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Crisi Italia, Gravina più dimissioni che no. La posizione della Serie A e i papabili successoriTUTTO mercato WEB
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ieri alle 22:30Serie A
di Ivan Cardia

Crisi Italia, Gravina più dimissioni che no. La posizione della Serie A e i papabili successori

La notte porta consiglio, si dice. Gabriele Gravina si è preso qualche ora per riflettere, ma l’esito sembra inevitabile. Domattina il presidente della FIGC incontrerà le componenti federali - le leghe dalla A alla D, le associazioni di allenatori e calciatori - in una riunione politica: sulla carta l’antipasto del consiglio federale che dovrebbe tenersi dopo Pasqua. In pratica, quel consiglio potrebbe non esserci mai. A oggi, è complicato sbilanciarsi fino in fondo: in gioco c’è anche l’orgoglio personale di chi non sente di essere il principale responsabile, quantomeno non l’unico. Però è davvero difficile ipotizzare un altro scenario: Gravina domani dovrebbe rassegnare le dimissioni. Se sarà così, non avverrà (soltanto) per le pressioni: sono forti, quelle di Abodi ai limiti dell’interferenza della politica sul calcio. Ma Gravina ne ha rette di peggiori, negli anni gli è toccato anche di doversi difendere su temi pubblici per vicende - eventualmente - private. Se si dimetterà, come sembra (ma non siamo nella testa del presidente e, giova ripeterlo, la notte porta consiglio), lo farà per mandare un messaggio: ci ha provato, ma ha avuto mille difficoltà. Un governo con il quale non è mai stato in sintonia, e che non riconosce al calcio i proventi dal diritto d’autore sulle scommesse: valgono milioni. Un campionato che ha avuto l’autonomia e non ci ha fatto nulla di utile per la Nazionale. Sono questi i ragionamenti, condivisibili o meno, che ispirano le ultime ore e le prossime decisioni di Gravina. Se si dimetterà, nelle sue intenzioni, sarà per togliere pressione alla Federcalcio, rispondere alle bordate senza ruoli istituzionali e mandare un messaggio: io non ci sono più, ma ero davvero io il problema?

 E poi? Se si dimetterà, si aprirà il procedimento di successione, con elezioni da convocarsi entro 90 giorni dal deposito delle dimissioni. Abodi, l’ha detto chiaramente, ritiene il commissariamento del CONI la strada maestra. È quantomeno curioso, considerato che - a differenza di quanto sostenuto da molti, compreso il ministro dello Sport -, il commissariamento non è legato ai risultati sportivi, ma a precisi requisiti. L’unico ipotizzabile al momento è che, dimessosi Gravina, la FIGC non riesca a eleggere un successore e diventi ingovernabile. Non proprio il massimo. La posizione della Serie A. Tra Federcalcio e politica, ecco il terzo grande protagonista: la Lega Calcio Serie A. Il commissariamento è fumo negli occhi di chi teme il cappello dei Palazzi romani, anche se eventuali rassicurazioni dal governo - Abodi non ama Gravina, ma se ha sparato ad alzo zero ha avuto l’ok di Meloni - potrebbero addolcire la questione. Nella riunione di domani, i rappresentanti della Serie A non chiederanno le dimissioni di Gravina. Se però dovessero arrivare, non faranno certo le barricate per tenerlo al suo posto. Piuttosto chiederanno due cose: di contare di più in consiglio federale e di avere voce in capitolo primaria sul successore. Dopo la riunione, comunque, il presidente Simonelli aggiornerà in videocall le componenti. I possibili successori. Il grande favorito resta Giovanni Malagò. Che, però, non gode certo delle simpatie di Abodi: oggi il ministro ha ricordato la parentesi da commissario della Lega di Serie A, effettivamente non felice. Della vendita dei diritti a MediaPro, del resto, in via Rosellini se ne fronteggiano ancora le conseguenze. L’altro grande nome è Giancarlo Abete: sarebbe il passaggio più morbido, ma rappresenterebbe una linea di continuità pressoché totale con Gravina, di cui è stato il principale grande elettore. Se ci fosse il commissariamento - ammesso che Abodi non lo voglia perché così si potrebbe candidare a fine legislatura -, Beppe Marotta avrebbe forse il tempo di preparare il terreno: oggi, pur se le qualità non si discutono, è il presidente dell’Inter, con quote del club. Troppo vicino. Resta, in un toto-nomi che può ampliarsi ancora e a sorpresa (quello di Umberto Gandini, per esempio, è spendibile ma finora non circolato), Matteo Marani: è l’uomo nuovo della politica sportiva italiana, non ha “debiti” morali con nessuno, ha ottimi rapporti con Abodi e ancora migliori con i presidenti della Serie A, specie quelli delle big. Al momento è concentrato sulla Serie C, che ha rilanciato soprattutto in termini di immagine e non ha fretta di lasciare, ma se arrivasse la chiamata non potrebbe tirarsi indietro.