L'equilibrio nei giudizi è essenziale. Perché parlare di un 'obbligo Champions' è deleterio per l'Inter stessa
La stagione di Serie A 2026-2027 è iniziata con il netto successo casalingo dell'Inter contro il Monza con il risultato di 4-1. A partecipare al poker nerazzurro sono stati due centrocampisti (Hakan Calhanoglu e Piotr Zielinski), un attaccante (Francesco Pio Esposito) e un difensore (Yann Bisseck), a conferma di quanto possa essere ampio il coefficiente di partecipazione al gol in casa meneghina.
A spiccare, inoltre, è la gioventù che si fa elemento d'affidamento ed esperienza, come emerge dalla serata di San Siro: Pio Esposito e Bisseck, autori di una prestazione estremamente positiva, al di là del gol siglato, sono ormai giunti a rappresentare dei punti fermi del club nerazzurro. Nonostante la carta d'identità, il difensore tedesco può essere considerato come un senatore dell'Inter, mentre il centravanti italiano è indubbiamente a buon punto per arrivare ad acquisire quello status.
Concorrenza positiva
Pio Esposito e Bisseck sono consapevoli dell'esigenza di dover mantenere con costanza un livello elevato, come quello mostrato contro il Monza, per poter assicurarsi la titolarità in nerazzurro. La presenza di concorrenti di valore primario, tanto nel reparto offensivo quanto in quello difensivo, rappresenta dunque un fattore di non poco rilievo nel contribuire affinché ogni pedina garantisca una prestazione ottimale. Il motivo è evidente: se si cala d'intensità e qualità di gioco, il tecnico Cristian Chivu può mettere mano alle gerarchie di un determinato ruolo per alterare la situazione preesistente. Perché a rilevare è la forma psicofisica del momento, non il cognome che figura sulla divisa di un calciatore.
L'equilibrio
Come naturalmente accade in queste circostanze, il fatto che la dirigenza dell'Inter abbia costruito una rosa così completa e competitiva nella sua interezza determina una tendenza agli eccessi nei giudizi sulla forza del club nerazzurro. In questo senso, il confine è sottile: dire che la squadra meneghina possa competere per arrivare fino in fondo in Champions League è ben diverso da asserire che l'Inter debba "vincere la Champions League". Sostenere tale seconda tesi significa configurare un mancato successo europeo alla stregua di un "fallimento", non comprendendo come, invece, il club meneghino debba fronteggiare compagini costruite con disponibilità economiche ben maggiori.
Piuttosto che utilizzare il termine "obbligo", si potrebbe invece far ricorso a quello di "desiderio", da coltivare tenendo i piedi ben saldi a terra e guardando a ogni sfida con l'approccio famelico di chi ha intenzione di lasciare l'anima sul rettangolo di gioco.


