Imposta, segna, si sacrifica: nessun attaccante oggi è più completo di Harry Kane
Ci sono campioni che costruiscono la propria leggenda con i trofei e poi ci sono quelli che, prima di conquistare il diritto a essere ricordati, devono attraversare il deserto delle sconfitte. Harry Kane appartiene alla seconda categoria: per anni è stato il volto dell'Inghilterra che arrivava vicina alla gloria senza mai riuscire ad afferrarla. Il simbolo di una generazione capace di sognare, soffrire e infine cadere a un passo dal traguardo.
Come se sulle sue spalle gravasse una maledizione antica quanto il calcio inglese. Russia 2018, L'Inghilterra intravede la finale mondiale che manca dal 1966. Contro la Croazia, però, il sogno si spezza: Kane non riesce a chiudere la partita quando ne ha l'occasione e gli inglesi vengono rimontati. Quattro anni dopo, in Qatar, arriva un'altra ferita destinata a restare. Il rigore del possibile pareggio contro la Francia vola sopra la traversa e con quel pallone svanisce anche il Mondiale dei Tre Leoni. Nel mezzo e dopo, due finali europee consecutive perse. Wembley contro l'Italia. Berlino contro la Spagna.
Troppo facile, a quel punto, trasformarlo nel simbolo di un'Inghilterra che non vince mai. Così, a trent'anni Kane ha preso la decisione più difficile della sua carriera: ha lasciato casa, il Tottenham, il club della vita, la comfort zone della Premier League, il campionato in cui era già una leggenda. Ha attraversato il mare per mettersi in discussione, destinazione Monaco di Baviera. La prima stagione è sembrata quasi una beffa del destino: il Bayern non vince nulla, evento rarissimo in Germania, e le vecchie etichette tornano a galla. Kane l'eterno incompiuto, il campione senza trofei, l'uomo perseguitato dalla sfortuna. Poi, però, è arrivata la risposta del campo.
Ed è stata una risposta devastante, unica. Harry Kane non è semplicemente un centravanti; definirlo tale significa raccontarne nemmeno una piccola parte. Kane è un regista offensivo travestito da numero nove: costruisce il gioco dalla sua metà campo come faceva Pirlo, alza la testa e rifinisce da trequartista, poi compare in area come un rapace. Una rarità assoluta, e i numeri impressionanti raccontano soltanto una parte della sua grandezza: 81 gol in 112 presenze con l'Inghilterra, 146 reti e 33 assist in 147 partite con il Bayern Monaco. Dati che appartengono a una dimensione riservata ai fuoriclasse. Eppure Kane continua a essere raccontato meno di quanto meriterebbe. Forse perché non ha il carisma divisivo di altri campioni, perché non cerca i riflettori, perché ha vinto poco rispetto alle grandi stelle. Ma oggi è difficile sostenere che esista un centravanti più completo al mondo, più influente, più capace di incidere in ogni zona del campo. Totale.
Questo Mondiale può essere il torneo capace di cancellare definitivamente la narrazione dell'eterno sconfitto. Può trasformare Kane da straordinario attaccante a leggenda assoluta del calcio inglese e internazionale, può consegnargli quella consacrazione che il suo talento merita da anni. Lo meriterebbe lui, che non ha mai smesso di rialzarsi dopo ogni delusione, lo meriterebbe un'Inghilterra ricchissima di talento che negli ultimi anni è arrivata più volte a un passo dalla gloria senza riuscire a conquistarla. L'"Uragano" ha cominciato ad abbattersi sul Mondiale, il cavaliere senza corona vuole diventare re una volta per tutte.
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