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I norvegesi come i vichinghi sui drakkar: la Viking Row è la coreografia del MondialeTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 09:55Mondiali 2026
di Raimondo De Magistris

I norvegesi come i vichinghi sui drakkar: la Viking Row è la coreografia del Mondiale

Finita la sfida vinta 3-2 contro il Senegal Martin Odegaard - il capitano della Norvegia - ha preso mazza e tamburo e ha invitato tutta la squadra e lo staff tecnico a sedersi sotto la curva dei tifosi scandinavi. Il trequartista di Drammen per diversi secondi ha chiesto il silenzio, ha cercato di abbassare il più possibile i decibel al MetLife Stadium, poi ha iniziato a scandire il ritmo. A quel punto in campo e sugli spalti è partita la 'Viking row', quella che già oggi possiamo definire senza ombra di dubbio come la coreografia più bella di questa Coppa del Mondo 2026. Dove l'abbiamo già vista? Un po' ovunque. A Times Square sotto la pioggia, a Boston dove Haaland e compagni hanno battuto l'Iraq. Sugli spalti, davanti ai maxi-schermi, anche sulle scale mobili dei centri commerciali statunitensi. Persino nel parlamento norvegese... Ma in cosa consiste? Per i pochi che ancora non l'hanno vista, è la remata con cui i tifosi norvegesi stanno colorando questo Mondiale. L'idea è quella di simulare la remata dell'equipaggio di una nave vichinga e il ritmo viene scandito da 'Uuuuu', da un tamburo o da cori che trasformano il luogo scelto per mettere in piedi la coreografia in uno piccolo, grande o gigantesco drakkar. Quest'ultima è l'imbarcazione da guerra con cui i vichinghi durante il Medioevo compievano i loro viaggi esplorativi nelle terre più ostiche da navigare. Soprattutto in Islanda e Groenlandia. Non è la prima volta che gli scandinavi rubano la scena in una Coppa del Mondo. Nel 2018, ad esempio, tutto il mondo fu rapido da quel Viking Clap che il popolo islandese aveva già messo in scena due anni prima all'Europeo. Un battito di mani sempre più veloce fino all'esplosione finale, una coreografia passata alla storia come il Geyser Sound che nel 2022 fu ripreso dai tifosi del Marocco per celebrare il cammino della prima squadra africana nella storia della Coppa del Mondo capace di spingersi fino alle semifinali.