Dalla forza del lavoro all'assenza di timori reverenziali: il manifesto di Aleksandar Stankovic
La qualità tecnica è una componente necessaria, ma non sufficiente, per rendere grande un calciatore. Aleksandar Stankovic, fresco di ritorno all'Inter dopo il pagamento dei 23 milioni previsti per il suo riacquisto dal Brugge, lo sa bene. Prima ancora di essere un centrocampista dimostratosi in grado di misurarsi con palcoscenici internazionali di rilievo - nel concreto, la Champions League - il serbo rappresenta un'espressione plastica del prototipo di giocatore che comprende l'importanza strategica, nel proprio lavoro, di un'altra componente: quella mentale.
La dedizione al sacrificio
Sin dal periodo trascorso nelle giovanili nerazzurre, in cui ha avuto la possibilità di lavorare con Cristian Chivu quando quest'ultimo ricopriva l'incarico di allenatore dell'U20 interista, Stankovic ha saputo dimostrare di conoscere il valore del lavoro quotidiano, del sacrificio negli allenamenti come motore tale da alimentare le prestazioni auspicate sul rettangolo di gioco. Rinunciare a un contrasto, risparmiarsi alla vigilia di un confronto cruciale, evitare di destinare al campo tutte le energie fisiche e mentali a sua disposizione non sono mai state ipotesi da lui contemplate. Al contrario, la dedizione all'impegno giornaliero è ciò che ne ha sempre animato l'approccio alla carriera professionale, costituendo la premessa dei traguardi da lui raggiunti sinora.
L'assenza di timori reverenziali
La presenza di una mentalità orientata al sacrificio è strettamente interconnessa all'assenza del timore di assumersi il peso di scelte apparentemente "gravose". Stankovic, tornato all'Inter per divenirne una bandiera alla stregua di quanto avvenuto a suo padre Dejan, ha deciso di vestire la maglia numero 5 del club nerazzurro. Una scelta casuale? Per nulla, dato che ad averla indossata, valorizzata e consegnata all'eternità dei colori nerazzurri è stato proprio Deki, uno degli artefici del triplete della stagione 2009-2010.
Pur conscio della "responsabilità" connessa all'indossare la numero 5, Aleksandar ha deciso di concretizzare quella che è un'aspirazione che l'ha accompagnato da quando ha iniziato a credere con convinzione nella possibilità di divenire un calciatore professionista.
"Come vedo la cosa? Ci sentiamo di continuo. Aveva già deciso che, se un giorno fosse tornato all'Inter, avrebbe scelto quel numero". Una dichiarazione, quella rilasciata da Dejan a Sportinjo, che non lascia spazio ad equivoci sulla volontà di Aleksandar: dal sogno alla realtà concreta, senza avere alcuna intenzione di fermarsi.
Ora, proprio sulla base di una mentalità che già si presenta come "ben definita" - grazie all'educazione impartita dalla famiglia, al lavoro certosino degli staff giovanili nerazzurri e alle produttive esperienze al Lucerna e al Brugge - Stankovic si appresta a presentarsi ai nastri di partenza della nuova annata con credenziali di rilievo. Pur trattandosi della sua prima stagione nell'Inter "dei grandi", il classe 2005 non la inizierà con i ranghi dell'elemento di "contorno", bensì con la convinzione che appartiene a chi sa di quali metodi servirsi per divenire un elemento strutturale dell'ingranaggio interista.


