamente un mondo già così radicato e in espansione legato ai dati. Non è il mio lavoro, dato che svolgo la professione di insegnante in gestione dei dati in una scuola in Belgio, nello specifico nell'indirizzo relativo alla gestione dei dati e dell'intelligenza artificiale. Per tenermi aggiornato con la statistica e la gestione dei dati, nel tempo libero mi occupo del calcio. Poi, se in futuro diventerà un lavoro, sarò sicuramente molto contento, ma per il momento mi piace farlo così: è più una passione".

Come descriverebbe il suo ruolo?

"Si tratta di analizzare i dati delle partite. Quando succede qualcosa, si può cercare di spiegare perché alcune cose sono successe o - in un modo un po' più avventuroso - tentare di predire gli eventi futuri attraverso il riferimento agli eventi passati. In quest'ultimo senso, si cerca di usare degli algoritmi per avere delle proiezioni. Nel mio piccolo ho fatto anch'io delle cose, per esempio durante questa stagione: ho cercato di prevedere quali sarebbero state le probabilità della vittoria dello scudetto da parte dell'Inter, anche in momenti in cui l'opinione pubblica interista era un po' traballante".

Tra le sue creazioni non si può non annoverare quella più recente, rappresentata dalla piattaforma PASTA (Player Analysis Sistem for Transfer Assessment). Può raccontarci com’è nata e quali finalità vi sono alla sua base?

"L'idea di PASTA mi è venuta quando la piattaforma di diffusione dei dati, di nome 'FBref', ha limitato i dati disponibili. Io avevo molti codici che giravano su quel sito, con i dati che venivano utilizzati per fare delle visualizzazioni o dei confronti tra i giocatori, e ho visto che da un giorno all'altro non c'erano più i dati che mi servivano. Allora, ho cercato di rifare un database io stesso per continuare a lavorare parlando di giocatori: ci ho lavorato da gennaio fino a maggio, ovviamente non a tempo pieno, creando un database abbastanza funzionante e completo, che poi ho deciso di usare per fare una specie di raccolta di report sui giocatori. Mi sono accorto di un sacco di cose: per esempio, il fatto che è difficile vedere il livello di un giocatore, per cui era meglio magari vedere la sua impronta stilistica con tutti i limiti del caso, e soprattutto vederla nel contesto da cui proviene e dove dovrebbe arrivare. Così, appunto, nelle pagine ho sempre un confronto con chi era questo giocatore nel suo contesto squadra e come lo sarebbe nel contesto della squadra in cui arriverà. E questo permette di vedere le cose sempre tramite un confronto. Si tratta di una cosa che un po' manca, tuttora, nei grandi siti che si occupano di dati, come per esempio DataMB. Per esempio, si vedono delle rappresentazioni grafiche senza una contestualizzazione di fondo, cosa che per me è invece la più importante: se contestualizzi e dai una tua interpretazione dei dati, secondo me, ciò vale molto di più che far vedere i dati in sé".

Concentrandoci sui possibili innesti estivi dell’Inter, i due nomi più caldi del momento sono quelli di Trevoh Chalobah e Anan Khalaili. Da un raffronto tra l’inglese e i difensori separatisi dell’Inter a parametro zero, ossia Francesco Acerbi e Stefan De Vrij, quali elementi emergono e cosa ci dicono a proposito dell’idea di assetto tattico avuta in mente da Chivu?

"A proposito di Chalobah, ho fatto un'analisi che evidenziava alcune cose e si basava sul fatto che Acerbi e De Vrij - nonostante fossero gli unici difensori centrali in rosa nella scorsa stagione - avevano accumulato un minutaggio molto più risicato rispetto a quello di Akanji al centro della difesa. Alcuni potrebbero dire che l'esigenza era quella di far giocare Bisseck, il quale era in gran forma, spostando così Akanji nel ruolo di centrale perché più adattabile. Però, bisogna anche vedere chi ha giocato in quel ruolo e perché le sue caratteristiche servivano. Una cosa che molti hanno portato all'occhio è data dal fatto di poter insistere su un baricentro abbastanza alto. Penso che sia questa l'idea, cioè quella di avere un centrale che possa giocare alto e che sappia tanto venire all'indietro quanto giocare la palla in impostazione senza prendere rischi inutili. Ciò si vede benissimo nel caso di Chalobah, che è un costruttore paziente. Questo permetterebbe all'Inter, in caso di acquisto del calciatore inglese, di poter gestire il possesso in modo paziente e a ridosso della metà campo avversaria. Nel Chelsea, gioca con un baricentro di almeno 5 metri più indietro, ciò però nel contesto di una squadra che schiera una difesa molto più arretrata. Questa contestualizzazione è importante, ma per molti non sarebbe stato affatto un problema questo passaggio in una linea un po' più avanzata (quale quella dell'Inter, ndr.)".

Per quanto concerne Khalaili, quali sono gli elementi che è possibile dedurre dal confronto tra l’esterno israeliano e coloro che attualmente occupano la fascia destra nerazzurra? È corretto considerare la scelta di virare su Khalaili come in continuità con quella iniziale di ingaggiare Marco Palestra?

"La storia di Khalaili è abbastanza curiosa. Per scherzare dico di averlo scoperto, assolutamente senza alcuna arroganza, perché quando ho fatto le prime analisi di Palestra, e mi veniva detto che l'italiano non sarebbe mai arrivato all'Inter, ho fatto funzionare un algoritmo di similarità che si basa su alcuni aspetti come, ad esempio, dove un giocatore effettua determinate azioni. Pensiamo alla zona in cui dribbla o a quella in cui interviene in difesa, ad esempio. In questo senso, vedendo quali giocatori hanno un pattern simile a Palestra, è emerso nelle prime 3-4 posizioni il nome di Anan Khalaili, che ho avuto modo di veder giocare durante l'anno in Belgio.
L'israeliano non è molto simile ai nostri esterni: ha delle caratteristiche associative che lo avvicinano a Luis Henrique, ma anche una presenza nell'ultimo terzo di campo che lo rende più vicino a Dumfries, senza ovviamente il suo strapotere aereo. In questa dualità ricordava molto quello che è Marco Palestra. Dal punto di vista del dribbling, quest'ultimo ha un livello ancora più avanzato, ma ripeto che bisogna sempre considerare il contesto, perché può darsi che Palestra usasse il dribbling per fare risalire il Cagliari, mentre il contesto di una squadra che gioca in maniera offensiva, in Belgio, come l'USG è diverso. Se venisse consolidata quest'idea, sarei molto curioso di vederlo inserito nel contesto dell'Inter".

Si ringrazia Michele Deantoni per la sua disponibilità.