Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / inter / Editoriale
A Giovanni Malagò fiducia sul nome e sul curriculum. Il mondo del calcio ha scelto il suo uomo della provvidenza e spera nel miracolo (non nelle riforme)TUTTOmercatoWEB
© foto di TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

A Giovanni Malagò fiducia sul nome e sul curriculum. Il mondo del calcio ha scelto il suo uomo della provvidenza e spera nel miracolo (non nelle riforme)

Sapete sulla base di quale programma Giovanni Malagò è stato eletto come nuovo presidente della FIGC? E quali erano le differenze col candidato sconfitto Giancarlo Abete? Entrando nel merito, sapete perché quasi tutte le componenti hanno scelto un candidato piuttosto che l'altro? Se non sapete rispondere a queste domande, tranquilli, perché non lo sa praticamente nessuno. Lungi da me schierarmi oggi dalla parte di Abete, contendente sconfitto che non rappresentava certo una novità. Ma ieri aveva ragione quando diceva che: "Non è stato possibile un dibattito sui contenuti, non è stato possibile trovare un programma condiviso. Ho sempre detto che è stato sbagliato il metodo, cioè indicare prima la persona e poi il programma, anche nell’interesse di Giovanni Malagò". Che è stato eletto per aver proposto e ottenuto la candidatura di Milano-Cortina, per aver ben organizzato Giochi Olimpici mai così vincenti nella storia dell'Italia. Per avere, in precedenza, sollevato e rilanciato tanti sport nel corso dei suoi tre mandati alla guida deo CONI. Ha 67 anni, qualche buco nero nella sua vita e nella sua carriera, ma oggi è per tutti soprattutto un uomo di successo a cui il calcio italiano ha deciso di affidarsi alla cieca. Anche se oggi nulla è cambiato rispetto a ieri, nemmeno una sola persona del vecchio Consiglio Federale. Giovanni Malagò è oggi per tutti l'uomo che può cambiare il calcio italiano e noi non possiamo che augurarcelo. Però su che basi? "Bisogna che le persone che si occupano di calcio vadano sulle cose specifiche perché quando leggo cose più generaliste non si arriva nessuna soluzione", ha dichiarato meno di un mese fa Julio Velasco. Uno che ha vinto tutto eppure ha ogni volta l'umiltà di ripartire da zero, di rimettersi in discussione. "Si parla del problema degli stadi, ma cose c'entra il problema degli stadi con il gioco della nazionale? Niente, proprio niente. Gli stadi interessano a tutto il movimento, per il marketing, che sono altre cose. Bisogna entrare nello specifico altrimenti dobbiamo aspettare 20 anni prima che ricrescano i talenti, che si riparta da capo". Il problema è che noi nello specifico non ci siamo andati, abbiamo perso l'ennesima occasione per farlo. Il giorno dopo la notte di Zenica Aurelio De Laurentiis ha preso la parola per dire che Giovanni Malagò era l'uomo giusto per rilanciare il calcio italiano. Così, sulla fiducia. A cascata tutta la Serie A ha seguito il presidente del Napoli e via via tutte le altre componenti a eccezione di quella che ha appoggiato la candidatura di Abete. Ma sapete cosa diceva solo ieri De Laurentiis? Che la Serie A, di botto, deve eliminare 140 partite dal suo calendario. Che la Serie A deve passare da 20 a 16 squadre. Deve cioè passare una riforma che Gravina ha proposto, rilanciato e ri-rilanciato per tutti gli otto anni della sua presidenza trovando l'opposizione di quasi tutti i dirigenti del nostro massimo campionato. Ha sistematicamente proposto una riduzione a 18 squadre - nemmeno a 16 - e mai c'è stato nemmeno il sentore che questa riforma potesse passare. Perché adesso con Malagò dovrebbe cambiare qualcosa? E qui torniamo al punto di partenza. Senza un programma condiviso prima di votare, da oggi chiunque potrà tirarsi indietro dinanzi a una riforma che non piace. Che danneggi o limiti il singolo orticello. Senza alcun programma condiviso da oggi sarà di nuovo un tutto contro tutti e non si capisce grazie a quali poteri magici Malagò - chiamato a scelte divisive se vuole davvero riformare il calcio italiano - riuscirà da domani a mettere tutti d'accordo. Ma in fondo noi a Malagò non chiediamo riforme né cambi radicali. In fondo gli chiediamo solo di scegliere il CT giusto in grado riportare la Nazionale sopra la linea di galleggiamento. Non siamo il paese delle riforme ragionate, della programmazione. Siamo il paese dei miracoli sporadici, puntiamo al mese perfetto e sogniamo un altro 2006 o un altro 2021. E fa nulla se prima, durante e dopo il calcio italiano è dapprima entrato in crisi e poi è letteralmente sprofondato.