Giusti gli elogi, basta non cascarci
La prima uscita ufficiale della nuova stagione dell’Inter è stata trionfale, con una prestazione che ha regalato spunti interessanti, conferme e qualche inevitabile interrogativo. La squadra di Chivu, scesa in campo con l’ossatura della passata stagione, ha dimostrato di aver assorbito bene i dettami del nuovo corso, ma la partita ha messo in luce anche alcune fragilità su cui il tecnico dovrà lavorare nelle prossime settimane.
La novità più eclatante tra i pali è stato l’esordio da titolare di Josep Martinez, dopo due anni passati all’ombra di Sommer. Sul piano delle parate e delle uscite, lo spagnolo ha dato risposte rassicuranti, in particolare in una chiusura tempestiva su una pericolosa verticalizzazione del Monza. Tuttavia il gioco con i piedi potrebbe rivelarsi un tallone d’Achille.
In due circostanze, Martinez ha mostrato una lentezza e un'incertezza preoccupanti, rischiando in una ripartenza dal basso. Il problema è di natura sistemica: l’Inter di Chivu, ereditando il DNA del recente passato, costruisce l’azione partendo dal portiere.
Se questi non possiede la stessa pulizia tecnica e la stessa freddezza di Sommer nell’eludere il pressing avversario, l’intera manovra può incepparsi.
L’impressione è che Martinez sia un estremo difensore più “tradizionale”, eccellente nelle respinte ma meno a suo agio quando deve trasformarsi in un regista aggiunto. Chivu dovrà valutare se questo scollamento con le richieste del modulo possa essere limato con il lavoro quotidiano o se, nel fondamentale del gioco dal basso, l’esperienza di Provedel possa rappresentare una soluzione più affidabile.
La sorpresa più positiva è stato Diouf. Adattato in un ruolo non suo, il giocatore ha firmato una prestazione di alto livello, confezionando due assist preziosi per i compagni. La sua crescita in copertura e nella spinta è sotto gli occhi di tutti.
Proprio questa prestazione, però, apre un dilemma tattico per Chivu. Con Spence in rosa, l’alternanza tra i due si prospetta come un “piacevole rischio”. Se entrambi si sentiranno titolari, il tecnico dovrà operare delle scelte di gestione che potrebbero minare gli equilibri interni. L’abbondanza in un ruolo, se da un lato è un lusso, dall’altro richiede una sapiente gestione degli ego. La fascia destra dell’Inter, in questa fase, sembra avere due titolari designati: sta a Chivu trovare il giusto bilanciamento.
Il reparto offensivo ha retto bene l’assenza di un Lautaro ancora al 100% della condizione. Il Toro, nonostante non sia al top, ha comunque dato un contributo prezioso in termini di sacrificio e movimento.
Altra nota lieta è stata la prova di Pio Esposito. Oltre a sostenere il peso del corpo a corpo con i difensori avversari, ha confezionato un gol di tacco da cineteca, dimostrando un estro e una freddezza sotto porta che fanno ben sperare. Tuttavia, la sua propensione a giocare sempre spalle alla porta, pur essendo un punto di forza per proteggere il pallone, rischia di renderlo prevedibile. In Serie A, gli arbitri non sempre concedono il fallo su ogni contatto, come visto in alcune occasioni col Monza. Per diventare un attaccante completo, Pio dovrà imparare a svariare sul fronte offensivo, attaccare la profondità e giocare più spesso di prima intenzione. La sua crescita passa attraverso una maggiore varietà nel suo repertorio, di cui sono già visibili i miglioramenti.
Bastoni ha offerto una prova di grande personalità, spazzando via con la sua prestazione le polemiche della scorsa stagione. Le sirene di Liga e Premier erano forti, ma il difensore ha scelto di restare, vincendo la sua battaglia personale contro i fischi ignoranti.
Bene anche Bisseck, che come Luis Henrique, si porta sempre appresso i suoi detrattori dagli irremovibili preconcetti, mentre Akanji ha dettato i tempi, anche se l’ingenuità su Varela in occasione del gol subito è un monito.
Il mercato, poi, ha fatto da cornice alla vittoria. Marotta ha chiuso sul nascere quella che sembrava una bizzarra trattativa del Barcellona per Lautaro. La tempistica (a fine mercato) e la cifra (100 milioni) parevano fuori dal contesto. Le parole di Chivu alla vigilia, che avevano definito il mercato “bastardo”, avevano gettato un velo di inquietudine, ma il presidente nerazzurro ha chiuso la questione in meno di 24 ore, blindando il suo gioiello.
L’ingresso di Bonny ha ridato sprint alla fase offensiva quando serviva, mentre Luis Henrique, sempre più vicino alla permanenza, e Sucic, entrato con grande sicurezza, hanno dimostrato che la panchina dell’Inter può fare la differenza. Per Massolin, invece, si profila un prestito in Ligue 1 per accumulare minuti e esperienza.
Il 4-1 sul Monza è un biglietto da visita più che positivo, ma il percorso di Chivu è appena iniziato. La squadra ha mostrato i muscoli, ma le debolezze individuate, la costruzione dal basso con Martinez, il rischio di prevedibilità in attacco e la gestione dell’abbondanza sugli esterni, sono elementi che potrebbero diventare fattori decisivi nelle partite che contano. L’Inter è davvero promettente, ora per essere perfetta deve ancora limare qualche dettaglio


