Inter, Barella: "A 29 anni gioco in modo più 'furbo'. Ecco cosa mi chiede Chivu"
Nicolò Barella racconta il lavoro con Cristian Chivu, il suo nuovo ruolo nello spogliatoio dell'Inter e l'evoluzione del suo modo di stare in campo.
L'Inter ha iniziato la preparazione estiva con l'obiettivo di confermarsi ai vertici e Nicolò Barella si presenta ai nastri di partenza con la consapevolezza di chi, dopo sette stagioni in nerazzurro, è ormai uno dei leader dello spogliatoio. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il centrocampista ha parlato del lavoro con Cristian Chivu, della sua crescita personale e del ruolo sempre più centrale all'interno della squadra.
"Chivu mi ha dato subito fiducia"
Barella ha spiegato quali siano le richieste del nuovo allenatore: "Ci chiede di migliorarci ancora di più rispetto all'anno scorso. Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. È un ritiro intenso. C'è chi lo vive meglio, chi si stanca un po' di più, chi ha bisogno di più tempo per trovare la condizione perfetta". Poi ha aggiunto: "A me chiede di dare una mano alla squadra e ora che manca Lauti, che avevo sentito prima della finale, anche di farmi sentire di più, di fare un po' il capitano. Dal primo giorno che il mister è arrivato mi ha sempre dato fiducia e trattato in una maniera incredibile"."A 29 anni il mio calcio è cambiato"
Il centrocampista ha raccontato anche l'evoluzione del suo modo di interpretare il ruolo: "Vado verso un'annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po' diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po' più 'furbo' in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 22 come quando sono arrivato". Infine, sul ruolo di punto di riferimento nello spogliatoio, ha concluso: "I 'grandi' devono esserlo sempre, ma anche i giovani possono. È una questione di lavoro, di mettersi al servizio della squadra. Io non sento di dover essere per forza un riferimento ma se qualcuno ha piacere di parlare con me sono contento. Quindi non so se 'esempio' sia la parola giusta, magari più fonte di ispirazione per la mia carriera qui".Altre notizie
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