Che senso ha rinnovare Yildiz e non Vlahovic? Senza contare Locatelli
Dusan Vlahovic ha un contratto in scadenza al 30 giugno del 2026. Dall'inverno 2024 c'è la trattativa per un possibile rinnovo contrattuale, con la Juve che offriva di spalmare in qualche stagione il suo accordo da 12 milioni di euro per le ultime due stagioni su cinque anni a dieci. Forse sarebbe stata una buona mossa per il serbo, soprattutto considerate le recenti stagioni: 50 milioni contro 24 avrebbe significato 26 milioni in più. Ora la Juve ne vorrebbe offrire 7 milioni (21 totali) più 3 alla firma, più o meno gli stessi dei tempi. Giustamente lui chiede di più, ma è una situazione oramai di lungo corso.
Invece chi rinnovava nel 2024 era Kenan Yildiz, fino al 2029. Il turco aveva 19 anni, ereditava la maglia numero dieci, passava da 300 mila euro a 1,5 milioni, cinque volte tanto. Invece in inverno c'è stato l'upgrade: 7 milioni a stagione più 6 alla firma fino al 2030. Un anno solo in più, stipendio quasi quintuplicato per la seconda volta. Perché? Certo, Yildiz è un patrimonio societario, ma in caso di mancata Champions ha senso non cederlo per 100 milioni? Ed è più facile vendere un giocatore a 100 milioni con uno stipendio basso oppure già alto di partenza? Si vedrà.
Certo, si può eccepire che una squadra ha bisogno di punti fermi. Ma il turco è l'unico cedibile perché sia uno solo e non due o tre. E poi c'è il caso Locatelli. Contratto fino al 2028, qualche offerta qui e là, due ottime stagioni. Perché arrivare fino al 2030 con adeguamento, mentre altri sono arrivati a zero? Forse era meglio puntare su Vlahovic, ma è troppo facile dirlo ora.
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