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Malagò: "Mondiali? Intano bisogna essere eletti due volte. Non sono un papa nero"TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 14:10Serie A
di Ivan Cardia

Malagò: "Mondiali? Intano bisogna essere eletti due volte. Non sono un papa nero"

Giovanni Malagò, grande favorito per la presidenza della FIGC, è intervenuto in occasione dell’assemblea elettiva: “Se mi chiedete il Mondiale, rispondo che prima di tutto bisogna essere eletto. E poi essere rieletto, dato che questo mandato è biennale. Ho ascoltato attentamente gli interventi di tutti, faccio fatica a non essere sostanzialmente d’accordo: ci sono dolori, problematiche strutturali e criticità, ma se sono qui è perché Gravina ha ritenuto giusto dimettersi. Questo è l’unico motivo. Grazie, Gabriele: il tuo testamento, le tue parole, anche con una punta di rancore, hanno sottolineato quanto di buono fatto. Ringrazio lo stile e il fair play di Abete: un po’ troppo spesso ci sono odio e divisioni e vanno messe da parte. Ringrazio le componenti, le Leghe mi hanno richiesto: mi sono chiesto il perché, inizialmente ero scettico. La spiegazione che mi sono dato è: per la mia storia, per il mio curriculum. Divido tutto in tre pezzi: 21 anni da presidente del Circolo Canottieri Aniene, una ASD che fa parte del mondo dei dilettanti e non ha scopo di lucro, la più grande associazione dilettantistica d’Europa; poi sono stato alla presidenza del CONI per valorizzare lo sport e il territorio, per cui ho girato moltissimo e vi conosco tutti; infine c’è la presidenza della Fondazione Milano Cortina, un’assegnazione arrivata con una vicenda quasi fantascientifica, e chissà come sarebbe andata la corsa alle Olimpiadi a Roma, se il Comune e la sindaca non avessero fermato quel volo, magari avremmo risolto il problema degli stadi. Ne servivano dodici, ora ne bastano cinque. Ho letto che qualcuno mi ha definito un papa straniero, e non sono d’accordo. Io mi sento assolutamente uno di voi, anzi mi sento figlio, fratello e padre vostro. Da ragazzino ho frequentato la scuola della FIGC all’Acqua Acetosa, dove oggi c’è il centro di formazione del CONI. Ho giocato per circa 15 anni da tesserato, di cui una decina in Serie A di calcio a cinque. Ho sempre avuto quel tipo di priorità sportiva, ho vinto campionati italiani, ho giocato in nazionale e ho vinto un Europeo. In 128 anni di storia della FIGC non c’è mai stato un presidente che abbia vinto un campionato italiano. Al tempo stesso ho un percorso di famiglia, un padre tre volte vicepresidente eletto. Le categorie le ho fatte tutte e le conosco tutte, sono figlio della FIGC. Poi per tenere alta la bandiera del mio Paese ho sempre cercato uno scopo e una missione, ovvero fare grande l’Italia. Ho scelto le persone giuste, forse sì. Sono stato fortunato, forse sì. Quel circolo è però diventato il circolo più importante d’Europa, vince più medaglie di tutti gli altri circoli messi insieme. Quel Comitato olimpico ha vinto più medaglie di sempre, sia alle Olimpiadi estive che invernali. Domani all’alba dovrò partire per Losanna e sono felicissimo di ciò che ho fatto. A Milano-Cortina c’era da rischiare l’osso del collo, mille pregiudizi. Inventammo un modello che ora ci copieranno i francesi nel 2030 con la loro candidatura. Quando sono venuti da me amici della Lega Calcio Serie A penso abbiano ipotizzato che quello che sono riuscito a fare in certi ambienti si possa ripetere con la FIGC. C’è un però, il però è che, pur non avendo mai l’ansia da prestazione elettorale, io avverto ogni minuto che passa uno spaventoso peso della responsabilità, anche dopo i discorsi che ho ascoltato. Vivo di questo senso di responsabilità da quando sono nato, se è successo ciò che è successo evidentemente bisogna cambiare. Non devo raccontare qui adesso come cambiare, l’ho fatto con le leghe che mi hanno dato fiducia. Bisogna innovare, cambiare mentalità. So che non potrei fare ciò che potrebbe fare un giovane di 20 anni, ma io sono molto disponibile e non c’è una barriera che mi impedisca di ragionare su ciò che si deve fare. In parte abbiamo sentito nei discorsi che si vuole rimanere nelle proprie posizioni, qui si è perso tutti insieme e se verrò eletto si vince tutti insieme. Se non si capisce questo non andremo da nessuna parte. Siamo sempre stati imprigionati in queste gabbie. All’atto pratico Gravina ha fatto il suo atto di dolore perché non si sono portate avanti le riforme. Poi bisogna farle giuste, perché qualcuno le vede in maniera diversa. Vi supplico, se dovessi essere eletto, mettiamo da parte i nostri personalismi. Siamo riusciti a ottenere sempre l’unanimità nel mio passato perché la gente si è sempre fidata. Hanno visto coraggio, forse incoscienza. Le problematiche sono quelle: impiantistica, sgravi fiscali, calcio femminile e calcio maschile, l’aspetto scommesse. La parola giovani è però ricorrente e la puoi declinare in ogni modo. La credibilità è fatta di record e di trasparenza, tanto più siamo bravi a esternare la voglia e tanto più recuperiamo il prestigio. Il calcio deve gestire e ispirare. La FIGC deve essere fonte d’ispirazione e io la devo condividere con voi. Da una parte c’è la parte sportiva, dall’altra la parte manageriale: se c’è una cosa su cui sono bravo è quella di aprire mercati secondari. La sfida è complicatissima: abbiamo due anni e mezzo di legislatura sportiva, un anno di quella politica che è imprescindibile per ritrovare la giusta via. Quando c’è stata qualche frizione tra politica e CIO, ho sempre dimostrato di mantenere la schiena dritta”.